Fecce tricolori

Lo scorso mercoledì abbiamo assistito allo spettacolo che solitamente si compie annualmente ai primi giorni di maggio e che in questo secondo anno dal Covid è stato posticipato, la partenza della Mille Miglia, evento tra i più attesi nel capoluogo bresciano.

Quest’anno la kermesse è stata anticipata dal passaggio delle frecce tricolori che con lo loro volo hanno benedetto l’avvio di questa anacronistica competizione.

Così col naso all’insù ammantati dalla scia colorata di questi velivoli abbiamo potuto assistere a come nonostante tutto e nonostante i morti anche in questa occasione si sia scelto di destinare dei soldi a questo spettacolo da corea del nord anziché ad affrontare e chissà mai risolvere i problemi contingenti.

Travolti dal loro rombo abbiamo apprezzato l’uso in-civile di quei mezzi creati per seminare morte; sopra le nostre teste sono passati ospedali, medici, infermieri, lavoro e vita, con gli stessi aerei, ma verniciati con un diverso colore, che sono progettati per abbatterli e distruggerli nelle guerre neo-coloniali, oggi chiamate missioni di pace, dove l’Italia è coinvolta. Nella scia colorata abbiamo visto le decine e decine di migliaia di euro spesi per l’edizione e i milioni di euro per il progetto Pan, pattuglia acrobatica nazionale che così hanno fatto la loro trionfale sfilata in una delle città che avuto le peggiori conseguente da questo periodo più o meno pandemico.

Uno spettacolo indecente, l’ennesima prova di forza e di desiderio di affermazione di un’identità nazionale inesistente imposta grazie alle guerre coloniali di invasione e agli omicidi di massa del periodo risorgimentale e della prima guerra mondiale che oggi viene rinfocolata grazie a questo avanspettacolo da cinegiornale luce.

L’unità nazionale sotto la cui egida siamo chiamati oggi a fare la nostra parte e sotto cui ogni spirito critico è costretto al silenzio.

In questo periodo di crisi e tensioni sociali non possiamo che concludere parafrasando la celebre frase attribuita a Maria Antonietta: “Se non hanno più pane che mangino le brioches”; e se per lei al popolo affamato dovevano essere dati dei croissant oggi al popolo malato devono essere somministrate le frecce tricolori, non certo come antidoto ma come concausa perfetta della peggiore malattia dei nostri tempi: il nazionalismo.

Valsabbin* Refrattar*

 

Nella foto un pilota della Royal Saudi Air Force accusata di crimini di guerra per i bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile in Yemen e ospite di riguardo dell’annuale Air Show delle Frecce Tricolori svoltosi il 5 e 6 settembre 2015 a Rivolto.

 

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