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L’Italia sostiene la guerra

giovedì, Ottobre 31st, 2019

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

L’Italia oggi, ha impiegato più di 6000 militari in 40 missioni militari, 24 di occupazione di stati liberi quali Libia, Somalia, Niger, Afganistan, Iraq e Libano, missioni causa delle migrazioni degli ultimi decenni.

Il costo annuo per le spese militari è pari a 27 miliardi di euro ovvero un obolo di 70 milioni al giorno, spese in costante aumento in questi ultimi anni. Una cifra astronomica, che equivale al costo di una manovra economica, pari a vari multipli del costo sostenuto per la manovra degli 80 euro, il cosiddetto reddito di cittadinanza o la quota 100.

Un costo anche sociale, che inquina l’economia e le imprese costringendole alla produzione di armamenti e bloccandole poi con la scusa del ricatto occupazionale, ci si informi sull’attività degli stabilimenti della Leonardo o della RWM in Sardegna e Ghedi, e sulle recenti mobilitazioni portuali a Genova, e che inquina anche la scuola, con le università che si trasformano in fucine finalizzate alla programmazione e progettazione dei più raffinati sistemi tecnologici di morte,

 

Basterebbe solo questo stillicidio di dati per farci rendere conto di quanto la costituzione venga puntualmente disattesa per degli interessi economici e l’articolo 11 non fa certo eccezione.

L’Italia promuove la vendita di armi e la fornitura di tecnologie militare a paesi in guerra e colpevoli di crimini contro l’umanità come l’Arabia Saudita impiegata in un terribile guerra in Yemen, e la Turchia, con la fornitura dei micidiali elicotteri A129 Mangusta, fiore all’occhiello della Leonardo, in grado di sparare più di 600 colpi al minuto e che proprio in questi giorni sta portando avanti un’offensiva contro le popolazioni del Rojava, il territorio curdo nel nord est della Siria.

Proprio la Turchia che grazie anche alle armi italiane sta attuando una pulizia etnica contro uno stato impotente e con l’ennesima minoranza, quella dei curdi.

Vittime come sempre, civili e bambini.

I curdi sono popolazione multietnica che negli anni recenti oltre ad aver combattuto e sconfitto daesh ha dato prova della capacità di costruire una società diversa, nella quale l’uguaglianza delle diversità è elemento fondante e la democrazia qualcosa di tangibile, tanto da mettere in vita molteplici progetti umanitari e ugualitari all’interno del confederalismo democratico.

L’Italia di fronte a questa ennesima guerra ha cercato di salvare la faccia dichiarando, successivamente ad altri stati europei, di avere sospeso la vendita forniture militari alla Turchia, embargo tardivo e ipocrita che ci fa davvero riflettere sulle responsabilità e sui reali interessi che muovono queste scelte.

Perché gli interessi economici impongono costante espansione, impongono avanzamento oltre ogni sentimento, umanità, senso, oltre ogni vita e la guerra è il modo migliore per fare avanzare sempre questa crescita.

Potrebbe essere per questo che sostenere la guerra turca contro uno stato impotente e soprattutto una minoranza pacifica, venga giustificato come chissà quale progetto politico internazionale o con la lotta a dei fantomatici terroristi, come vengono definiti i curdi dai turchi nonostante abbiamo contribuito a sconfiggere i veri terroristi dell’isis in quei territori.

Perché la ragion di stato, direzionata dalla ragione economica prevale su ogni senso di umanità, facendoci chiaramente comprendere la realtà, che l’Italia sostiene la guerra, l’ha sempre sostenuta e senza una chiara presa di posizione individuale la sosterrà, alla faccia di tutte le leggi, le morali e di tutti i pezzi di carta tra cui la costituzione…

Valsabbin* Refrattar*

 

Sui Curdi spariamo anche “Noi”

domenica, Ottobre 20th, 2019

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Questo l’articolo 11 della costituzione. L’Italia ripudia la guerra. Questo dovrebbe bastare ad impedire la vendita di armi ed il sostegno economico e militare a Paesi in guerra e colpevoli di crimini contro l’umanità come l’Arabia Saudita in Yemen (ci si informi sull’attività degli stabilimenti RWM in Sardegna e sulle recenti mobilitazioni portuali a genova) e la Turchia, che da ormai molti giorni sta invadendo e bombardando la Siria avvalendosi del fatto che nel nord-est, territorio del Rojava a maggioranza curda è in atto un progetto di amministrazione autonoma, convivenza e rivoluzione sociale multietnica, egualitaria e concretamente democratica.

 

Dovrebbe bastare ma non basta, perché gli interessi del capitale impongono costante espansione, impongono avanzamento oltre ogni sentimento, umanità, senso, oltre ogni vita.  Non basta e infatti la seconda parte di questo bellissimo articolo spiega che “promuove le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”… Potrebbe essere per questo che sostenere la guerra Turca contro uno stato impotente e soprattutto una minoranza venga giustificato come chissà quale progetto politico internazionale. In realtà come sempre ci sono altre ragioni come quella del petrolio, come sempre, e poi al potere è sempre interessato più uniformare che concedere modi – e mondi- diversi di società.

Il punto è che qualunque sia la forza politica al governo, c’è anche nel nostro Paese un apparato bellico-militare industriale che fa affari e si muove in maniera indipendente con la tendenza a porsi al di sopra della “cosa pubblica” e bypassare il parlamento e anche le leggi costituzionali il cui valore viene evidentemente smentito dalla realtà dei fatti.  Un esempio è quello della legge 185 del 1990 che disciplina il commercio delle armi e vieta la vendita a stati in guerra. Sarà per collezionismo che la Repubblica Italiana investe nella spesa militare 27 miliardi di euro l’anno cifra pari a 70 milioni al giorno?

Aziende come Iveco, Beretta, Oto Melara, Fincantieri, Selex ES, Piaggio Aerospace, Leonardo (ex Finmeccanica), Augusta Westland, RWM producono aerei militari, elicotteri, veicoli corazzati, bombe, cannoni, munizioni, radar, avionica, missili, artiglierie. La guerra – 36 se ne contano sparse per il mondo in atto in questo momento – non è mai finita, si è solo spostata.

E a giocarle, sulla pelle dei vinti, sono sempre le stesse forze.

 

Banche armate. Per quanto riguarda le banche i dati sulle transizioni in ambito di armamento sono di parziale tracciabilità, comunque anche se dichiarati genericamente raggiungono tra cosiddetti importi segnalati e non, valori di miliardi di euro annui. Un dato per quanto riguarda la Banca Valsabbina, banca armata attiva sul nostro territorio, è nel 2018 un totale di più di  93 milioni di euro tra importi e importi accessori segnalati tra cui una rilevante operazione da 25 milioni relativa alla fornitura di 19.675 bombe aeree della classe MK 80 da parte di RWM Italia all’Arabia Saudita. Come pubblicato dal sito ufficiale di disarmo.org la modalità di pubblicazione attuale dei dati relativi all’export militare non consente un concreto controllo da parte di parlamento e opinione pubblica su un argomento così delicato.

 

La guerra oggi come ieri è il terreno in cui le potenze dispiegano i surplus di forze economiche e tecnologiche, sono il campo di prova e sperimentazione di quello che poi viene trasferito in campo civile, in termini di controllo e repressione ma specialmente in campo chimico-farmaceutico, alimentare, industriale, etc. La maggior parte dei pesticidi e insetticidi prodotti da potentissime multinazionali nascono come armi chimiche tali e quali ora vengono utilizzati in campo agricolo. Armi per le forze dell’ordine, sistemi di controllo e vigilanza urbana ed extraurbana, droni per i censimenti della popolazione, telecamere di riconoscimento facciale, e chissà cosa ancora ci spetta.

WAR IS PEACE, FREEDOM IS SLAVERY, IGNORANCE IS STRENGHT.

 

FONTI

disarmo.org

www.retekurdistan.it

www.banchearmate.it

Lorenzo Orsetti

martedì, Marzo 19th, 2019

Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non
rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo
più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e
libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo, e
sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di
meglio. Vi auguro tutto il bene possibile, e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto)
decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo
l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so,
ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo. Anche
quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili,
cercate di trovare la forza, e di infonderla nei vostri compagni. È proprio nei momenti più bui che la
vostra luce serve. E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate
di essere voi quella goccia. Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole.
Serkeftin! Orso, Tekoser, Lorenzo