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Continuità emergenziali

giovedì, Marzo 9th, 2023

Prosegue con questo terzo scritto l’analisi, a tre anni di distanza dall’avvento della narrazione pandemica, con un prezioso contributo di Winston.

Rileggendo, a distanza di oramai tre anni, i testi da noi stilati ed editi nel pamphlet “Fine emergenza mai” abbiamo considerato l’opportunità di rilanciare e attualizzare alcune delle analisi allora formulate a caldo durante i primi mesi del periodo emergenziale pandemico.

Non senza una punta di vanagloria intellettuale, abbiamo infatti ritrovato nei nostri scritti dell’epoca chiavi di lettura rivelatesi più che valide alla prova degli eventi che si sono poi manifestati.

La principale tesi di fondo da noi proposta, invitava a trattare l’emergenza covid non come un oggettivo fenomeno transitorio, ma piuttosto come un grande esperimento di ingegneria sociale, politicamente gestito al fine di scatenare nella società mutamenti radicali nei rapporti fra potere e cittadino, aprendo la strada ad accentuatissime  forme di controllo e alla negazione generalizzata di diritti fondamentali.

Buona parte delle discriminazioni e delle prevaricazioni allora imposte, non sarebbero infatti state applicabili in assenza di un particolare clima di paura e senza una emergenzialità che le potesse in qualche modo rendere plausibili agli occhi di buona parte  dell’opinione pubblica.

Pur dando il giusto peso all’abominio concernente l’imposizione di pseudo vaccini che, oltre ad essersi dimostrati incapaci di fermare l’infezione, stanno manifestando un incidenza inaudita di effetti collaterali non raramente  gravi o mortali, ritenevamo e continuiamo a ritenere che il vero principale obbiettivo politico dell’intera vicenda pandemica fosse l’introduzione di ciò che abbiamo imparato a conoscere come green pass. Lo sdoganamento di tale certificato governativo di buona condotta, in assenza del quale nel nostro paese si è arrivati a spogliare gli individui persino del diritto al lavoro, crea un precedente che sarà senz’altro capitalizzato dal potere neoliberista. Per intenderci, riteniamo che il vero fulcro di tale potere non sia da ricercare nelle aule parlamentari delle nostre sempre incomplete democrazie, ma bensì nei consigli di amministrazione di corporazioni multinazionali, ormai capaci di sviluppare introiti superiori ai prodotti interni lordi delle nazioni che ne dovrebbero controllare l’operato.

Lo strumento che ci hanno voluto vendere, senza pudore e vergogna, come viatico di libertà, dopo averci previamente rinchiusi, si presta ad essere applicato per regolamentare in futuro numerosi altri ambiti della vita sociale; ciò prefigura la facoltà per il potere  di  controllare in forma totalitaria  il dissenso, rendendo accessibili diritti, che erroneamente ritenevamo intangibili, unicamente a coloro i quali supinamente seguono gli ordini che arrivano dall’alto.

Senza soluzione di continuità si è passati dall’emergenza sanitaria alla propaganda bellica, utilizzando gli stessi parametri di criminalizzazione dei divergenti, la stessa stigmatizzazione di chiunque sia ancora in grado di coltivare il dubbio, il medesimo tentativo a reti unificate di creare un monolitico pensiero unico, capace di imporre una sola fideistica verità. Ben prima che sotto i riflettori si portasse lo scontro aperto sui campi di battaglia (realmente il conflitto in Ucraina è da far risalire almeno al 2014) avevamo imparato a riconoscere nella gestione della psicopandemia l’utilizzo di termini e pratiche da periodo bellico, con tanto di coprifuoco, muscolari dispiegamenti di forze, creazione di pseudo eroi e pseudo disertori.

Non troppo in sordina avanza nel frattempo il cavallo dell’emergenza climatica, lo schema è sempre certamente  il medesimo , in nome di un bene superiore (la salute collettiva per il covid, la salvaguardia della democrazia per la guerra, la salvezza del pianeta per l’emergenza climatica) chi ci governa si arroga il diritto  di decidere come dobbiamo vivere e pensare, arrivando ad imporre scelte e sacrifici, penalizzando pesantemente i non allineati. Chiunque ancora abbia facoltà di analisi critica può facilmente cogliere l’ossimoro fra l’azione di un sistema di interessi   che tutto subordina alla ricerca del più spasmodico  profitto privato  e  la salvaguardia  di un superiore bene comune.

La cupola di potere che ci tiranneggia senza un tiranno, sta capitalizzando i vantaggi acquisiti in mezzo secolo di neoliberismo senza freni, per catapultarci in una sorta di tecno-feudalesimo, dove  solo i buoni sudditi potranno godere della magnanimità della nuova aristocrazia . Come apertamente ci dicono il nuovo suddito non possederà più nulla e sarà felice. Sotto attacco sono e sempre più lo saranno tutte le attività che permettono in qualche modo ad un individuo di salvaguardare anche solo in parte la propria indipendenza.

Chi, per cercare scudo da questa evoluzione del potere, semplicemente si appella allo stato di diritto non coglie fino in fondo che sono i rapporti di forza in una società a modellarne il campo.

Dopo che la pressione sui non allineati ha raggiunto picchi vertiginosi nella primavera dello scorso anno, ora la fiamma sotto le nostre chiappe si è fatta più tenue, ma noi non ci facciamo illusioni, non dimentichiamo e non perdoniamo le vessazioni subite restando in massima allerta. Realisticamente crediamo che quel distopico periodo non sia vicenda archiviata, ma aperto tentativo nella creazione di un percorso atto a sdoganare un nuovo metodo  di governo.

Mentre torniamo fisiologicamente ad assaporare aspetti della vita dei quali ci volevano privati, i nostri alti porporati, sulla carta garanti delle libertà costituzionali, certificano con motivazioni a dir poco risibili l’avvenuta violazione dell’inviolabile, spianando la strada a futuri attacchi alle libertà naturali.

Chi tace ora acconsente per sempre, solo una forte e attenta resistenza, individuale e collettiva, potrà sperare di garantire una vita degna di essere vissuta alle nuove generazioni.

Winston, febbraio 2023

 

Sulla disumanizzazione del dissenso

lunedì, Novembre 22nd, 2021

Da oramai quasi due anni assistiamo alla sospensione di numerosi diritti costituzionali e dell’individuo in nome di una emergenzialità della quale non si vede la fine. Chi deciderà se e quando quei diritti saranno restituiti in forma inalienabile? I dati di occupazione delle terapie intensive dei pazienti COVID?

Beh forse nel 1980 ce la saremmo giocata meglio grazie agli allora 922 posti letto disponibili ogni 100.000 abitanti contro i 275 attuali. Il tasso di positività ad un virus,asintomatico nel 95% dei casi, rilevato peraltro tramite un test ritenuto inadatto a fini diagnostici dal suo stesso ideatore?

Pare si vada verso l’endemizzazione del virus e di pari passo all’endemizzazione dello stato di emergenza ormai prossimo allo stato di eccezione.

Si dà oramai per scontato che a breve, per eludere il termine massimo di anni due previsto per la proroga dello stato di emergenza, il governo pescherà dal cilindro un escamotage per rinnovare la medesima condizione semplicemente chiamandola in altro modo.

Per dirla con le parole di un filosofo non certo sovversivo come Massimo Cacciari “Chi non capisce la gravità della questione non ha alcuna sensibilità costituzionale e democratica.”

Un governo “tecnico”, con una super maggioranza appiattita a sostegno di un premier/banchiere non eletto, rappresentativo solo degli interessi della grande finanza, avanza a colpi di fiducia e decreti  ministeriali.

Ogni forma di dissenso viene totalmente annichilita. Mediaticamente ignorata fino a quando possibile, poi demonizzata. Chiunque, a cominciare da medici e scienziati, esprima dubbi riguardo la narrazione pandemica ufficiale viene radiato o ostracizzato, in nome di una supposta scienza, che in realtà cessa di esser tale proprio perché rifiuta il dibattito.

Molti fra i “sinceri democratici” che per decenni si sono stracciati le vesti, denunciando il conflitto di interesse del vecchio caimano, non battono ciglio mentre si impongono discriminazioni, restrizioni, coprifuochi e lasciapassare, seguendo le indicazioni di virostar e politici in palese conflitto di interesse, che sguazzano in un sistema di porte girevoli fra gli incarichi della politica, delle istituzioni sanitarie e delle grandi multinazionali del farmaco. Per non parlare dei finanziamenti alla ricerca e agli enti sanitari stessi. Emblematico il caso dell ‘OMS che riceve oltre l’ 80% dei suoi finanziamenti proprio dalle grandi case farmaceutiche.

La strutturazione del pensiero unico e la disumanizzazione del dissenso sono giorno dopo giorno perseguiti da campagne mediatiche a reti unificate che ripetono dei mantra che si possono sintetizzare con le recenti lapidarie dichiarazioni del primo ministro : “non ti vaccini, ti ammali, contagi, muori e fai morire”.

E poco importa se sia ormai acclarato che queste terapie geniche non immunizzino affatto dal contagio e dalla possibilità di contagiare, ma prevengano nel migliore dei casi l’insorgenza della forma grave della malattia per qualche mese. Evidenza che dovrebbe spingere qualsiasi persona capace di raziocinio a chiedersi dove starebbe il beneficio nel sottoporre a tale trattamento sperimentale, con effetti avversi a breve termine non certo trascurabili, e a medio-lungo termine totalmente sconosciuti, persone che nulla hanno da temere da un virus opportunista, le cui vittime hanno una media di età di 82 anni e convivevano con almeno 2 patologie gravi pregresse (fonte Istituto Superiore di Sanità).

Già è iniziata la martellante indegna campagna mediatica da Istituto Luce per incentivare l’inoculazione di bambini sani nella fascia di età 5-11 dove il rischio di mortalità per Covid è lo zero assoluto.

Questo mentre ogni terapia di trattamento precoce della malattia viene screditata ed inibita, mantenendo le indicazioni del ministero della salute ferme alla tachipirina e vigile attesa.

Chi rifiuta di ricevere la nuova eucarestia viene marginalizzato, paragonato ad un evasore fiscale, obbligato a pagare per dimostrare di esser sano anche per godere di quel diritto al lavoro sancito dal PRIMO articolo della costituzione.

Grande è la polemica in questi giorni riguardo ai manifestanti di Novara che hanno sfilato nei panni di deportati nei lager nazisti. L’enormità della tragedia rievocata dalla loro provocazione ha urtato  la sensibilità di molti, lasciando poco spazio all’evidente invito alla riflessione, che avrebbe dovuto riportarci alle parole di Primo Levi :

Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio….

Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò con promesse e propaganda, volte solo all’aumento del consenso. Iniziò con le leggi che distinguevano le persone in base alla “razza” e al colore della pelle. Iniziò con i bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione………

Ricordando l’olocausto e le sue vittime ci si interroga  spesso di come il popolo tedesco sia potuto arrivare ad accetare più o meno passivamente gli orrori e l’inumana violenza riservata a non ariani e  dissidenti.

Evidentemente il regime nazista ha prima avuto bisogno per diversi anni di mostrificare con la propaganda  tali categorie privandole agli occhi dei più della dignità umana .

Di seguito riporto un breviario, certamente non esaustivo, di alcune dichiarazioni passate dai media nostrani lasciando a chi legge il giudizio se possano o meno essere ritenute frasi di incitamento all’odio e  possibile preambolo al materializzarsi di vie di fatto concretamente violente nei confronti del loro target :

Propongo una colletta per pagare ai no-vax gli abbonamenti a Netflix per quando, dal 5 agosto, saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci”. Roberto Burioni, immunologo.

Vorrei vederli cadere come mosche”, Andrea Scanzi, giornalista.

“Chi non si vaccina va preso per il collo” , Lucia Annunziata, giornalista.

Tutti i vaccinabili siano immunizzati con le buone o con le cattive”, Matteo Bassetti, infettivologo.

Io sono molto democratico: campi di sterminio per chi non si vaccina”. Giuseppe Gigantino, medico.

Carrozze dei treni dove segregare i no vax”, Mauro Felicori, assessore alla cultura Emilia Romagna

“La ministra Lamorgese richiami in servizio il ‘feroce monarchico Bava che con il piombo gli affamati sfamò’“,Giuliano Cazzola, giornalista.

Mentre i sistemi di governo delle pur sempre imperfette democrazie liberali occidentali  stanno assumendo i tratti di società totalitarie e del controllo, con l’Italia a fare da capofila, in troppi guardano  passivamente al nuovo corso.

La subdola ragione che spinge molti ad accertare l’inaudita compressione dello stato di diritto è la sempre sbandierata necessità scientifica di tutelare la salute della comunità. Resta inspiegabile come possa avere credibilità e presa tale argomentazione portata avanti dallo stesso sistema di potere che ha quasi  ompletamente smantellato la sanità pubblica, favorendo sistematicamente da decenni il profitto privato sulla pelle dei suoi cittadini.

E’ importante ricordare che l’accettazione delle leggi razziali del 38 in Italia fu sdoganata da un manifesto firmato da parecchi fra i più eminenti scienziati dell’epoca.

E che in egual misura la ghettizzazione iniziale degli ebrei fu supportata da una forte propaganda che li dipingeva come contaminatori della purezza genetica ariana, ma anche come diffusori di malattie infettive quali tifo e colera.

Anche allora in pochi trovarono il coraggio e la dignità per opporsi attivamente all’incedere della  barbarie nazifascista.

In Italia solo 12 professori universitari su 1.200 rifiutarono la tessera del partito fascista, vedendosi così privati di agibilità politica e sociale, oltre che del lavoro.

In pochi anche oggi hanno trovato la forza e l’umanità di rifiutare il nuovo lasciapassare governativo.

Banditi e criminali venivano chiamati anche i primi fieri oppositori dei regime, sistematicamente bastonati,  imprigionati, confinati, fisicamente eliminati. E restarono, fino alle disfatte belliche del regime che portarono sul carro della resistenza buona parte degli italiani, una esigua e sparuta minoranza.

Compito di chi vuol tener vivo il loro  esempio di sacrificio e resistenza è quello di saper riconoscere le nuove meschine forme con cui si ripresenta  il totalitarismo. Per combatterlo aspramente sin da subito senza attendere che i frutti degeneri della sua violenta propaganda ci riportino alla riproposizione di nuove tragedie per l’umanità.

Affinché nessuno un giorno ancora debba chiedersi come una società possa arrivare ad assuefarsi alla banalità del male.

Winston

L’Italia è una “repubblica” fondata sulla discriminazione

domenica, Settembre 19th, 2021

Ed ecco varcata un ulteriore meta nella corsa alla costante soppressione delle libertà personali che dall’inizio della narrazione pandemica vede una escalation senza apparenti limiti.

Alla già lunga lista di ricatti morali e materiali che il potere ha posto in essere per estorcere un consenso informato ai renitenti alla nuova eucarestia si aggiunge, dal 15 ottobre prossimo venturo, l’impossibilità di svolgere una qualsiasi professione in assenza del lasciapassare governativo.

Il definitivo funerale dello stato di diritto, che pur con tutti i suoi limiti aveva regolato la nostra società fino alla dichiarata emergenza pandemica, è stato annunciato dai suoi becchini con le modalità alle quali ci hanno oramai abituati.

Provvedimenti che vanno a ledere il diritto al lavoro di milioni di individui vengono emanati dalla sera alla mattina da un potere assolutista che non conosce opposizione né in parlamento, né tanto meno nelle parti sociali, grazie alla decennale deriva collaborazionista dei principali sindacati. Il nostro paese, abitato da un popolo in maggioranza bue e con una classe politica di quasi soli vili affaristi, offre le condizioni ideali per porre in atto esperimenti di ingegneria sociale, tesi al raggiungimento dello spesso citato grande reset. Per mesi abbiamo messo in evidenza l’assenza di fondamenti sanitari per queste strette liberticide.

Sappiamo di come i dati siano stati costantemente manipolati nella loro elaborazione e presentazione al pubblico, al fine di presentare sempre e comunque il peggior scenario possibile.

Sappiamo di come ogni terapia precoce sia stata denigrata e ostracizzata.

Sappiamo che lo stato mentre ci terrorizza con il cavallo di battaglia della possibile saturazione delle terapie intensive nulla ha fatto per aumentarne la capacità.

Sappiamo che i vaccinati si contagiano e contagiano, e che l’unico indicatore certo di immunità, ovvero il titolo anticorpale di un individuo, non è ammesso come base per ottenere il lasciapassare.

La lista dei paradossi potrebbe essere infinita, ma insistere sul piano logico/analitico, pur essendo sempre importante, non può rimanere l’unica via.

Per fermare questa deriva autoritaria ed impedire che la perenne emergenzialità diventi la nuova normalità, la disobbedienza civile deve fare da argine. Questo nuovo modo di governare, che ci trasforma palesemente in sudditi, se non viene fermato in tempo si farà schema costante, la questione dello pseudo vaccino in prospettiva è il dito e non la luna. In futuro il governo si riserverà di applicare gli stessi parametri, per imporci qualsiasi scelta a vantaggio dei potentati economici di cui è palesemente a libro paga, cavalcando altre emergenze che non gli sarà difficile alimentare (fra terrorismo, catastrofi ambientali, nuove pandemie alle quali già apertamente si insinua, vi sarà l’imbarazzo della scelta).

Nel 1931 su oltre 1.200 docenti universitari a cui si chiedeva di giurare per il partito fascista, pena la sospensione dal lavoro, solo in 12 rifiutarono. In pochi salvarono etica e principi, ma anche grazie a quello spirito, a distanza di poco più di un decennio, la resistenza italiana cercava di gettare le basi per una repubblica fondata sul lavoro e la dignità. Orwellianamente quei 12 docenti sono ora celebrati pure da una buona fetta della classe politica che in questo momento storico insieme all’abdicazione ai diritti fondamentali dell’individuo vorrebbe strapparci il consenso all’iniezione di una terapia genica sperimentale, che aldilà di non pochi effetti avversi immediati non offre alcuna garanzia sul medio lungo termine. Di fronte a tutto questo, che ognuno di noi resista, e porti avanti la sua battaglia sui luoghi di lavoro e nella società nei modi che ritiene più opportuni.

Siamo molti più di quanti ci vogliono far credere, e soprattutto siamo la parte migliore dell’umanità. La storia ci darà ragione.

A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?

lunedì, Agosto 16th, 2021

Il processo di sospensione a tempo indeterminato delle più elementari libertà collettive ed individuali, che da un anno e mezzo a questa parte ci sta aggredendo, viaggia ad una velocità tale da lasciar presagire l’imminente soppressione degli ultimi già risicati spazi di agibilità politica e di dissenso.

I presupposti per una società totalitaria e dell’ iper controllo sono stati rapidamente gettati, grazie alla strumentalizzazione politica di una crisi sanitaria, che ha portato ad uno stato di perenne emergenzialità, capace di far passare come inderogabili scelte sanitarie le più meschine decisioni politiche. Di scientifico in questa vicenda vi è unicamente la volontà di profitto e assoggettamento, portata avanti da gruppi finanziari il cui potere e giro di affari si sono talmente ingigantiti negli ultimi decenni da permetter loro di gettar la maschera, arrivando così alla manifesta intenzione di superare la democrazia rappresentativa per come è stata conosciuta in occidente.

La società civile, abilmente narcotizzata da decenni di TV spazzatura, e messa in crisi nei suoi legami concreti da un aumento esponenziale della vita digitale (è lì che bisogna ricercare le basi del distanziamento sociale che ora si cerca di imporre per decreto) sembra oramai in buona parte disposta ad accettare qualsiasi sopruso e digerire qualsiasi panzana.

Ed è così, che delle terapie geniche sperimentali, impropriamente chiamate vaccini, possono essere imposte a delle categorie di lavoratori in attesa di essere estese come conditio sine qua non per poter svolgere qualsiasi ruolo nella società.
Come detto di scientifico non vi è nulla. Si insiste a reti unificate parlando di una campagna di immunizzazione, tesa al raggiungimento di una fantomatica immunità di gregge, mentre persino gli svendutissimi enti preposti al controllo, come l’ Agenzia del Farmaco, ammettono candidamente che questi preparati genici non forniscono alcuna sterilizzazione dall’infezione ed hanno nella migliore delle ipotesi la capacità di impedire lo sviluppo della malattia in forma grave (risultato che potrebbe essere facilmente ottenuto seguendo i documentati protocolli del censuratissimo Comitato Cure Precoci Covid).

Questi presupposti avrebbero al massimo potuto giustificare la somministrazione a persone ritenute a rischio (la media di età riguardo la mortalità per/con Covid in Italia resta di 82 anni e concerne persone con oltre 2 serie patologie pregresse), ed invece si scatena una campagna di obbligo surrettizio a partire dai 12 anni. Facendo  criminalmente leva sull’introduzione di uno strumento discriminatorio che, in nome della libertà collettiva (sic), priva chiunque non intenda ricevere il sacramento di quelli che fino a poco tempo fà si consideravano inalienabili diritti. Chi si piega a questi ricatti ( rinunciando in oltre de facto con una liberatoria ad ogni possibile rivalsa in caso di danni subiti) credendo di uscire dalla gabbia si infila in una gabbia più stretta.

Per chi intende resistere è tempo di scendere nelle piazze, di unirsi in quella che non è certo una battaglia di categorie. L’ unico possibile argine a questa deriva autoritaria può essere la manifestazione di una sovranità popolare nelle strade e nei luoghi di lavoro, prossimo fronte caldo di uno scontro dove il sistema la fa già da padrone grazie all’ormai dilagante estensione di forme di precariato, che espongono il lavoratore a una indegna costante ricattabilità.

Queste mobilitazioni devono essere accompagnate da una costante campagna di sensibilizzazione con chi ci circonda.

Il passaparola popolare sta rendendo manifesti i numerosi effetti avversi più o meno gravi legati a questi preparati genici, ovviando alla censura mainstrem, e oramai la gran maggioranza conosce direttamente qualcuno che può farne testimonianza. Riguardo il medio lungo termine l’incognita è totale.

La speranza è che persino gli individui più acritici un giorno si rendano conto di essere trattati come polli in batteria.
La terza dose si profila all’orizzonte. Ne seguirà una quarta….

I loro numeri e le lettere greche possono tenerci compagnia per lungo tempo. Per chi non si accontenta di una mera sopravvivenza biologica è tempo di dire basta.
Fino a quando saremo disposti a tollerare tutto questo??

Morte accidentale di un medico

sabato, Luglio 31st, 2021

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli… a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.

Orwell, 1984

Martedì 27 luglio è stato rinvenuto nella sua abitazione di Eremo di Curtatone il corpo senza vita del Dott. Giuseppe De Donno. Esce di scena senza far troppo rumore sui media nazionali una figura rivelatasi molto scomoda per il pensiero unico del terapeuticamente corretto.

A poco servirebbe speculare chiedendosi se il padre della cura al plasma iperimmune contro il Covid si sia effettivamente suicidato o sia stato suicidato; si rischierebbe, visto i pochi elementi a disposizione, di smarrirsi in ipotesi che darebbero adito ad accuse di complottismo perdendo di vista il nocciolo della questione.

La procura di Mantova ha aperto un’inchiesta per valutare eventuali responsabilità di terzi per istigazione al suicidio. Noi, e con noi chiunque ancora possa fare un uso lucido e logico del pensiero, non dobbiamo attendere la chiusura di quelle indagini per poter dire a voce alta che si, l’ex primario del Carlo Poma di Mantova ha subito pesantissime pressioni finalizzate a gettar discredito sul protocollo di cura messo a punto da lui e dalla sua equipe.

La cura con il plasma iperimmune, ottenuto con il sangue dei guariti, che pure aveva dato inequivocabili ottimi risultati nella sperimentazione da lui condotta (all’ospedale di Mantova su una cinquantina di pazienti trattati, tutti già con forti insufficienze respiratorie, l’esito di guarigione era stato del 100%) è stata metodicamente censurata.

Un primo segnale intimidatorio per De Donno arrivò a inizio maggio 2020 manifestandosi con la visita del NAS dei carabinieri nel suo reparto del Carlo Poma. Nel frattempo prendeva forma una indegna campagna di denigrazione mediatica, con tutti i virologi da salotto pronti ad ogni sorta di acrobazia per gettare dubbi e fango sulla proposta terapeutica portata avanti da De Donno e sulla sua persona. Le comparsate televisive del medico mantovano, dopo un primo fugace momento di visibilità, cominciarono a scivolare in terza serata fino a scomparire. Le sue pagine sui socials, che sin da subito sin sono prodigati per la costruzione del dogma pandemico, vennero a più riprese oscurate. L’Agenzia Italiana del Farmaco e l’Istituto Superiore di Sanità, celermente privarono il Carlo Poma dell’autorizzazione a continuare le sperimentazioni; che furono assegnate a Pisa senza alcuna apparente logica, se non quella di insabbiarle, cosa che puntualmente si è verificata. La narrazione pandemica era agli albori, ma già si parlava di vaccino come unica possibile via di uscita; i miliardari profitti all’orizzonte, e le nuove forme di controllo sociale legate all’emergenza permanente non potevano in nessun modo essere minati dal manifestarsi di cure efficaci, per giunta con il terribile difetto di costare pochissimo.

Poche settimane orsono De Donno ha deciso di dimettersi dal ruolo di primario di Pneumologia dell’ospedale mantovano, per esercitare come medico di base. Oltre alle pressioni ricevute, probabilmente avrà giocato un peso decisivo in questa sua scelta, la raggiunta consapevolezza che oramai in quel ruolo ogni via per una medicina onesta e libera dalle logiche del profitto gli era preclusa. Chissà quale possa essere stato il suo stato d’animo dopo aver appreso che l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha da ottobre 2021 approvato l’utilizzo di cinque cure contro il Covid, quattro delle quali basate sull’utilizzo di anticorpi monoclonali.

In parole povere una riproduzione sintetica in laboratorio degli anticorpi presenti nel plasma iperimmune.
De Donno amava dire che la sua cura era democratica in quanto il popolo donava al popolo (provate ad immaginare quale enorme campagna di solidarietà si sarebbe potuta scatenare per riempire le banche del plasma). La terapia con gli anticorpi monoclonali costerà invece circa 2.000 euro a trattamento. Chi ancora non ammette che la sanità nelle mani del neoliberismo, non punta alla cura del paziente ma a quella del fatturato o è ignorante o è in malafede.
Gli attori che ci stanno trascinando in questo baratro non hanno sulla coscienza solo il Dottor Giuseppe De Donno; sono anche i responsabili materiali della morte di migliaia di persone che potevano essere facilmente curate.

Unica via di uscita la mobilitazione popolare di chi ancora conserva dignità umana; la resistenza attiva da contrapporre alle richieste di resilienza del sistema. Nella speranza che un giorno la Storia possa chiamare la gestione di questa parabola pandemica con il suo vero nome: crimine contro l’umanità.

 

Le risposte di De Donno al Senato (14-05-2020).

Inizierò con la domanda più frequente. Perché Pisa?

Non lo so e sono sconcertato.
Qualsiasi città lombarda andava bene. Non venitemi a dire che la Toscana si è organizzata meglio perché parliamo di cose scientifiche e non politiche. Io non voglio nessun merito, i meriti sono di Baldanti, Franchini e Perotti. Pisa non è in grado, ma perché noi siamo stati colpiti in modo forte, mentre il loro protocollo riguarda cinque regioni che non sono state colpite. Che non mi vengano a dire che si tratta di motivazioni scientifiche perché non ci credo. Per quanto riguarda la diffusione mediatica, devo dire che noi siamo stati relegati da subito in seconda fascia, alle 23.50, mentre il solito virologo che ha detto tutto e il contrario di tutto era onnipresente in prima fascia, probabilmente anche pagato. Sarei molto interessato a sapere questo, perché uno scienziato che viene pagato non è uno scienziato credibile.
Io ho chiuso la libera professione all’inizio di tutto questo, con grossi danni personali, ma va bene perché la scienza è di tutti e noi siamo dei missionari.

Ora le risposte sul piano clinico: stiamo avviando gli studi di follow-up perché molti pazienti colpiti duramente potranno sviluppare delle fibrosi polmonari. Lo vedremo con il tempo. Posso dirvi a pelle che i pazienti che hanno fatto il plasma hanno meno esiti a livello polmonare. Altra domanda frequente è stata sulla disponibilità del plasma per tutti.

Siamo stati in guerra finora e dobbiamo avere le banche del plasma, e per questo mi sono scagliato contro chi mette dubbi in testa ai cittadini. Il nostro sistema trasfusionale è il più sicuro al mondo, e poiché abbiamo moltissimi guariti potremmo avere plasma in grandi quantità. Noi non siamo contrari al vaccino ma ci vorrà tempo, un vaccino fatto in
tre mesi non lo farei mai. Il vaccino previene ma non cura.
Per curare dobbiamo avere un’arma, e l’unica che abbiamo come proiettile magico è il plasma iperimmune. Sulle caratteristiche dei pazienti noi sappiamo che i pazienti in rianimazione rispondo di meno, ma è normale, perché in quella fase i danni sono molto forti. Sulle caratteristiche dei donatori, possono donare tutti i guariti. Dipende dalla
quantità di anticorpi neutralizzanti che il virus ha prodotto nel guarito donatore. Ecco perché facciamo i test di neutralizzazione. Ho utilizzato sieri più o meno concentrati di immunoglobuline con ottimi risultati. Sulle banche del plasma deve aiutarci la politica. Deve coordinare, noi dobbiamo fare gli scienziati. Zaia ha già fatto un percorso di implementazione delle donazioni, con clip che ha mandato in giro in tutta la regione. La Lombardia si sta adoperando, e sono moltissimi i protocolli che stanno nascendo nel mondo, uno di essi arruolerà cinquantamila pazienti. La scienza è una, il ministro della salute non deve mettere gli scienziati uno contro l’altro.

Non esiste colore nella scienza. Tutti salgono ora sul carro del plasma, ma va benissimo. Che tutti usino il plasma.

Winston

Verso il totalitarismo tecnosanitario

domenica, Luglio 25th, 2021

Senza volerci autoincensare, attribuendoci il ruolo di inascoltate Cassandre, dobbiamo comunque, in incipit a questo ulteriore pezzo sulla narrazione pandemica, far notare che gli sviluppi degli ultimi giorni altro non fanno che confermare appieno le analisi e le ipotesi portate avanti su questo blog già dalla primavera 2020.
L’ampliamento delle libertà negate in assenza del così chiamato Green Pass, segna un ulteriore
accelerazione verso la piena manifestazione del fenomeno con cui siamo chiamati a confrontarci.
La pressione monta ulteriormente verso chi scelleratamente ancora si ostina a ritenersi padrone del proprio
corpo e non intende bere dal calice del salvifico Graal vaccinale.
A poco servono le obbiezioni riguardanti la sperimentalità del trattamento, la totale assenza di conoscenza
riguardo possibili effetti avversi a medio e lungo termine.
A nulla serve appellarsi alla costituzione, a Norimberga, a Oviedo.
Lo Scientismo dilaga e rinnegando ogni forma di dibattito asfalta le basi proprie della Scienza medica.
I principi di dimostrabilità e confutazione, di precauzione (primum non nocere) vengono sepolti sotto il
peso del nuovo pensiero magico. Il vaccino innalzato al livello di sacramento eucaristico dal primo giorno di
narrazione pandemica è l’unica soluzione per uscire da questa pandemia.
Lo Scientismo non ha bisogno di dover spiegar nulla, nemmeno come sia possibile che i dati di “infezioni” e
ospedalizzazioni siano peggiori quest’anno in Italia con un 50% della popolazione vaccinata rispetto allo
stesso periodo dell’anno scorso senza vaccini, oppure perché i numeri relativi alle “nuove varianti” abbiano
maggiore incidenza proprio nei paesi che più di tutti hanno vaccinato (Israele ed Inghilterra).
Lo Scientismo diviene pensiero unico grazie ad un fuoco di copertura mediatico senza precedenti. Per fare
solo un esempio nonostante fonti ufficiali e pubblicamente consultabili, vale a dire EudraVigilance
(UE,SEE,Svizzera), Mhra (Regno Unito) e Vaers (USA), abbiano registrato più lesioni e decessi correlati alla
vaccinazione dal lancio dei preparati “anti Covid” rispetto a tutti i vaccini precedenti messi insieme fin
dall’inizio storico delle registrazioni, no vi è di ciò menzione alcuna sulla stampa ufficiale.
Non esiste alternativa, chi parla di cure precoci, di necessità di tornare ad investire nella sanità, chi mette in
dubbio l’efficacia e il rapporto costo-beneficio del siero salvavita, per quanto eminente fosse nell’era ante
pandemia, ora deve tacere.
Immediata viene richiesta pubblica abiura. Esemplificativo il caso di Crisanti che dopo aver dichiarato a fine
novembre scorso: “con i dati attualmente a disposizione non mi vaccinerò” a distanza di pochi giorni
rinnegava satana offrendo il braccio in diretta televisiva.
Per chi invece sceglie di non abiurare e si ostina a chiedere trasparenza e dibattito la condanna è
l’ostracismo, la gogna mediatica, i provvedimenti disciplinari ove possibile. Forse in un giorno non lontano il
rogo purificatore.
Molti fra coloro che non erano stati piegati al vaccino da mesi e mesi di puro terrorismo mediatico sul
Covid, si stanno prestando ora alla condizione di cavie umane spinte dalla negazione di elementari diritti
civici e dell’individuo.
Costoro non percepiscono che piegandosi a questi meschini ricatti si infilano in una gabbia più stretta della
precedente; verranno peraltro presto scatenati come massa critica verso chi ha deciso di non uniformarsi,
giocando su una polarizzazione che porta al divide et impera.
Non si illudano costoro, ubbidendo a testa bassa il risultato sarà catastrofico, e questo emergenzialismo che
si autoalimenta non finirà mai. Basti pensare ai nuovi criteri annunciati per i colori delle restrizioni nelle
regioni, con soglie da giallo con 10% delle rianimazioni occupate (si noti che nell’ultimo decennio per tutta la stagione influenzale in Italia si è viaggiato ad una media del 70% delle intensive occupate, soprattutto a
causa di costanti tagli operati dai filantropi che ora vogliono salvarci la pelle ad ogni costo). In pratica al
Molise, con 39 letti posti in terapia intensiva disponibili basteranno 4 ricoverati per far scattare l’allerta.
In altri termini questo significa fine emergenza MAI.
Solo rifiuto e resistenza di una parte consistente della popolazione potrebbero spezzare la spirale
emergenziale e ottenere un cambio di paradigma. Un esempio concreto è il risultato della milionaria
manifestazione di Londra del 26 Giugno scorso che ha portato in pochi giorni a un ribaltamento del discorso
governativo; con un nuovo ministro della sanità che definisce la terribile variante Delta poco più di un
raffreddore con cui bisogna convivere, e ammette che obbligando il sistema sanitario a trascurare ogni altra
patologia in nome della lotta al Covid si è ottenuta una catastrofe ben maggiore.
Altra prova di quanto la resistenza paga è la notizia, di queste ore, che per il personale sanitario del Veneto,
le sospensioni dal servizio per il personale non vaccinato (primo caso di obbligo di categoria al mondo)
saranno congelate; se confermate avrebbero infatti comportato lacune negli organici (già stringatissimi) tali
da non poter garantire il funzionamento del servizio sanitario.
Fronte al clima di assedio contro chi non intende cedere al ricatto, che già assume a livello semantico i
connotati di una operazione militare (si parla apertamente di disertori a cui dare la caccia, di renitenti da
stanare) urge una presa di coscienza a cui faccia seguito resistenza costante ed attiva.
Un regime totalitario prende piede passo dopo passo attraverso un climax di provvedimenti restrittivi e
repressione. Gli stessi italiani del secolo scorso si trovarono proiettati nel fascismo attraverso una spirale di
eventi che non possono essere colti dalle masse mentre li si attraversa. Solo la liberazione e la successiva
storiografia hanno in parte messo a nudo la tirannia del ventennio.
Per chi come noi dall’esperienza storica della resistenza trae ispirazione e linfa vitale, è doveroso farsi
sentire nelle piazze, superando anche i mal di pancia dovuti alla probabile copresenza di figure che
appartenenti al milieu opposto e contrario.
La vergognosa attitudine della sinistra istituzionale (e purtroppo non solo) che si fa carnefice delle più
elementari libertà di un popolo, lasciando paradossalmente l’estrema destra sul piedistallo della difesa dei
diritti dell’individuo; lungi dal rappresentare un ostacolo, questo deve essere per noi ulteriore stimolo a
portare i nostri contenuti, smascherando populismi e false propagande tese a fornire false soluzioni al
problema.
Ancora una volta ribadiamo che quella in atto è la strumentalizzazione di una emergenza sanitaria
(ingigantita mediaticamente e alimentata da decenni di tagli alla sanità pubblica e alla medicina del
territorio) tesa a legittimare una stretta autoritaria imposta dall’oligarchia finanziaria dominante.In altre
parole lotta di classe dall’alto. Per questa ragione l’unica nostra risposta valida per la difesa delle nostre
libertà e dei nostri corpi sarà lotta di classe dal basso.
Muovendo dal presupposto che sono finiti i tempi in cui si è vissuto sulla rendita di lotte passate, portate
avanti con il sangue da precedenti generazioni.
Gli spazi di agibilità civile e politica che quelle lotte hanno generato, e che hanno permesso a molti di
simulare conflitto negli ultimi 40 anni, possono dirsi esauriti. Chi sceglierà ancora una volta di schierarsi e
battersi per il futuro nostro e delle generazioni a venire ancora una volta dovrà farlo con molti concreti
sacrifici sul proprio corpo; e per come stiamo messi ora, la strada sarà lunga, tortuosa e gli esiti incerti. Ma
come ben sappiamo chi non lotta ha già perso, e in qualche modo è già morto.
Winston

Estate (ricreazione) 2021.

Dacci oggi il nostro tampone quotidiano “dal basso”

giovedì, Aprile 29th, 2021

Con la prorompente irruzione di quella che sin dagli albori della narrazione pandemica il potere ha iniziato a chiamare “Nuova normalità” stiamo assistendo, da oltre un anno, all’accelerazione di processi che erano in essere da decenni ma che, grazie all’emergenza sanitaria stanno avendo pieno compimento.

Parliamo della spersonalizzazione e atomizzazione dell’individuo, sempre più slegato dalle maglie del tessuto sociale, già sfilacciate da decenni di neoliberismo, ed ora definitivamente strappate dalle logiche del distanziamento sociale per decreto e della digitalizzazione dell’esistenza.

Dell’ ulteriore gerarchizzazione dei rapporti sociali, con la comparsa di una nuova casta sacerdotale che in camice bianco pontifica a reti unificate sull’evoluzione della pandemia, dicendo tutto ed il suo contrario, avendo come unici capisaldi la proiezione di scenari apocalittici, lo scarico costante di responsabilità verso i cittadini/sudditi, che con i loro irresponsabili comportamenti minano la lotta all’epidemia, e la fede messianica nel nuovo dogma: solo il vaccino potrà tirarci fuori da questo pantano.

Della definitiva militarizzazione della società, attraverso l’utilizzo di un vocabolario da stato di guerra e l’introduzione di misure proporzionali come il coprifuoco, i lasciapassare, la censura. Non è un caso se attualmente il commissario all’emergenza sia un generale che fu a capo delle forze Nato in Kosovo e del contingente nazionale in Afghanistan.

Dell’incedere inarrestabile di un nuovo pensiero unico che non accetta dubbi (ne basta uno e si diviene d’ufficio negazionisti), e meno ancora resistenze, tanto da spingersi ad imporre, momentaneamente “solo” alla categoria dei sanitari, l’obbligo di sottoporsi ad un trattamento sanitario sperimentale, che viene impropriamente definito vaccino, ma che in termini appropriati altro non è che terapia genica.

A breve i nostri spostamenti, e la possibilità di svolgere determinate attività (non ci vuole un indovino per sapere che sarà un climax) saranno definitivamente subordinati all’adesione ad un passaporto sanitario, e si intravede già sullo sfondo la destinazione prossima ventura: un comodissimo microchip sotto pelle in grado di rassicurare noi stessi e chi ci circonda riguardo il nostro stato di salute.

Questo scenario, che dovrebbe far rabbrividire anche il più benpensante dei democratici, pare non allarmare i “compagni” di Radio Onda d’Urto che, dal canto loro, per tutta risposta a questo clima d’assedio contro le più elementari libertà individuali, hanno organizzato una giornata di screening anti-Covid con tamponi rapidi gratuiti o “sospesi”, “dal basso”.

Tralasciando la controversa affidabilità dello strumento, squalificato da una grossa fetta della comunità scientifica (quella che non vedrete mai sui teleschermi), ci chiediamo a che risultati possa portare tale iniziativa.

Aderire attivamente al nuovissimo paradigma che ci vuole “non sani” fino a prova contraria, può portare esclusivamente all’amplificazione numerica di quei dati che da mesi, sbattuti in pasto all’opinione pubblica, servono ad alimentare quel clima di paura e diffidenza verso il prossimo, necessario al potere per avanzare senza resistenze sul cammino di totale dominio intrapreso.

La caccia al portatore asintomatico di un virus , senza precedenti nella storia della medicina, conduce alla determinazione di numeri che nulla significano (oltre che al forzato isolamento domiciliare di persone sane). Mediamente il 95% dei nuovi positivi giornalieri sono asintomatici e la carica virale che veicolano è talmente bassa da non poter determinare un contagio, ma solo ulteriore diffusione asintomatica, esattamente quanto di più auspicabile per poter arrivare a coesistere con questo nuovo virus, come del resto la specie umana ha fatto con migliaia di suoi simili . Un concetto quello della non contagiosità degli asintomatici esposto qualche mese orsono in una conferenza stampa persino dal responsabile tecnico dell’OMS Maria Van Kerkhove (dichiarazioni poi nebulosamente ritrattate il giorno seguente).

Senza il principio cardine centrato sulla pericolosità dell’asintomatico, tutta la narrazione pandemica crollerebbe dalle fondamenta . Quindi si continua dogmaticamente ad insistere sull’effettuazione di oramai quasi 400 mila test giornalieri, utilizzando poi in laboratorio per i molecolari cicli di amplificazione esasperati (quanti esattamente non ci è dato sapere ma pare si aggirino fra i 35 ed i 40, nonostante lo stesso brevettatore abbia indicato che oltre i 25 cicli perdano qualsiasi valore diagnostico) per arrivare a determinare decine di migliaia di “positivi” giornalieri. E’ evidente che modulando i cicli di amplificazione , su cui non esiste alcuna trasparenza ed informazione, si può arrivare facilmente a determinare l’andamento dei dati a proprio piacimento.

A tal proposito dovrebbe farci riflettere il passaggio repentino della Sardegna da zona bianca a zona rossa poche settimane fa dopo l’arrivo degli ispettori del ministero.

L’Italia ha al momento investito quasi 4 miliardi di euro in quest’opera di screening di massa, cifra che avrebbe potuto garantire la costruzione di 7 ospedali di grandi dimensioni (a tal proposito ricordiamo che il sistema sanitario italiano è in affanno da ben prima del COVID, grazie a tagli di oltre 20 miliardi in dieci anni, operati dalla stessa classe dirigente che ora ci vuole salvare la pelle ad ogni costo).

Invece di ingrossare questa filiera, meglio farebbero i “compagni” della Radio a mobilitarsi per la battaglia sulle cure a domicilio, ed appoggiare attivamente quei medici di base che da mesi si battono per poter curare in scienza e coscienza con protocolli certificati dai successi avuti sui loro pazienti, senza doversi attenere alle deleterie indicazioni del Ministero della Sanità, ferme da mesi a tachipirina e vigile attesa.

Gli anticorpi contro la narrazione mainstream, dovrebbero essere garantiti nell’ambiente Radio ed affini da una semplice analisi marxista dei fenomeni. Nel processo totalitario in corso , che noi riteniamo un evoluzione della lotta di classe dall’alto non è difficile constatare chi si stia esasperatamente arricchendo e guadagnando posizioni di potere. Basterebbe dare un occhio ai fatturati delle 10 più grandi multinazionali al mondo durante il periodo pandemico (fra loro vi sono anche le entità che erogano oltre l’ 80% dei finanziamenti di organi ritenuti indipendenti come OMS e AIFA).

Senza questi anticorpi si rischia di accettare acriticamente qualsiasi consegna, lanciandosi in attività che non sono in assoluto di interesse popolare (inteso come classe) .

Arrivando ad emulare quei socialisti che chiedevano a gran voce l’intervento italiano durante la prima guerra mondiale, in nome di un bene comune e superiore chiamato Patria ( è noto a tutti come andò a finire per i proletari italiani, e quale figura di spicco del novecento emerse fuoriuscendo poi da quella corrente).

Perché arrivati poi a questi livelli, “dal basso” diviene solo indice della profondità dell’abisso conformista in cui si è precipitati.

Winston, Aprile 2021.

 

Foto 1: 2 soldati e un equino con maschera antigas durante la prima guerra mondiale.

Foto 2: tratta dall’articolo BRESCIA108 TAMPONI DI CUI 4 RISULTATI POSITIVI. IL BILANCIO DELLA GIORNATA DI SCREENING DAL BASSO del 17.04.2021 sito radiondadurto.org

Anche quella mattina

lunedì, Marzo 15th, 2021

Normale, Banale e Male.

Anche quella mattina, compiendo i cerimoniosi passi della sua abitudinaria esistenza, dopo barba e caffè, si diresse verso la porta d’entrata del condominio. Puntuale come ogni giorno degli ultimi quattro anni, da quando con la moglie Carla aveva abbandonato il borgo natio nell’Agro Pontino per trasferirsi nella Capitale del rinato Impero, trovò ad attenderlo il giornale. Con un gesto repentino lo portò a sé, richiuse la porta e si diresse verso la poltrona, avido di notizie riguardo le sorti di Primo Carnera; pareva infatti certo che da un momento con l’altro la montagna che cammina, che infinite sconfitte addusse allo straniero, avrebbe annunciato la scelta di appendere i guantoni al chiodo. Al primo colpo d’occhio, non ancora seduto, realizzò che quel giorno di fine autunno il Corriere della Sera trattava argomenti ben più seri e spinosi. La prima pagina era infatti completamente dedicata all’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri delle leggi per la difesa della razza.

Nel quarto d’ora che lo separava dall’appuntamento con il tranvia che l’avrebbe trasportato al Liceo dove era docente, Lorenzo apprese parte dei provvedimenti diretti alla marginalizzazione ed esplicita discriminazione dei semiti, orditi con il nobile intento di preservare e proteggere la razza ariana da pericolose contaminazioni. Il tempo stringeva, e dopo aver indossato la camicia nera d’ordinanza, ed aver afferrato la sua valigia da lavoro, si affrettò verso la fermata. Alle otto in punto fece il suo ingresso in classe, omaggiato da tutti i presenti a riverirlo sull’attenti. Il suo pensiero corse a Prospero, che a quell’ora stava certamente ossequiando un suo paria fra i banchi della scuola che frequentava.

Innocente Salvini, Balilla, 1941 (Cocquio Trevisago, Museo Innocente Salvini)

Lorenzo adorava quel giovane uomo che il buon Dio aveva donato a lui e Carla a coronamento del loro matrimonio. Il regime, che esortava ad avere una prole numerosa, avrebbe dovuto loro perdonare l’incapacità di procreare altri figli per la Patria; assidua era stata la loro dedicazione, alla quale purtroppo non fece seguito risultato alcuno dopo il primogenito. Le sue ore di lezione trascorsero lente e monotone, l’insegnamento del latino aveva oramai assunto per lui i tratti di una marcata meccanicità che poco spazio lasciavano all’entusiasmo. La militare disciplina degli alunni rendeva l’ambiente scolastico simile a quello di una caserma, dove l’assenza di fantasia e creatività facevano apparire ogni giornata simile alla precedente lasciata alle spalle . Nel viaggio di ritorno verso casa, si trovò a meditare sui passi compiuti per non vanificare i risultati di tanti sacrifici materiali; in primis quelli dei suoi genitori, che per strappare almeno uno degli otto figli alla maledizione dell’insalubre terra paludosa, nella loro condizione di modesti braccianti avevano profuso tutte le loro energie e possibilità economiche. Ed in secondo luogo alle sue non meno sofferte tribolazioni. La sua abnegazione nel percorso di studi presso la Compagnia di Gesù era stata totale.

Lorenzo aveva passo passo scientemente rinunciato ai bassi istinti del suo mondo contadino, per divenire mirabile esempio di educazione e compostezza. Fece tutto il possibile per fecondare il fiore che gli era stato offerto, conscio che il frutto dell’ascensione sociale per le classi basse fosse riservato a pochissimi fortunati eletti. E vi era riuscito. Quando nel 36, maestro da quattro anni, davanti alla stretta voluta dal ministro De Vecchi per il mondo accademico, decise di prendere la tessera del partito per poter continuare ad esercitare la sua professione non si era certo equivocato. Quella era la scelta giusta, oltre che necessaria per non gettare nel cesso gli sforzi fatti.

Altri colleghi, pochi per la verità avevano scelto di non piegarsi e si erano ritrovati senza lavoro e senza agibilità sociale. Lorenzo per aggiustare i conti con la sua coscienza ed arrivare ad assolversi quando parlava di quegli indomiti lo faceva con fredda sufficienza. Loro se lo potevano permettere, lui no.

Per lui e la sua famiglia un tal gesto di ribellismo avrebbe significato il ritorno alla palude, alla coltivazione conto terzi di terre ingenerose per le quali le visioni di riscatto promosse dalle istituzioni restavano al momento un lontano miraggio. Dalla scelta del tesseramento al calzare una camicia nera il passo era stato breve. In fin dei conti era riuscito a ridargli la giusta neutrale dimensione di indumento. La indossava senza convinzione e se per il suo entourage e per i suoi superiori vederlo così vestito risultava rassicurante tanto valeva, per lui restava una camicia. Così considerata smetteva di essere un simbolo di adesione e sudditanza, lo sforzo non era poi così grande. Ancora una volta si disse di SI, sono nel giusto! I pensieri l’avevano portato lontano, troppo lontano, tanto che solo grazie ad una improvvisa frenata del mezzo tornò alla realtà, accorgendosi di aver oltrepassato la sua fermata. Dopo esser sceso dal tranvia alla successiva, percorse il mezzo miglio che lo separava da casa a passo svelto. Notò con una leggera inquietudine che su svariate attività del quartiere campeggiava un cartello che recitava: ”NEGOZIO ARIANO”. Altre saracinesche erano invece abbassate.

Ad attenderlo in salotto trovò Carla e Prospero. L’operosa moglie aveva servito il pranzo alla solita ora e per non privarlo di calore e fragranza, di fronte al ritardo del marito, l’aveva coperto con dei piatti fondi. Lorenzo per far schermo alla sua sbadataggine addusse che il ritardo era dovuto ad una importante riunione avuta al suo istituto. Pranzarono abbondantemente, grazie a Dio in casa loro non mancava nulla. I discorsi a tavola furono sobri e leggeri, in particolare Prospero tenne banco raccontando con fierezza degli arditi esercizi ginnici svolti a scuola in mattinata con la Gioventù italiana del littorio. Fu quando l’adolescente si accomiatò per buttarsi sui libri di matematica che lo attendevano nella sua stanza, che l’espressione di Carla si fece greve. Il marito lo percepì all’istante, tre lustri di tetto coniugale avevano portato ad una conoscenza reciproca che arrivava ad illuminare i più reconditi angoli dell’intimo. Alla domanda: “C’è qualcosa che non va cara??” non si fecero attendere le di lei esternazioni. Un forte bisogno di condividere con il compagno di vita inquietudini e perplessità era presente in Carla già da qualche tempo. Si mise dunque a raccontare di come il culminare di una propaganda divisiva e discriminatoria in vere e proprie leggi le creassero forti preoccupazioni. Non solo a livello meramente etico, non pochi dei vessati per appartenenza etnica avevano per lei lineamenti e voce, Il suo lavoro di sarta l’aveva portata alla conoscenza di numerose famiglie ebree, ed in alcuni casi le frequentazioni legate alla sua attività si erano trasformate in rapporti di amicizia. Quella mattina, al suo rientro a casa dopo aver accompagnato il figlio a scuola, e aver consegnato i lavori terminati ai clienti, anche lei aveva trovato il tempo di sfogliare il giornale.

L’indignazione che montava con il passare delle pagine era culminata su un editoriale del direttore Borelli, che, ingagliardito dalla croce di guerra recentemente ottenuta come volontario in Etiopia, esortava gli italiani al patriottico gesto della delazione verso i vicini, rei di cospirare contro il bene comune per appartenenza etnica o vigliacchi comportamenti. Per Carla dissentire attivamente era diventato oramai un bisogno fisico. Lorenzo, che in cuor suo condivideva i sentimenti della moglie, non venne però meno al suo accomodante ruolo di mediazione con i fatti. Iniziò rassicurandola sul fatto che poco sarebbe cambiato nella loro quotidianità. Passò poi in rassegna tutte le svantaggiose conseguenze che avrebbero dovuto affrontare se si fossero mostrati contrari al corso degli eventi. Proseguì poi cercando di coscienziare Carla sulla futilità di qualsiasi gesto di ribellione personale per loro; dalle leggi fascistissime del 26, rettificate con Regio Decreto del 31, assembramenti e riunioni erano soggette a fortissime restrizioni. Queste inibizioni avevano inevitabilmente portato allo sfilacciamento di ogni tessuto sociale che non fosse il partito.

La stragrande maggioranza delle coscienze critiche e degli oppositori che non avevano scelto l’esilio o la clandestinità, o che non erano finiti al confino e nelle patrie galere, galleggiavano in una brodaglia che dava ad ogni pensiero di iniziativa il gusto della sterilità. Terminò poi, senza troppa convinzione, adducendo che in fin dei conti era la Scienza stessa che indicava la via ai legislatori. Risaliva infatti alla recente tarda estate la pubblicazione del Manifesto della Razza, redatto e firmato da alcuni fra gli scienziati più in vista del momento. Scrutando le reazioni espressive di Carla capì che la sua tirata non aveva toccato le giuste corde . Piazzò quindi un’ultima stoccata . Toccò il tasto che sapeva avrebbe emesso la nota più acuta, tirando in ballo il bene del figlio e della famiglia stessa. In nome di quella necessità primaria una buona madre doveva per forza di cose rinunciare a qualsivoglia genere di visione personale, sacrificando volontà e propositi sull’altare del nucleo familiare. Carla davanti a tale argomentazione, ancora una volta abbassò il capo e mando giù, come tante volte aveva dovuto fare in passato per assecondare le resilienti attitudini del marito.

Per lei non era stato affatto facile far dimenticare in primo luogo a sé stessa le simpatie socialiste di suo padre, che inevitabilmente avevano marcato la sua educazione e la sua sensibilità. Il suo stomaco però contrariamente alle sue speranze, sembrava non abituarsi mai del tutto agli amari bocconi da deglutire, e quel sapore di rassegnazione le risultava ogni volta più indigesto. Fino a che punto un essere umano avrebbe potuto perdere di vista la personale percezione etica del bene per sottostare a leggi che ad ogni passo allargavano il divario fra ciò che è il giusto e ciò che è invece la giustizia? Carla se lo chiedeva da troppo tempo e da parecchio aveva dentro di sé la risposta. Mancava solo il coraggio delle proprie azioni; un abisso ogni giorno più profondo separava oramai i due coniugi e per evitare di finirne risucchiato Lorenzo non seppe far di meglio che gettarsi ancor più anima e corpo nella carriera. Non poche posizioni di rilievo si erano liberate nel mondo accademico in seguito alla cacciata di semiti e dissidenti. Per un uomo dotato di disciplina e zelo si potevano spalancare porte per il raggiungimento di obiettivi inarrivabili fino a qualche tempo prima. Carla dal canto suo reagì al gelo coniugale aprendo una valvola di sfogo sul mondo.

La necessità di poter condividere le sue inquietudini morali con qualcuno che la potesse capire fino in fondo la portò a riagganciare i rapporti con Emma, una amica di vecchia data, anche lei emigrata dall’Agro Pontino, e anche lei proveniente da una famiglia notoriamente antifascista. I rapporti fra le due si rinsaldarono rapidamente e la consonanza di sentimenti aveva portato in breve tempo alla reciproca fiducia. Fu così che quando Emma le propose di partecipare a delle riunioni clandestine di una camera del lavoro, Carla accettò senza remore e con entusiasmo. Parteciparvi le aveva fatto sperimentare un senso di pienezza tale che non si era tirata indietro neppure davanti al compimento di alcuni volantinaggi di materiale contro il regime nel suo quartiere, seppur conscia di cosa avrebbe comportato per lei e la sua famiglia essere sorpresa facendolo.

Questi piccoli avventurosi spiragli di ribellismo le avevano permesso di rendere da un lato meno pesante la maschera che portava in casa; dall’altro le avevano permesso di visualizzare il momento nel quale l’avrebbe gettata. La Storia con la maiuscola fece ingresso al loro domicilio un giorno di mezza estate del 41 attraverso la cassetta della posta.

Da quel momento gli eventi, che parevano restare sospesi da tempo immemore in una bolla eterea, precipitarono fino a schiantare con una velocità inaudita. Quando Carla adocchiò l’indirizzo mittente la busta divenne di una pesantezza insostenibile. Fu Lorenzo ad aprirla ed afferrare la cartolina precetto che chiamava il giovane Prospero alle armi. Il padre si era adoperato con tutte le sue forze presso ogni eccellente conoscenza per evitare quel momento, ma evidentemente non era bastato. Dopo aver letto al figlio della convocazione presso il distretto militare competente, trovò vigliaccamente la solennità di annunciargli che sarebbe presto divenuto un prode ufficiale del patrio esercito. A queste parole per la prima volta in tanti anni Carla perse il contegno remissivo che si addiceva al suo ruolo femminile gridando: “Tu sei solo l’ombra riflessa di ciò che fù un uomo!”

Insieme a Prospero se ne partì l’ultima ratio che poteva ancora dare un senso alla loro unione. L’illusione di poter continuare a vivere una vita serena aggrappati ad uno scoglio mentre la marea inesorabile continuava a montare era definitivamente svanita.

Carla fece la sua scelta prima che l’acqua raggiungesse la gola. Il biglietto che poche settimane dopo l’arruolamento del figlio lasciò sul tavolo della cucina recitava poche parole ma dense di significato: “Quando l’ingiustizia si fa legge la resistenza è un dovere, io voglio vivere, rinunciare a libertà e morale per sopravvivere non è degno di un essere umano”. Lorenzo non la rivide mai più . Solo a guerra finita seppe da un fratello di lei che si era rifatta la vita con un gappista dopo aver partecipato attivamente a quel che fino a poco tempo prima era definito criminale banditismo, ma che oramai tutti iniziavano a chiamare lotta di liberazione. A quell’altezza oramai anche lui conosceva sin troppo bene quanto velocemente la realtà potesse irrompere nelle storture di una narrazione zeppa di menzogne.

Per mesi e mesi aveva letto ed udito di come il valoroso esercito italiano, al fianco dei suoi alleati, si coprisse di gloria su ogni fronte. La propaganda organizzata dalle tante bocche di giornali e radio era stata spazzata via di un sol botto dalla verità di un’altra epoca che avanzava; allo stesso modo di come spazzata via era stata la vita di suo figlio sul fronte russo. La medaglia al valore che lo ricordava pareva un’ultima tragica beffa a lui riservata dal regime, al quale aveva permesso di farsi trasformare da uomo libero ad automa e schiavo. Anche Lorenzo avrebbe potuto rifarsi una vita nel nuovo mondo, in fin dei conti un individuo resiliente e servile come lui sarebbe stata una pedina utile ed interessante anche per l’emergente sistema di potere. Essere antifascisti in assenza di fascismo era risultato essere un facile camaleontico approccio per molti.

Ma Lorenzo, ad un ulteriore rilancio al ribasso, preferì un ultimo gesto di dignità, un cappio ed una corda.

 

Winston

Inverno 2020-2021