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Bestiario pandemico per covidioti sintomatici

martedì, Marzo 14th, 2023

Una breve raccolta delle bestialità dette e fatte dai menestrelli della narrazione pandemica che col loro operato hanno garantito l’affermazione di uno stato di eccezione che ha rappresentato il primo passo verso il regime tecno-sanitario che appare all’orizzonte e che sta per travolgere le nostre esistenze.

La raccolta non ha la pretesa di essere esaustiva ma vuole fungere da bestiario a futura memoria.

A questa raccolta non seguirà una riflessione, le parole contenute si commentano da sole.

2020

31 gennaio: Giuseppe Conte nel rassicurare gli italiani con il più trito dei ritornelli: “è tutto sotto controllo”.

2 febbraio: Roberto Burioni, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, “in questo momento in Italia il rischio è zero”. A Fazio che gli aveva chiesto perché allora si vedessero in giro così tante mascherine, Burioni replicò ironicamente: “sarà per l’inquinamento”.

24 febbraio, Salvini su Twitter: “non è il momento delle mezze misure: servono provvedimenti serve l’ascolto dei virologi e degli scienziati, servono trasparenza, verità e un’informazione corretta, servono controlli ferrei ai confini su chi entra nel nostro Paese”.

27 febbraio un coerente Salvini in diretta su Facebook: «l’Italia riparte. Alla faccia di chi se la prende con medici, infermieri, governatori e sindaci, saranno ancora una volta cittadini, famiglie e imprese a salvare questo splendido Paese»

27 febbraio: Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico, promuove ai Navigli di Milano l’“aperitivo contro il panico” e sempre nella stessa giornata, Matteo Salvini segretario della Lega esortava a “riaprire tutto”, prodigandosi quindi in un lungo elenco: “fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, bar, ristoranti, centri commerciali

28 febbraio Luca Zaia lodando l’igiene italica afferma che: “la Cina ha pagato un grande conto di questa epidemia perché comunque li abbiamo visti tutti mangiare i topi vivi”.

Nei giorni della “Milano non si ferma”, il sindaco Giuseppe Sala profetizza: “Virus, ora si esagera. Diamoci tutti una calmata” (Libero), “Riapriamo Milano” (Repubblica), “Morti di Coronavirus in Italia? Zero” (Il Giorno).

24 aprile, Donald Trump in visione mistica propone: “Vedo che il disinfettante uccide il virus in un minuto. Un minuto. C’è un modo di fare qualcosa del genere, mediante iniezioni all’interno o una sorta di pulizia? Sarebbe interessante verificarlo”.:

Maria Rita Gismondo direttrice del laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano, definisce la Covid-19 “una problematica appena superiore all’influenza”.

Maggio: Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova dalla sua sfera di cristallo: “ora potrebbe essere diverso: la potenza di fuoco che aveva due mesi fa non è la stessa potenza di fuoco che ha oggi”.

2 maggio Vincenzo De Luca sul futuro della classe dirigente italica: “Mi arrivano notizie che qualcuno vorrebbe preparare la festa di laurea. Mandiamo i carabinieri, ma li mandiamo con i lanciafiamme”.

4 maggio, il quotidiano Libero nel titolo di prima pagina: “Il virus? A giugno sarà morto”.

23 maggio, il contagio secondo Giulio Gallera, assessore al Welfare della giunta lombarda: “per infettare me, bisogna trovare due persone infette nello stesso momento e non è così semplice trovare due persone infette che infettino me”. Dimostra di non aver compreso il significato del fattore più importante per valutare l’andamento dell’epidemia e, di conseguenza, per orientare le politiche di contenimento.

Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele di Milano e medico personale di Silvio Berlusconi: “Il virus è clinicamente morto”.

27 Luglio Vittorio Sgarbi: “Nei nostri ospedali non c’è più Covid“.

Agosto: un ispiratissimo Bassetti: “Chi dice che avremo una seconda ondata come la Spagnola fa terrorismo”.

9 novembre, sempre Bassetti, in piena seconda ondata, afferma che “il Covid è stato ingigantito”.

4 settembre, Burioni: «Devo purtroppo comunicare a tutti che cantare in coro sembra comportare un rischio molto alto di avere un focolaio epidemico».

14 dicembre, Maria Van Kerkhove, capo epidemiologa dell’Oms “Babbo Natale è immune al coronavirus e potrà viaggiare per consegnare i regali a tutti i bambini del mondo

2021

17 luglio: Giorgia Meloni su Instagram: “Il governo chiederà il green pass anche a chi sbarca ogni giorno illegalmente in Italia o le assurde limitazioni che vorrebbero imporre valgono solo per gli italiani?”. Lo sciacallaggio non ha limiti.

22 Luglio Burioni su Twitter: “Idea molto intelligente: tutti insieme a gridare, tutti non vaccinati, vicini e senza mascherina. Non si vogliono vaccinare, ma otterranno l’immunità (e il green pass) attraverso la malattia. Mi spiace per gli innocenti che infetteranno, ma non ci si può fare niente”.

25 luglio Burioni su Twitter: “Propongo una colletta per pagare ai novax gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci”

22 luglio: Mario Draghi a reti unificate: “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente: non ti vaccini, ti ammali e muori. Oppure, fai morire: non ti vaccini, contagi, lui o lei muore”.

10 settembre Salvini contro il green pass:”È il mestiere del vaccino: se io provo ad ammazzare il virus, il virus cerca di sopravvivere variando, mutando e reagendo al vaccino”.

14 ottobre: la libertà è sempre un vaccino più in là. Burioni: “In questi giorni la situazione della pandemia Covid-19 in Italia è a un momento della verità”.

17 novembre: un ispiratissimo Deluca, presidente della Campania: “Contro l’irresponsabilità dei no-vax, mi rimane solo il Napalm, il lanciafiamme l’abbiamo introdotto”.

21 dicembre: «Sì sì sì, sì sì vax, vacciniamoci» il coretto delle virostar Crisanti, Burioni e Pregliasco nella trasmissione di Radio1 “Un giorno da pecora”.

27 dicembre: Bassetti: “A breve avremo 100 mila contagi al giorno. Chi ha il raffreddore non può avere le stesse regole di chi ha la polmonite, altrimenti si blocca il Paese; se noi mettiamo in quarantena tutti i contatti potenziali di questi 100 mila positivi blocchiamo il Paese. Le regole sono quelle di due anni fa, andrebbero cambiate””.

2022

15 gennaio: Il Tar del Lazio si è pronunciato su un ricorso promosso da alcuni medici, che contestavano la validità della circolare del Ministero della Salute sulla Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-COV-2, nella parte in cui, nei primi giorni della malattia, prevede una mal intesa “vigilante attesa” e somministrazione di FANS e paracetamolo (principio attivo della Tachipirina) e in particolare nella parte in cui pone delle indicazioni “in negativo”, ossia sconsigliava ai medici di utilizzare determinati farmaci come l’idrossiclorochina. A 2 anni di distanza comincia a crollare il castello di carte della propaganda ufficiale.

Marzo: Bassetti su Rai Tre: “Forse ci siamo preoccupati troppo poco del virus nell’ultimo mese”.

8 luglio Bassetti e la strategia della tensione continua: “La variante indiana è più contagiosa di Omicron 5”

4 agosto: Bassetti  “Questo studio dei Cdc dimostra come la mortalità per Covid negli Usa sia stata importante negli anni 2020 e 2021” diventando “la terza causa di morte dopo malattie cardiovascolari e tumori

15 settembre: Roberto Burioni, insiste con una narrazione tossica su Twitter condividendo uno studio sulle varianti Omicron 4 e 5 che ne confermerebbe «la maggiore contagiosità, la capacità di infettare le persone vaccinate e/o guarita anche da Omicron 1 o 2 e purtroppo è prevedibile anche una maggiore patogenicità». La strategia della paura “whatever it takes”.

10 ottobre: Burioni ad una settimana dalla somministrazione dell’ennesima dose e positivo al Covd: “Il vaccino fa sì che io possa essere qui e non in ospedale, con febbre, tosse, mal di testa e una voce alla Barry White”.

26 settembre Crisanti eletto in Senato nelle file del Partito democratico: “Io eletto, manterrò impegni presi”… “Partito dovrà riflettere”

26 ottobre: Crisanti spiega esattamente la visione unitaria delle politiche di contenimento del Covid: “Sono state le regioni di centrodestra a mettere in campo misure liberticide. Prima hanno negato il virus, poi remato contro le misure per contenerlo”

19 dicembre 2022: Pregliasco all’incasso del lavoro propagandistico fatto: “Ci ho pensato su un po’ di tempo e alla fine ho deciso: mi candido a consigliere regionale della Lombardia nella lista civica con il candidato presidente del centrosinistra” (Pierfrancesco Majorino nda). Per completezza, poi non eletto.

2023

14 febbraio Bassetti pone le basi per la prossima pandemia: “Dopo tre anni abbiamo vinto la guerra”…”Ora preoccupa l’aviaria”

24 febbraio: Bassetti a braccio libero su facebook: “C’è chi spaventa la gente o cerca di consolare famiglie che hanno perso prematuramente i loro figli dicendo che c’è una correlazione tra morti improvvise nei giovani e vaccino per il covid, generando terrore per i vaccini e generando odio nei confronti di noi medici”. Nessuna pietà verso i morti per le numerose relazioni avverse.

2 marzo: La zona rossa avrebbe evitato 4000 morti. Dalla procura di Bergamo parto avvisi per 19 indagati tra cui Conte, Speranza, il governatore della Lombardia Fontana, l’ex assessore Gallera, il presidente dell’Iss Brusaferro e il presidente del Consiglio superiore di Sanità Locatelli.

 

Lo stato mai si è processato e mai lo farà, non vi sarà mai giustizia senza Lotta.

 

Valsabbin* Refrattar*

 

Tra le varie fonti consultate:

ansa.it

wired.it

ilmanifesto.it

adnkronos.com

travisotoday.it

genovatoday.it

 

 

Un uomo sepolto-Vivo

sabato, Gennaio 21st, 2023

Ha suscitato grande clamore l’arresto di Matteo Messina Denaro capo dei capi della Cosa Nostra siciliana che avrebbe preso le redini dell’organizzazione dopo la cattura di Provenzano e Riina.

Sotto falso nome in cura per un tumore è stato sorpreso e fermato in una clinica palermitana e subito trasferito al carcere dell’Aquila, dove, nonostante le sue condizioni di salute forse la sua storia ha prevalso, è stato considerato idoneo al regime carcerario più duro, il famigerato 41 bis.

Il 41 bis è una disposizione dell’ordinamento penitenziario introdotta nel 1986 durante la “guerra alla mafia”, ed è stata istituita con molteplici finalità tra cui limitare le manifestazioni di dissenso all’interno delle carceri e favorire il sistema premiante di delazione, dissociazione e pentimento dei mafiosi.

È doveroso constatare che in quasi 40 anni dalla sua istituzione non ha certamente contenuto i fenomeni per cui è stata propagandata, diversamente forse non si parlerebbe con così tanta enfasi dell’arresto di Messina Denaro, ma anzi come tutte le misure repressive introdotte con carattere temporaneo è finita per diventare strutturale e ha trovato negli anni un’applicazione maggiore.

Per la prima volta dalla sua istituzione, lo scorso ottobre, è stata affibbiata ad un anarchico, Alfredo Cospito già da 10 anni in carcere (di cui sei trascorsi in massima sicurezza) per avere gambizzato nel 2012 Roberto Adinolfi lobbista e amministratore di Ansaldo nucleare che da anni, in barba ai numerosi referendum sul tema, portava avanti l’agenda nucleare in Italia.

Durante la carcerazione Cospito è stato dapprima accusato di avere piazzato due ordigni esplosivi fuori da una caserma dei carabinieri a Fossano (Cuneo) nel 2006 e di essere “capo e organizzatore di un’associazione con finalità di terrorismo” (parlare di capo in un’organizzazione anarchica fa già ridere se non fosse tragico per le sue conseguenze) e poi condannato nei primi due gradi di giudizio per strage, che non ha provocato né morti né feriti ma solo dei danneggiamenti.

Lo scorso mese di luglio la Cassazione ha modificato il capo di imputazione condannandolo a strage contro la sicurezza dello Stato, che prevede tra l’altro il 41 bis e l’ergastolo ostativo il “fine pena mai” trattato anche in altri nostri scritti https://lavallerefrattaria.noblogs.org/post/category/gabbie-e-liberta/ .

Davanti a questa sproporzione, nemmeno per l’attentato di Capaci è stato ipotizzato questo reato, Alfredo Cospito e Anna Beniamino dal carcere di Rebibbia (coimputata e che come Cospito mai ha rivendicato l’azione di Fossano) hanno intrapreso uno sciopero della fame contro questa violenza.

Cospito è da dieci anni nelle mani dello stato, e da ottobre è sottoposto al carcere duro (come se ne esistesse uno morbido) senza potere beneficiare in alcun modo dei benefici penitenziari previsti per gli altri regimi detentivi.

Egli è senza legami con l’esterno, la posta è sottoposta a censura (quando arriva), d’altronde un capo degli anarchici non ravveduto è un problema, con l’ora d’aria limitata in un cubicolo di cemento e pure con restrizioni riguardanti la socialità con gli altri detenuti; immagino che il suo esterno sia nella mente, nel cuore e nei ricordi e a volte negli incontri col proprio avvocato.

Nemmeno le foto dei genitori morti può tenere nella sua cella, la burocrazia da questo punto di vista è tremenda e le vieta in quanto non è stato richiesto il riconoscimento formale dell’identità dei genitori da parte del sindaco del paese d’origine.

Di fronte a questa assenza di umanità viene da pensare quale sia l’intento di chi ha scritto certe norme..

Alfredo da quasi 100 giorni sta portando avanti una battaglia che sarà a suo dire “fino all’ultimo respiro” che pare purtroppo ogni giorno sempre più vicino, o almeno lo desumiamo dalle parole dell’avvocato che, riferendosi alle sue condizioni di salute, pochi giorni fa affermava: “siamo sull’orlo del precipizio”.

In questa società benaltrista, dove pur di non affrontare un problema si fa un continuo richiamo ad altri problemi sempre ben più pressanti del primo e che puntualmente non vengono mai trattati, un uomo, con la sua storia, è rinchiuso tra 4 mura.

Un uomo tombato che si vorrebbe morto, almeno dal punto di vista intellettuale, ma vivo, sottoposto ad un trattamento ingiusto e inumano, pensato per annichilire e svilire e per svuotare l’uomo di qualsiasi pulsione di libertà.

Un uomo vivo che sta mettendo la sua vita in pericolo, per ricordarci tra le tante cose quanto il regime democratico sia nella sua struttura fragile, ipocrita, violento e sottomesso ai più bassi istinti umani e quanto sia compito di tutti mantenere viva l’idea innata di giustizia e libertà che non troviamo espresse nelle carte costituzionali.

Un uomo vivo che col suo esempio, col suo sacrificio, sta mandando in soffitta qualsiasi idea di finalità rieducativa della pena mettendo in discussione l’esistenza stessa del sistema detentivo con tutte le sue insopportabili falsità.

Un uomo vivo, sepolto è ben altro.

Il nemico alle porte

giovedì, Aprile 7th, 2022

Ad un mese e mezzo dell’inizio delle operazioni militari russe in Ucraina sono tante le sensazioni che ci pervadono e ci attraversano e tanta è la rabbia per questa guerra.

Sono stati e sono giorni concitati dove oltre al frastuono delle esplosioni prosegue incessante il bombardamento mediatico di notizie, dove diventa quasi impossibile scindere la realtà dalla finzione e dove la vita e la morte non sono altro che una fiction, una prima tv che ci deve aspetta di fronte al divano.

Ciò che emerso palese è la posizione dell’occidente che al primo squillar di trombe si è attruppato e indossato l’elmetto della propaganda, al grido di armatevi e partite, ha immediatamente appoggiato una linea belligerante e interventista a sostegno tout court di un paese, l’Ucraina, certamente invaso e che ben rappresenta la frontiera delle nuove “land of freedom”: ipernazionaliste e per certi versi reazionarie.

Un po’ di stupore, ma neanche troppo, abbiamo imparato bene a conoscere i nostrani democratici che proni alle indicazioni atlantiste non hanno nemmeno mostrato la solita faccia ipocrita che li contraddistingue e che li ha visti alla meglio girare il viso di fronte ai peggiori massacri in giro per il mondo quando al peggio pure sostenere; la ragion di stato è chiara fin da subito: la pace “non s’ha da fare”.

L’abbiamo conosciuta, affrontata e contrastata in questi anni la loro doppia morale, dove la ratio economica ha sempre avuto il sopravvento rispetto a tutto ed oggi, in prima linea anzi in trincea vediamo gli esponenti di quel partito che porta proprio nel nome la parola democrazia.

In trincea forse no, in fureria come citava Sordi parlando dei romani nello straordinario film di Monicelli “La Grande Guerra” e che sarebbe da rivedere, ma sicuramente all’avanguardia della svolta azionista.

Non è un caso che esponenti di spicco di questo partito oggi ricoprano posizioni chiave in quegli asset definiti strategici del comparto difesa, utilizzando l’ennesimo neologismo che vuole mascherare ciò che in realtà è: l’industria bellica.

Alcuni nomi: Marco Minniti, una vita da democratico, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri (governo D’Alema I e II) e ministro dell’interno del Governo Gentiloni ieri firmatario della legge che istituiva dei lager per migranti in Liba e oggi presidente della Fondazione Med-Or, fondazione che tratta con i principali regimi dal golfo persico al Marocco.

Nicola Latorre prima nei democratici di sinistra poi Ulivo e infine partito democratico, oggi direttore generale di Agenzia industria difesa, Fausto Recchia amministratore delegato di Difesa Servizi ed infine Alessandro Profumo Amministratore delegato di Leonardo Finmeccanica azienda con un fatturato da 13 miliardi attiva nella produzione di cacciabombardieri ed elicotteri pesanti, corvette, navi d’assalto e sottomarini, missili aria-terra e anti-nave, cannoni e mitragliatori e sistemi radar giusto per citarne alcuni.

Sono solo alcuni esempi, forse i più eclatanti, tanto da farci però sorgere il sospetto che questi sinceri democratici stiano appoggiando questa narrazione bellicosa non tanto, o meglio non solo, per supposti principi di internazionalismo e/o solidarietà dei popoli ma per i peggiori fini economici.

Va sottolineato poi come il 18 marzo scorso la camera con 367 voti a favore, 25 contro abbia votato per l’invio di armi in Ucraina e come il governo dei migliori stia cercando di imporre l’aumento della spesa militare al 2% del Pil, ossia da 25 a 38 miliardi; una mostruosità che in tempi di emergenza sanitaria rappresenta uno schiaffo in faccia alle bare di Bergamo e ai morti e alle politiche discriminatorie e illiberali promosse.

E se il pesce puzza dalla testa ci chiediamo come sia messo il resto del corpo, la base di questi partiti, che di fronte a questo scempio, a questo pacifismo di facciata, a questo interventismo acritico e interessato, allo stigma dato al nemico di turno, non alzi una voce forte e chiara contro la guerra, qualsiasi essa sia, e contro l’industria bellica che sta, lentamente come un cancro, uccidendo le nostre libertà.

Negli anni abbiamo potuto constatare come tutti quei valori, per loro democratici, siano pian piano stati sostituiti dall’unica cosa importante per questi politici, la gestione del potere a scapito proprio di quei principi dove il whatever it takes, a qualsiasi costo, non è orientato alla tutela dei propri ideali e della propria integrità ma alla difesa dei propri privilegi.

Il nemico è rappresentato oggi da chi finanzia l’industria bellica, da chi la dirige, da chi falsamente propugna ideali di pace seminando guerra e da chi difronte a tutto questo scempio tace.

Il nemico è alle porte, non dimentichiamolo.

Valsabbin* Refrattar*

 

Vaccino e moschetto, democratico perfetto!

giovedì, Marzo 24th, 2022

Dell’attitudine terribilmente reazionaria dei cosiddetti democratici ne abbiamo parlato in numerosi scritti pubblicati su questo blog che spaziavano dalla questione memorialistica dalla prima guerra mondiale, passando per la Resistenza arrivando poi alla questione confine orientale ma anche a quella della gestione “pandemica” e che li ha sempre visti come avanguardie della repressione e della falsificazione storica.

In questi giorni i novelli istituti “Lvce”, i mezzi di informazione del regime democratico, solo per un soffio sono riusciti ad allinearsi alla nuova narrazione belligerante che spezzando le reni al racconto pandemico ha in brevissimo recuperato il terreno che pareva perso e a reti unificate ha dichiarato la nuova guerra che questa disgraziata terra si sta trovando a combattere.

E dopo la battaglia al covid, col petto gonfio, il perfetto democratico dopo avere sostenuto leggi emergenziali, isolamento, segregazione sociale e un lasciapassare che di sanitario ha ben poco tant’è che tuttora è lontano dall’essere tolto, in nome della sicurezza e di una presunta libertà, ha tolto il cerotto dal braccio punturato ha indossato l’elmetto e imbracciato il fucile.

Il parlamento contro oltre ogni sua legge, contro pure la costituzione più bella del mondo, la stessa che viene utilizzata o evocata come un magico talismano o una taumaturgica reliquia ad uso e consumo del caso, di fronte alle operazioni russe (esecrabili come ogni guerra d’invasione) ha votato a spron battuto l’invio di armi in Ucraina e senza un minimo dibattito o discussione ha aumentato la spese militare che sarà pari al 2% del Pil, pari a circa 36 miliardi l’anno.

E senza porsi nemmeno una domanda completamente refrattari ad una analisi che considerasse non diciamo l’ultimo secolo ma almeno gli ultimi otto anni questi ipocriti democratici hanno così mostrato il loro essere pacifisti a corrente alternata.

E così da noti democratici abbiamo sentito stigmatizzare chi non si sia allineato a questa narrazione e a questa svolta guerrafondaia tacciandoli come pericolosi disertori, con l’accezione tipica di chi la diserzione non l’ha mai accettata e la guerra, l’idea militarista della società, in fin dei conti l’ha sempre sostenuta.

Il grande varietà bellico si è completato pochi giorni fa con la diretta alla camera del presidente ucraino accolto, ascoltato e omaggiato con 92 minuti di applausi. Peggio è andata a quei mostri, immediatamente sbattuti in prima pagina, che hanno avuto la sola colpa di declinare l’invito di applaudire a reti unificate e non hanno partecipato all’imperdibile show.

Oggi ci troviamo ad affrontare un’economia di guerra fatta di razionamenti, dell’ennesimo stato di emergenza militare che così può giustificare qualsiasi abominio e di un invio di armi forse prologo all’invio di truppe e manna per le aziende armiere principali contribuenti al Pil nazionale, in parte grazie all’assenza di un movimento per la pace che nel ‘900 ci ha contraddistinto e che dobbiamo con forza ricostruire e grazie all’ipocrisia dell’intero arco parlamentare che della pace poco importa e che sa quanto la guerra, all’economia occidentale malata terminale, faccia bene.

Ma il democratico queste cose non le vuole sapere.

Putin oggi è il nemico su cui concentrare i quotidiani 2 minuti di odio, indossando l’elmetto della propaganda resistente a qualsiasi dubbio e imbracciando le armi spuntate del vaccino e del moschetto che per questo democratico perfetto, sempre in prima linea a combattere il nemico di turno, rappresentano l’immunizzazione dalla più terribile delle malattie che lo può affliggere: la Libertà.

Lunga vita ai disertori, ai sabotatori e a chi della guerra non ne vuole sentire parlare e che della pace ne fa una ragione di vita.

Riflessione sul certificato verde 2

lunedì, Gennaio 24th, 2022

Che il certificato verde sia un provvedimento che poco ha avuto e ha a che fare con la sicurezza sanitaria è un fatto che fin dalla sua introduzione abbiamo fortemente affermato.

Pensato e approvato lo scorso giugno dall’unione europea per “regolamentare” gli spostamenti delle persone tra i suoi stati aderenti e presentato in pompa magna dal suo presidente Sassoli che l’ha sponsorizzato come misura di tutela sanitaria, è stato fin da subito recepito, applicato dal governo a guida Draghi e fin dai primi mesi sempre più esteso.

Già in agosto lo abbiamo visto reso obbligatorio per l’accesso a ristoranti al chiuso, palestre, piscine, centri termali e altri luoghi dove poteva sussistere il rischio di assembramento, come cinema, teatri, sale da concerto, stadi o palazzetti sportivi, convegni e congresso.

Il 15 ottobre poi l’obbligo è stato ampliato pure per recarsi al lavoro. Il decreto del 21 settembre, decreto prassi di governo ormai divenuta abituale che bypassa completamente qualsiasi confronto con le parti sociali e qualsiasi dibattito parlamentare, in sintesi decide il presidente del consiglio e i suoi ministri, introduce l’obbligo di possesso ed esibizione del certificato verde per l’accesso ai luoghi di lavoro, inizialmente fino al 31 dicembre, pena la sospensione.

La svolta di questo lasciapassare è introdotta col decreto dello scorso 26 novembre scorso vigente dal 6 dicembre che amplia il concetto di certificato verde introducendo il super greenpass o g.p. rafforzato affermazione della volontà di rendere subdolamente obbligatoria l’inoculazione e che e ha reso necessaria un’ulteriore divisione sociale con regole diverse per vaccinati o guariti e i non vaccinati e che rispetto al primo è rilasciato solo alle persone sottoposte all’inoculazione o guarite.

Il Decreto del 23 dicembre, passato come decreto Natale 2 ha infine prorogato lo stato di emergenza al 31 marzo 2022, in barba pure alle norme costituzionali, il possesso del g.p. per accedere al luogo di lavoro e ha introdotto ulteriori strette per il periodo natalizio.

Sempre col metodo del decreto-legge dal 20 gennaio e nei prossimi giorni il lasciapassare sarà obbligatorio fino al 31 marzo anche per l’accesso ai locali di servizi alla persona, quali parrucchieri e estetisti, agli istituiti di credito e alle poste e ai pubblici uffici e sarà obbligatorio per accedere alle tabaccherie, alle poste, e alle agenzie di collocamento e ai caf.

Ormai è evidente che la misura del certificato sia contraria a qualsiasi necessità medica o sanitaria e poco ha che fare con il contenimento di questa malattia, le evidenze sono numerosissime, pure i medici “amici” di governo ne stanno denunciando l’inutilità e perfino Amnesty si è espressa a riguardo; in merito citiamo solo dall’obbligo di affiancare un tampone negativo al certificato per potere accedere a certi luoghi.

Le menzogne di stato, colpose e sempre più dolose, dalla tachipirina e vigile attesa alla frase: “Non ti vaccini, ti ammali e muori e fai morire” fino a quelle che riguardano questa misura stanno mostrando come si stia profilando all’orizzonte un sistema di controllo sociale che se inizialmente era verticistico e centralizzato col susseguirsi delle norme contenute in questi decreti sta scivolando via via nel peggior sistema di verifica e delazione dei più noti regimi che la storia ricorda.

Il certificato verde è l’ennesimo strumento di ricatto ed è una pratica estorsiva, se non l’hai non lavori, non accedi ai luoghi di cultura e di socialità, che troppo spesso vediamo utilizzata anche dal padronato italiano, sono decine le segnalazioni che in questi mesi sono state raccontate.

Si cominciano a leggere di gruppi di studenti volontari, novelle guardie rosse della rivoluzione, pronti al controllo del certificato e al deferimento all’autorità dei rei possessori o non di un certificato non valido.

La pandemia passerà ma il desiderio di controllo no, si prospettano tempi bui tempi in cui solo la nostra ferma opposizione a queste leggi liberticide e antiscientifiche potrà scongiurare.

Valsabbin* Refrattar*

Cronologia pandemica vol.III

giovedì, Gennaio 20th, 2022

INVERNO 2021-2022

23 dicembre: stretta per le festività natalizie, stop di eventi anche all’aperto per capodanno e modifica della durata dei certificati verdi e dell’obbligo di somministrazione della quarta dose

Natale: il decreto del 23 dicembre provoca il caos e lunghissime code e assembramenti si creano fuori dalle farmacie.

29 dicembre: nuovo decreto che estende il super green pass anche ai mezzi di trasporto e ad altre attività per cui prime era sufficiente il solo green pass base

5 gennaio: il decreto Covid prevede un cronoprogramma di estensione dell’obbligo di certificato verde super per l’accesso ai locali di servizi alla persona, quali parrucchieri e estetisti, agli istituiti di credito e alle poste e ai pubblici uffici e sarà obbligatorio per accedere alle tabaccherie, alle poste, e alle agenzie di collocamento e ai caf. Il decreto introduce l’obbligo vaccinale per gli over 50 pena la comminazione di una sanzione amministrativa di 100€.

15 gennaio: Il Tar del Lazio si è pronunciato su un ricorso promosso da alcuni medici, che contestavano la validità della circolare del Ministero della Salute sulla Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-COV-2, nella parte in cui, nei primi giorni della malattia, prevede una mal intesa “vigilante attesa” e somministrazione di FANS e paracetamolo (principio attivo della Tachipirina) e in particolare nella parte in cui pone delle indicazioni “in negativo”, ossia sconsigliava ai medici di utilizzare determinati farmaci come l’idrossiclorochina.

20 gennaio: Il Consiglio di Stato ha sospeso con un decreto la sentenza del Tar del Lazio che annullava il protocollo ministeriale riguardo le cure domiciliari. Se ne riparlerà in Camera di consiglio il prossimo 3 febbraio. Dolosi dilettanti allo sbaraglio.

 

 

Cronologia pandemica vol.II

giovedì, Dicembre 23rd, 2021

AUTUNNO 2021

Normalizzazione dei trattamenti sanitari obbligatori

22 settembre: l’Ue firma un contratto di acquisto per 5 nuovi anticorpi monoclonali, che dovrebbero essere utilizzati a partire da ottobre

23 settembre: Draghi firma il dpcm che rende obbligatoria la certificazione verde per accedere ai luoghi di lavoro, sia nel pubblico che nel privato. Chi non lo mostrerà sarà sospeso dal lavoro

25 settembre: prime cariche contro i manifestanti che protestano contro il lasciapassare sanitario e l’obbligo vaccinale

2 ottobre: dopo 2 mesi proseguono incessanti le proteste. Sale la tensione.

6 ottobre: parte in ordine sparso la somministrazione della terza dose con il vaccino antinfluenzale

7 ottobre: viene aperta un’inchiesta dalla corte dei conti per danno erariale sul mancato utilizzo delle terapie a base di anticorpi monoclonali a partire dall’autunno 2020

9 ottobre: durante la manifestazione romana contro il green pass parte un corteo, con in testa esponenti dell’estrema destra italiana, vandalizza la sede della Cgil di Roma

15 ottobre: scatta l’obbligo di possedere ed esibire su richiesta il green pass per tutti i lavoratori del settore privato, a prescindere dalla natura subordinata o autonoma del rapporto di lavoro. L’obbligo è al momento previsto fino al 31 dicembre 2021, data in cui, salvo proroghe, terminerà lo stato di emergenza sanitaria. Numerose proteste che hanno il loro focus nella città di Trieste.

18 ottobre: i manifestanti al varco 4 del porto di Trieste vengono sgomberati con l’uso di idranti e cariche a freddo.

26 novembre: viene introdotto il super green pass o green pass rafforzato che cambia le regole per accedere ai luoghi di lavoro (obbligo di super green pass per gli over 50 al lavoro e obbligo vaccinale per chi ha compiuto i cinquant’anni se è senza lavoro) trasporti e mezzi pubblici, ristoranti e bar, università, matrimoni.

5 diembre: Mario Monti ex presidente del consiglio in studio da Fazio ci ricorda quanto la nostra libertà stia loro a cuore:  “abbiamo iniziato ad usare il termine guerra ma non abbiamo usato una politica di comunicazione adatta alla guerra. Bisognerà trovare un sistema che concili la libertà di espressione che dosi dall’alto l’informazione… parlando continuamente di covid si fanno solo disastri, comunicazione di guerra significa che ci deve essere un dosaggio dell’informazione. Bisogna trovare delle modalità meno democratiche”.

 

Riflessione sul certificato verde

venerdì, Novembre 5th, 2021

Con questo breve scritto vogliamo aggiungere una riflessione sul certificato che da qualche mese è divenuto essenziale per vivere le nostre vite, partendo proprio dall’analisi sintattica del nome, nella neolingua green pass.

Il green è ovviamente collegato all’idea verde che ha sempre un’accezione positiva e che può essere collegata a quei modelli di sviluppo più sostenibili o rispettosi verso l’ambiente, ovviamente senza snaturarne la visione classista e pass che letteralmente è tradotto con lasciapassare, è volutamente anglicizzato, inutile dire che sentimento può suscitare questa parola in italiano, ma di questo si tratta.

Di certificato verde abbiamo cominciato a sentire parlare a marzo 2021 quando il consiglio europeo cominciò a pensare ad un documento che attestasse l’avvenuta vaccinazione. La sua deliberazione è poi avvenuta lo scorso giugno, quando l’Ue l’ha adottato per evitare quarantene e test a chi voleva spostarsi in uno dei suoi stati membri. Il certificato, fatto passare come un diritto per tutti i cittadini, è stato pensato e rilasciato a chi è stato vaccinato, a chi è guarito dalla Covid-19 e a chi si è sottoposto a un test ed è risultato negativo, con test molecolari validi di 72 ore e quelli rapidi 48 ore.

La validità del certificato è variabile, con la doppia vaccinazione la certificazione è valida per nove mesi, con la prima dose vaccinazione fino alla somministrazione successiva, con la guarigione sei mesi e con guarigione con una dose di vaccino per nove mesi.

L’adozione italiana arriva praticamente contestuale a quella europea con il dpcm del 17 giugno che oltre alla “libertà” di spostamento, dal 6 agosto, introduce limitazioni per l’accesso a ristoranti al chiuso, palestre, piscine, centri termali e altri luoghi dove c’è il rischio di assembramento, come cinema, teatri, sale da concerto, stadi o palazzetti sportivi, convegni e congressi.

In pratica la socialità, lo svago e la cultura vengono subordinate al possesso di questo documento.

Col rientro dalle ferie estive l’obbligo di certificato verde è stato imposto per l’accesso a scuola, università e trasporti nazionali e con il dpcm del 23 settembre è stato esteso pure per l’accesso al luogo di lavoro sia pubblico che privato, tegola definitiva per chi ancora pensava questa misura fosse stata pensata per avere una qualsiasi utilità nel contenimento del virus.

Verso la fine di settembre, in considerazione di quelle certificazioni verdi in scadenza entro il 31 dicembre, circa 3 milioni, il governo ha deciso, su “consiglio” del Cts, il prolungamento della durata del certificato verde, da 9 a 12 mesi. La scelta è prettamente politica in sfregio alla religione scientifica (bell’ossimoro) finora professata in quanto non è stata supportata da reali dati ma è fatta per evitare che le certificazioni di quelle persone cessassero non avendo disponibili le terze dosi di vaccino e non potendo chiedere i tamponi.

Questa situazione è stata confermata anche da Crisanti che intervistato dalla trasmissione della terza rete Report andata in onda lunedì 1° novembre alla domanda dell’intervistatore “Sulla base di quali dati scientifici si basa (la proroga della durata del gp ndr)?” ha risposto categoricamente “Su nessuna base”.

Consapevoli dell’inutilità di questi novelli profeti, diciamo che fin dalle prime analisi sul tema abbiamo contestato la misura e da mesi andiamo dicendo che questo certificato verde non è un mezzo utile per contenere la diffusione del virus e la definitiva debellazione della pandemia, ma è il fine stesso.

Il certificato è pensato per creare le divisioni necessarie affinché chi ha devastato e saccheggiato la sanità pubblica in questi anni non paghi per quella gestione, per rinfocolare il ricatto lavorativo e allineare il sistema produttivo sul modello cinese e/o americano e per instillare quel tremendo seme del controllo nella società in spudorato sfregio a chi questa situazione l’ha già pagata ammalandosi o morendo.

Si rende sempre più necessaria una ferma opposizione alla misura in sé e contro una qualsiasi idea di rinnovo, che non dimentichiamo si dovrà accompagnare alla proroga dello stato d’emergenza, che rappresenterebbe il definitivo passaggio da un sistema democratico malato terminale ad uno dittatoriale in piena salute.

Contro il certificato verde per le libertà!

Valsabbin* Refrattar*

Quale riconciliazione

domenica, Ottobre 31st, 2021

Abbiamo appreso nei giorni scorsi del convegno promosso dall’associazione amici della storia di Vestone dal titolo “Paolo Giacomini: una giovane vita spezzata per amor di patria” che si svolgerà sabato 30 ottobre a cavallo degli abitati di Belprato e Vestone. La celebrazione propone la deposizione di una corona al monumento ai caduti a Belprato, dove è presente anche il nome del Giacomini, e continuerà all’auditorium di Vestone con i vari interventi del convegno.

Già in passato abbiamo scritto del rapporto che intercorre tra storia e memoria, alcuni degli articoli sono stati raccolti nell’omonima sezione di questo blog e anche in questa occasione vogliamo evidenziare, pur non descrivendo cosa sia stata stata la X-mas, la repubblica sociale, il battaglione Fulmine o la figura di Paolo Giacomini povero figlio del suo tempo, quale sia il subdolo tentativo di imporre una nuova narrazione dietro a quel periodo storico.

Sotto la magica parola di riconciliazione, utilizzata da uno dei relatori per la presentazione del convegno, c’è il chiaro intento di far passare dinamiche di pacificazione rispetto a quel periodo e a quei fatti che non possono esistere (ad esclusione della morte,livella sociale, che ha coinvolto anche il Giacomini), soprattutto se l’analisi e il racconto storico derivano da una propaganda tanto subdola quanto gretta.

Oggi tutta questa grettezza la troviamo in manifestazioni come quella di Vestone ove la retorica militarista vuole celebrare quel periodo e i suoi eroi quali “eroi a prescindere”, quindi rimuovendo ogni necessario giudizio storico; italiani che dopo l’armistizio del ‘43 si schierarono con la dittatura e i nazisti contro altri italiani quali erano i partigiani o i civili da loro ammazzati.

La vediamo in molte parole e celebrazioni per il centenario del “Milite Ignoto” (introdotto proprio da un sovrano per imbonire il proprio popolo mandato al massacro senza scrupoli) ove non si celebra la vittima per eccellenza di ogni guerra, ovvero l’umanità massacrata ed abbruttita, ma la figura del “servitore”, di cui si sottolinea l’indubbia italianità, mandato a morire per un astratto “interesse nazionale”, per una “gloria” che è solo quella di chi manda a rotoli il mondo in quanto incapace di guardare ad esso se non con sguardo predatorio.

Come è possibile assistere ancora a questa retorica, prettamente militarista e nazionalista (il feticismo per le armi è solo la punta di questo iceberg), che solleva la guerra e le sue “gesta”, definite sempre eroiche, da ogni giudizio di merito, di contesto, di valutazione etica e per chi si professa credente, da imperativi morali?

Come non stigmatizzare chi vuole assolvere le “gèsta militari” anche quando era dalla parte sbagliata o veniva imposta alle proprie genti abituate al lavoro e desiderose di vivere in pace?

Come non sottolineare la schizofrenia dalle associazioni d’arma quando avallano parole come “servire la Patria” o “morire per amor di Patria” che intenzionalmente vengono pronunciate da questi “relatori” in modo strumentale?

Quale idea di patria hanno queste associazioni d’arma presenti col loro simbolo sulla locandina e con la loro presenza al convegno. Quella della Xmas e della Repubblica Sociale per cui Giacomini è morto o un’altra?

Sarebbe interessante saperlo in considerazione della loro presenza alle numerose commemorazioni partigiane o al “culto” di Mario Rigoni Stern che dopo la Russia fu deportato nei campi di sterminio in Germania dove vi stette due anni.

Siamo di fronte, ancora, ad una intollerabile propaganda che si appoggia ad un becero militarismo che per sua natura è nazionalista, che per esistere necessita di porre popoli contro popoli e che trova origini nella manipolazione dei cittadini, in primis intorbidendo con falsità la memoria storica collettiva.

Difendiamoci da queste retorica, da questa narrazione tossica e falsa, che rimuove ogni responsabilità etica e storica della guerra stessa, le responsabilità collettive e dei singoli e con queste mistificazione confonde vittime e colpevoli, attaccando queste falsità con l’unica verità storica: l’opera del fascismo e dei fascisti prima, durante e pure dopo la seconda guerra mondiale è un crimine e che non può in alcun modo essere oggetto di alcuna riconciliazione.

Valsabbin* Refrattar*

La strategia della tensione

lunedì, Ottobre 11th, 2021

Una premessa doverosa e probabilmente superflua per chi in questi anni si è approcciato a questo blog: con i fascisti di qualsiasi sorta non abbiamo nulla da condividere e il disprezzo nei loro confronti è grande quanto quello di chi li sta veicolando.

Detto ciò sui fatti di Roma, quando sabato 9 ottobre in occasione della manifestazione nazionale no green pass un gruppo di fascisti si è messo alla testa del corteo e sotto la sede della cgil di Roma ha contribuito a sfondarne il portone, abbiamo una riflessione da fare.

A Roma quell’accozzaglia neo fascista ha fin dai primi presidi spontanei chiamati dopo il decreto del 23 luglio contenente l’obbligatorietà del green pass e la proroga dello stato di emergenza al 31 dicembre 2021, presenziato a questi con l’esplicito intendo di mettere il cappello sulle auto indette manifestazioni. E fin da subito è stato lasciata agire indisturbato se non incentivata e sostenuta anche in considerazione della concessione di piazza del popolo a Roma.

Già assurdo è pensare come queste persone, colpite da una serie lunga di misure restrittive, deprecabili che non intendiamo avallare nemmeno nei confronti dei fascisti, come daspo, fogli di via e libertà vigilata abbiano potuto, lo scorso sabato, mettersi in prima linea in una delle manifestazioni più grosse indette contro il certificato verde e non siano state in alcun modo limitate nel loro agire da parte delle autorità deputate al controllo.

Autorità che, sicuramente informate, hanno attraverso chirurgici lanci di lacrimogeni e infiltrati (già è divenuto virale il video di uno di questi fedeli servitori che prima picchia un manifestante già fermato e poi è colto nello scuotere un furgone della polizia) esacerbato la situazione contribuendo ad orientare la piazza.

E l’utile idiota fascista proprio a questo è servito, delegittimare qualsiasi critica al lasciapassare sanitario agli occhi dei moderati e centristi di sorta e sollevare i sindacati concertativi, di cui la cgil è tra i principali, dalle responsabilità che sui tema narrazione e restrizioni pandemiche hanno.

Sarebbe sufficiente anche un’analisi superficiale per capire che questi provvedimenti (stato d’emergenza e lasciapassare sanitario in primis) non sono un tentativo di mettere un limite alla pandemia, che almeno nei numeri oggi non c’è, ma un regalo ai padroni e al loro potere di ricatto.

Ma questo sindacato che della lotta e della difesa dei lavoratori non ha che l’ ereditá di un tempo che non vuole ritorni (non è una caso che più della metà dei tesserati siano pensionati) e che sul tema specifico Covid ha perso bussola e forse confuso la difesa del posto di lavoro con la difesa dei lavoratori.

Un sindacato collaborazionista con il governo e i suoi provvedimenti (ad esclusione di buona parte della sua componente fiom), che in questi anni di mediazioni ha contribuito a devastare e saccheggiare il futuro di tanti lavoratori che oggi si trovano ulteriormente ricattati in considerazione anche del lasciapassare sanitario.

Chi ha vissuto in questi mesi di mobilitazioni spontanee ha potuto constatare la variegata composizione dei partecipanti e delle idee e delle motivazioni che li hanno spinti a protestare. Tante diversità accomunate dalla contrarietà all’obbligo di esibizione della certificazione verde e alle dinamiche decisionali parlamentari.

La retorica dei media di regime, strepitosi trombettieri del re Draghi, oggi strilla alla criminalizzazione di decine di migliaia di persone che in centinaia di piazze italiane sono scese pacificamente per protestare paragonandoli ai fascisti di forza nuova; ora che hanno trovato l’utile idiota e la pistola fumante, rappresentata dall’ ”assalto” alla sede della cgil potranno così dare il giro di vite che tanto serve per allineare anche gli altri pericolosi eversivi al nuovo pensiero unico del credere, obbedire, vaccinare.

Qualche anno fa questa situazione l’avrebbero chiamata con un nome specifico: la strategia della tensione che se da un lato serve per delegittimare qualsiasi forma di dissenso dall’altro sdogana una gestione della cosa pubblica illiberale, autoreferenziale e contro qualsiasi dinamica democratica.

In una parola: fascista.

Valsabbin* Refrattar*

Cronologia pandemica vol. I

sabato, Ottobre 9th, 2021

Ad un anno e mezzo dall’inizio della pandemia la cronologia divisa in stagioni dei fatti più importanti che hanno caratterizzato la discesa verso il baratro liberticida che oggi vede l’obbligo di esibire un lasciapassare sanitario per accedere ai luoghi di cultura, socialità, bar e ristoranti e dal 15 ottobre per recarsi sul luogo di lavoro.

INVERNO 2019-2020

Primi bollettini di una guerra pianificata

31 dicembre: le autorità cinesi comunicano all’Oms (organizzazione mondiale sanità) l’emergenza, nell’area urbana di Wuhan, di alcuni casi di una polmonite fino ad allora sconosciuta

8 gennaio: il ministero della salute italiano attiva dei controlli sui voli provenienti inizialmente da Wuhan e successivamente dall’intera Cina

30 gennaio: primi 2 casi di Covid-19 accertati in Italia; una coppia di turisti cinesi in ferie a Roma risultano positivi

31 gennaio: il presidente del consiglio Conte dichiara l’emergenza sanitaria e con delibera del consiglio dei ministri viene dichiarato lo stato d’emergenza per la durata di 6 mesi

19 febbraio si gioca a Milano la partita di calcio Atalanta-Valencia

21-22 febbraio: i primi focolai di Covid-19 sono rilevati a Codogno e il giorno dopo a Vò e Casalpusterlengo

23 febbraio: primo dpcm: quarantena obbligatoria per gli abitanti di 11 comuni del nord Italia, oltre 50000 le persone coinvolte

1 marzo: altro dpcm che prevede l’estensione della zona rossa ad alcune regioni, provincie e comuni

5 marzo: viene sospesa su tutto il territorio nazionale la didattica in presenza

7 marzo: l’Italia si è suddivisa in colori, la regione Lombardia diviene zona rossa

8-9 marzo: vengono messe in quarantena 26 province del nord Italia, fra cui tutte quelle lombarde

9 marzo: lockdown! Con un nuovo dpcm viene esteso a tutta Italia il divieto di spostamento per motivi non necessari, la sospensione delle attività e centri sportivi, manifestazioni ed eventi culturali. Il paese precipita nel confinamento obbligato e fa conoscenza con il coprifuoco.

11 marzo: nuovo dpcm, l’amara caramella del #iorestoacasa che prevede la sospensione di alcune attività commerciali al dettaglio, dei servizi di ristorazione, delle celebrazioni religiose e vieta gli assembramenti di persone in luoghi pubblici e privati

17 marzo: il governo Conte II istituisce, con decreto legge n.18, la figura del Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure sanitarie di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19

18 marzo: fa il giro del mondo la foto dei camion militari che trasportano le bare a Bergamo

20 marzo: la fiera dell’ipocrisia. Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale alle ore 11.00 tutte le radio trasmettono brani legati all’immaginario collettivo nazionale

 

PRIMAVERA 2020

La strategia della confusione

22 marzo: dpcm che prevede la sospensione di buona parte delle attività produttive e vieta ai cittadini di spostarsi in un comune diverso da quello in cui si trovano

10 aprile: le misure del lockdown vengono allungate estese al 3 maggio

26 aprile: viene annunciata la fase 2. Un nuovo dpcm dal 4 maggio 2020, in seguito alla discesa della curva dei contagi, allenta le misure di contenimento, consentendo gli spostamenti per le visite ai congiunti (all’interno del territorio regionale), l’apertura dei parchi pubblici e la ripresa di diverse attività produttive

29 aprile: l’Enac con una nota autorizza le forze dell’ordine all’utilizzo di droni per monitorare gli spostamenti dei cittadini nei diversi territori comunali

2 maggio: una circolare del ministero della salute da indicazioni di difficile comprensione (leggasi fortemente sconsigliato) riguardanti il divieto o la possibilità di effettuare le autopsie ai morti covid

4 maggio: al via la possibilità di incontrare i congiunti. L’assenza di una definizione della parola congiunti crea ulteriore confusione, ovviamente voluta

18 maggio: in tutta Italia riaprono gli esercizi commerciali al dettaglio, musei, attività quali bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici, e vengono consentite le celebrazioni religiose, si può circolare senza autocertificazione

25 maggio: riaprono i centri sportivi e dal 3 giugno è permessa la libera circolazione tra regioni.

11 giugno: si susseguono i dpcm volti ad allentare le misure restrittive; viene comunicata la fase 3 aprono teatri, cinema, sale giochi e centri culturali e sociali

15 giugno: decade l’obbligo di indossare all’aperto la mascherina, ma non ovunque

15 giugno: viene lanciata l’app Immuni destinata ad un sicuro fallimento

 

ESTATE-AUTUNNO 2020

La seconda ondata… repressiva.

10 luglio: in Lombardia vengono tolti alcuni divieti riguardanti le chiusure di discoteche e la possibilità di fare sport di squadra e di contatto

14 luglio: dpcm che proroga le misure introdotte con dpcm dell’11 giugno, inizialmente fino alla fine del mese, poi fino al 7 settembre e infine fino al 7 ottobre

29 luglio: il giorno in cui viene toccata la quota minore di ricoverati in terapia intensiva, 38 persone, viene prorogato lo stato di emergenza al 15 ottobre

16 agosto: la curva dei contagi torna a salire, gli italiani sono in vacanza. Il Billionare di Porto Cervo balza alle cronache per i 52 lavoratori positivi al coronavirus, un dpcm chiude le discoteche

Agosto: si attestano a decine di migliaia i tamponi giornalieri effettuati

14-24 settembre: in modo scalare riaprono le scuole in presenza, grazie ai bachi a rotelle!

7 ottobre: delibera del consiglio dei ministri proroga lo stato di emergenza al 31 gennaio 2021

13 ottobre: tornano le mascherine obbligatorie sia all’aperto che al chiuso

19 ottobre: nuovo dpcm che prevede una nuova stretta per la socialità con misure stringenti per bar, ristoranti, sport di contatto, scuole, didattica a distanza e smart working; viene introdotta la possibilità di chiudere strade e piazze in caso di assembramenti dopo le ore 21.00

24 ottobre: nuovo dpcm, vengono chiuse le palestre e le piscine “risparmiate” dal decreto precedente e viene incrementata la didattica a distanza

29 ottobre: le autorità sanitarie italiane rifiutano l’impiego di anticorpi monoclonali ceduti gratuitamente da una nota multinazionale americana .

4 novembre: dpcm che divide l’Italia in zone di diverso colore

9 novembre: la corsa al vaccino è vinta da Pfizer e Biontech che annunciano la produzione di un vaccino efficace al 90%

novembre-dicembre: migliaia di visoni vengono abbattuti in tutta Europa, in particolare in Danimarca e Olanda perché positivi al covid

18 dicembre: il governo italiano vara il decreto Natale, nessun regalo sotto l’albero, ma l’ennesima stretta repressiva nei giorni festivi tra Natale e l’Epifania

 

INVERNO 2020-2021

Affermazione della nuova religione vaccinale.

25 dicembre: le prime 9.750 dosi di vaccino attraversano il Brennero la mattina di Natale scortate dai Carabinieri

27 dicembre: all’istituto Spallanzani di Roma vengono inoculate le prime dosi del vaccino Pfizer

14 gennaio: dpcm proroga lo stato di emergenza fino al 30 aprile; tante attività e centri sportivi restano chiusi fino al 3 marzo mentre fino al 15 febbraio viene vietato ogni spostamento in entrata e uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome e viene istituita anche la “zona bianca” per le aree dove il numero dei contagi è molto basso

2 febbraio: con colpevole ritardo l’ Aifa (Agenzia italiana del farmaco) da il via libera all’utilizzo di due anticorpi monoclonali per il trattamento della Sars Covid-19

13 febbraio: dopo le dimissioni di Conte si insedia un nuovo governo guidato dall’ex presidente della banca centrale europea Mario Draghi

26 febbraio: l’aumento dei contagi spinge il governo all’emanazione dell’ennesimo dpcm che contiene misure restrittive valide fino al 4 aprile, Pasqua. I criteri che prevedono il passaggio in zona rossa della regioni sono più stringenti

1 marzo: nomina da parte di Draghi del generale degli alpini ed ex Nato, Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid subentrando a Domenico Arcuri

5 marzo: primo dpcm Draghi non cambia il sistema a fasce colorate e lo stop agli spostamenti tra regioni

8 marzo: ad un anno dal primo lockdown in molte regioni italiane le scuole chiudono tornando alla didattica a distanza

15 marzo: diversi paesi europei sospendono le somministrazioni del vaccino Astrazeneca

19 marzo: approvazione del cosiddetto decreto sostegni, ulteriore regalo al sussidistan del padronato nazionale

 

PRIMAVERA-ESTATE 2021

L’accelerazione lasciapassare sanitario

16 aprile: calano in Italia contagi e ospedalizzazioni e le vaccinazioni si attestano ad una media di 300 mila al giorno

22 aprile: viene prolungato lo stato di emergenza al 31 luglio 2021 e vengono ripristinate le zone gialle

26 aprile: lo spostamento tra regioni è consentito solo se muniti di pass, anticipatore del certificato verde

giugno 2021: si profila all’orizzonte la variante indiana, chiamata poi Delta

10 giugno: l’Italia tocca il picco di vaccinazioni nelle 24 ore con più di 631mila somministrazioni

11 giugno: il Cts blocca la somministrazione del vaccino Astrazeneca ai minori di 60 anni

21 giugno: definitiva abolizione del coprifuoco

1 luglio: arriva il green pass europeo necessario per spostarsi tra stati; sarà rilasciato ai vaccinati o a chi ha ottenuto un risultato negativo al test molecolare/antigenico

23 luglio: il nuovo decreto introduce l’obbligatorietà del green pass in determinate circostanze e proroga lo stato di emergenza al 31 dicembre 2021

26 luglio: numerosissime città italiane si mobilitano contro il lasciapassare sanitario e gli obblighi vaccinali

26 luglio: viene trovato senza vita il corpo del medico Giuseppe De Donno, ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova e ideatore del metodo di cura con il plasma iper immune

6 agosto: entra in l’obbligo di possesso e esibizione del certificato verde o green pass per i servizi di ristorazione al chiuso, spettacoli culturali, musei, eventi sportivi e numerosi altri luoghi

4 settembre: droni in spiaggia controllano la temperatura ai turisti

 

AUTUNNO 2021

Normalizzazione dei trattamenti sanitari obbligatori

22 settembre: l’Ue firma un contratto di acquisto per 5 nuovi anticorpi monoclonali, che dovrebbero essere utilizzati a partire da ottobre

23 settembre: Draghi firma il dpcm che rende obbligatoria la certificazione verde per accedere ai luoghi di lavoro, sia nel pubblico che nel privato. Chi non lo mostrerà sarà sospeso dal lavoro

25 settembre: prime cariche contro i manifestanti che protestano contro il lasciapassare sanitario e l’obbligo vaccinale

2 ottobre: dopo 2 mesi proseguono incessanti le proteste. Sale la tensione

6 ottobre: parte in ordine sparso la somministrazione della terza dose con il vaccino antinfluenzale

7 ottobre: viene aperta un’inchiesta dalla corte dei conti per danno erariale sul mancato utilizzo delle terapie a base di anticorpi monoclonali a partire dall’autunno 2020

 

Ma quale cura?

domenica, Settembre 26th, 2021

Ad un anno e mezzo dall’inizio della narrazione pandemica si profila all’orizzonte l’alba della nuova “normalità”, fatta di lasciapassare sanitari, vaccinazioni obbligatorie e uno stato d’eccezione che sembra ormai imminente.

In questa situazione abbiamo pensato di concentrarci sui temi che la propaganda governativa ha utilizzato per rendere necessarie queste misure e con questo scritto faremo il parallelo tra le quelle che sono le principali morti in Italia, le loro cause e quelle attribuite alla Sars Covid19.

Lo scorso agosto l’Istat ha pubblicato i report statistici sui numeri e sulle cause di morte in Italia nel quinquennio 2015-2020. Grande eco è stato dato all’aumento delle morti, pari a 49mila unità, attribuito al covid nel periodo di marzo -aprile 2020 rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Oggi, settembre 2021, secondo i dati ufficiali, assolutamente squalificati, attribuiscono 130000 morti al Covid19, senza però specificare se le persone sono decedute per o con. Un caso forse non così isolato è il motociclista morto in un incidente stradale conteggiato come vittima covid perché risultato positivo al tampone.

Questi numeri hanno messo in secondo piano il preoccupante trend delle principali cause di morte che, sempre nella stessa rilevazione dell’Istat, vedono tristemente al primo posto le malattie del sistema circolatorio (ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari) 230.283 vite, i tumori  186.495 vite, le malattie del sistema respiratorio 52.905 vite e per i disturbi psichici e comportamentali 24.252 vite (l’elenco è molto più lungo ma preferiamo fermarci qui).

Se a questi numeri aggiungiamo la vera pandemia che sta colpendo l’Italia e buona parte dei paesi occidentali, ossia la demenza, che solo nel bel paese conta un milione di uomini e donne colpiti di cui 600.000 con demenza di Alzheimer e che vincola  circa 3 milioni di persone alla cura e all’assistenza non possiamo che pensare a quale sia la direzione che la sanità ha preso in questi anni e quanto le nostre esistenze siano salutari.

Il tema sanità l’abbiamo già affrontato in molti scritti, la direzione presa negli ultimi decenni, volta alla sostenibilità economica e quindi all’accentramento dei servizi e delle decisioni ha portato un generale impoverimento del servizio.

Ad oggi poi le scelte di ricerca e sviluppo prese dai vari istituti nazionali e internazionali di medicina, troppo spesso finanziati o in partnership con le più note case farmaceutiche, sono state finalizzate alla produzione di farmaci e terapie sempre più specifici in grado di garantire al paziente l’aumento dell’aspettativa di vita di pochi mesi o settimane con investimenti considerevolissimi. Una sanità volta alla cura con dei farmaci sempre più costosi o terapie invasive e non alla prevenzione il cui modello, utilizzato nella gestione del Covid19  ha causato non poche morti, certo dettate da quella contingenza, ma che oggi, a un anno e mezzo di distanza da Codogno e Vò non sembra assolutamente variato.

Non lo è nel momento in cui alla iniziale pezza messa con la precipitosa aggiunta di nuovi posti in terapia intensiva e semi- intensiva, pochissime assunzioni e forniture di attrezzature e strumentazioni, vediamo come si sia già ritornati ad una normalità dove a prevalere non sono i servizi ma sono i conti.

Vediamo così come le scelte colpose più economiche o disimpegnanti, tachipirina e vigile attesa, vengano ancora preferite alle cure domiciliari non ancora approvate o meglio valutate dal principale organo decisionale, il  comitato tecnico scientifico che però continua nella sua crociata vaccinista, con la ormai prossima estensione dell’obbligo ai bambini.

Scelte nuovamente volte alla cura e non alla prevenzione, in perfetta linea con le omissioni riguardanti le comorbilitá che hanno favorito e delle concause che hanno portato alle morti da covid19.

Oggi sappiamo che buona parte delle cause di morte derivano da stili di vita sbagliati che causano sovrappeso, diabete, problemi cardiocircolatori e tumori e che portano a stati infiammatori perenni. Una situazione che permette l’aumento della virulenza e della letalità di numerose malattie tra cui la Sars Covid19.

È necessario contestare la narrazione che svia il tema e che mentre parla di popolazione sempre più vecchia, solo del numero di morti e che cerca continuamente l’untore, prima nel runner ora il fantomatico no vax, omette colposamente le responsabilità date dalle nostre abitudini di vita errate, del sistema sanitario volto all’utile e del sistema produttivo cancerogeno e mortale, che inquina l’aria, l’acqua e le nostre esistenze.

Pensare che possano essere solo dei farmaci a farci vivere meglio o che possa essere solo un vaccino ad immunizzarci da questa infezione è necessario perché la nostra speranza di vita passa dalla scelta tra un mondo libero e sano o sanificato.

E la direzione è ovvia, e dipende solo da Noi e dal nostro impegno.