Archive for the ‘Estate (ricreazione) 2021’ Category

L’Italia è una “repubblica” fondata sulla discriminazione

domenica, Settembre 19th, 2021

Ed ecco varcata un ulteriore meta nella corsa alla costante soppressione delle libertà personali che dall’inizio della narrazione pandemica vede una escalation senza apparenti limiti.

Alla già lunga lista di ricatti morali e materiali che il potere ha posto in essere per estorcere un consenso informato ai renitenti alla nuova eucarestia si aggiunge, dal 15 ottobre prossimo venturo, l’impossibilità di svolgere una qualsiasi professione in assenza del lasciapassare governativo.

Il definitivo funerale dello stato di diritto, che pur con tutti i suoi limiti aveva regolato la nostra società fino alla dichiarata emergenza pandemica, è stato annunciato dai suoi becchini con le modalità alle quali ci hanno oramai abituati.

Provvedimenti che vanno a ledere il diritto al lavoro di milioni di individui vengono emanati dalla sera alla mattina da un potere assolutista che non conosce opposizione né in parlamento, né tanto meno nelle parti sociali, grazie alla decennale deriva collaborazionista dei principali sindacati. Il nostro paese, abitato da un popolo in maggioranza bue e con una classe politica di quasi soli vili affaristi, offre le condizioni ideali per porre in atto esperimenti di ingegneria sociale, tesi al raggiungimento dello spesso citato grande reset. Per mesi abbiamo messo in evidenza l’assenza di fondamenti sanitari per queste strette liberticide.

Sappiamo di come i dati siano stati costantemente manipolati nella loro elaborazione e presentazione al pubblico, al fine di presentare sempre e comunque il peggior scenario possibile.

Sappiamo di come ogni terapia precoce sia stata denigrata e ostracizzata.

Sappiamo che lo stato mentre ci terrorizza con il cavallo di battaglia della possibile saturazione delle terapie intensive nulla ha fatto per aumentarne la capacità.

Sappiamo che i vaccinati si contagiano e contagiano, e che l’unico indicatore certo di immunità, ovvero il titolo anticorpale di un individuo, non è ammesso come base per ottenere il lasciapassare.

La lista dei paradossi potrebbe essere infinita, ma insistere sul piano logico/analitico, pur essendo sempre importante, non può rimanere l’unica via.

Per fermare questa deriva autoritaria ed impedire che la perenne emergenzialità diventi la nuova normalità, la disobbedienza civile deve fare da argine. Questo nuovo modo di governare, che ci trasforma palesemente in sudditi, se non viene fermato in tempo si farà schema costante, la questione dello pseudo vaccino in prospettiva è il dito e non la luna. In futuro il governo si riserverà di applicare gli stessi parametri, per imporci qualsiasi scelta a vantaggio dei potentati economici di cui è palesemente a libro paga, cavalcando altre emergenze che non gli sarà difficile alimentare (fra terrorismo, catastrofi ambientali, nuove pandemie alle quali già apertamente si insinua, vi sarà l’imbarazzo della scelta).

Nel 1931 su oltre 1.200 docenti universitari a cui si chiedeva di giurare per il partito fascista, pena la sospensione dal lavoro, solo in 12 rifiutarono. In pochi salvarono etica e principi, ma anche grazie a quello spirito, a distanza di poco più di un decennio, la resistenza italiana cercava di gettare le basi per una repubblica fondata sul lavoro e la dignità. Orwellianamente quei 12 docenti sono ora celebrati pure da una buona fetta della classe politica che in questo momento storico insieme all’abdicazione ai diritti fondamentali dell’individuo vorrebbe strapparci il consenso all’iniezione di una terapia genica sperimentale, che aldilà di non pochi effetti avversi immediati non offre alcuna garanzia sul medio lungo termine. Di fronte a tutto questo, che ognuno di noi resista, e porti avanti la sua battaglia sui luoghi di lavoro e nella società nei modi che ritiene più opportuni.

Siamo molti più di quanti ci vogliono far credere, e soprattutto siamo la parte migliore dell’umanità. La storia ci darà ragione.

A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?

lunedì, Agosto 16th, 2021

Il processo di sospensione a tempo indeterminato delle più elementari libertà collettive ed individuali, che da un anno e mezzo a questa parte ci sta aggredendo, viaggia ad una velocità tale da lasciar presagire l’imminente soppressione degli ultimi già risicati spazi di agibilità politica e di dissenso.

I presupposti per una società totalitaria e dell’ iper controllo sono stati rapidamente gettati, grazie alla strumentalizzazione politica di una crisi sanitaria, che ha portato ad uno stato di perenne emergenzialità, capace di far passare come inderogabili scelte sanitarie le più meschine decisioni politiche. Di scientifico in questa vicenda vi è unicamente la volontà di profitto e assoggettamento, portata avanti da gruppi finanziari il cui potere e giro di affari si sono talmente ingigantiti negli ultimi decenni da permetter loro di gettar la maschera, arrivando così alla manifesta intenzione di superare la democrazia rappresentativa per come è stata conosciuta in occidente.

La società civile, abilmente narcotizzata da decenni di TV spazzatura, e messa in crisi nei suoi legami concreti da un aumento esponenziale della vita digitale (è lì che bisogna ricercare le basi del distanziamento sociale che ora si cerca di imporre per decreto) sembra oramai in buona parte disposta ad accettare qualsiasi sopruso e digerire qualsiasi panzana.

Ed è così, che delle terapie geniche sperimentali, impropriamente chiamate vaccini, possono essere imposte a delle categorie di lavoratori in attesa di essere estese come conditio sine qua non per poter svolgere qualsiasi ruolo nella società.
Come detto di scientifico non vi è nulla. Si insiste a reti unificate parlando di una campagna di immunizzazione, tesa al raggiungimento di una fantomatica immunità di gregge, mentre persino gli svendutissimi enti preposti al controllo, come l’ Agenzia del Farmaco, ammettono candidamente che questi preparati genici non forniscono alcuna sterilizzazione dall’infezione ed hanno nella migliore delle ipotesi la capacità di impedire lo sviluppo della malattia in forma grave (risultato che potrebbe essere facilmente ottenuto seguendo i documentati protocolli del censuratissimo Comitato Cure Precoci Covid).

Questi presupposti avrebbero al massimo potuto giustificare la somministrazione a persone ritenute a rischio (la media di età riguardo la mortalità per/con Covid in Italia resta di 82 anni e concerne persone con oltre 2 serie patologie pregresse), ed invece si scatena una campagna di obbligo surrettizio a partire dai 12 anni. Facendo  criminalmente leva sull’introduzione di uno strumento discriminatorio che, in nome della libertà collettiva (sic), priva chiunque non intenda ricevere il sacramento di quelli che fino a poco tempo fà si consideravano inalienabili diritti. Chi si piega a questi ricatti ( rinunciando in oltre de facto con una liberatoria ad ogni possibile rivalsa in caso di danni subiti) credendo di uscire dalla gabbia si infila in una gabbia più stretta.

Per chi intende resistere è tempo di scendere nelle piazze, di unirsi in quella che non è certo una battaglia di categorie. L’ unico possibile argine a questa deriva autoritaria può essere la manifestazione di una sovranità popolare nelle strade e nei luoghi di lavoro, prossimo fronte caldo di uno scontro dove il sistema la fa già da padrone grazie all’ormai dilagante estensione di forme di precariato, che espongono il lavoratore a una indegna costante ricattabilità.

Queste mobilitazioni devono essere accompagnate da una costante campagna di sensibilizzazione con chi ci circonda.

Il passaparola popolare sta rendendo manifesti i numerosi effetti avversi più o meno gravi legati a questi preparati genici, ovviando alla censura mainstrem, e oramai la gran maggioranza conosce direttamente qualcuno che può farne testimonianza. Riguardo il medio lungo termine l’incognita è totale.

La speranza è che persino gli individui più acritici un giorno si rendano conto di essere trattati come polli in batteria.
La terza dose si profila all’orizzonte. Ne seguirà una quarta….

I loro numeri e le lettere greche possono tenerci compagnia per lungo tempo. Per chi non si accontenta di una mera sopravvivenza biologica è tempo di dire basta.
Fino a quando saremo disposti a tollerare tutto questo??

Morte accidentale di un medico

sabato, Luglio 31st, 2021

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli… a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.

Orwell, 1984

Martedì 27 luglio è stato rinvenuto nella sua abitazione di Eremo di Curtatone il corpo senza vita del Dott. Giuseppe De Donno. Esce di scena senza far troppo rumore sui media nazionali una figura rivelatasi molto scomoda per il pensiero unico del terapeuticamente corretto.

A poco servirebbe speculare chiedendosi se il padre della cura al plasma iperimmune contro il Covid si sia effettivamente suicidato o sia stato suicidato; si rischierebbe, visto i pochi elementi a disposizione, di smarrirsi in ipotesi che darebbero adito ad accuse di complottismo perdendo di vista il nocciolo della questione.

La procura di Mantova ha aperto un’inchiesta per valutare eventuali responsabilità di terzi per istigazione al suicidio. Noi, e con noi chiunque ancora possa fare un uso lucido e logico del pensiero, non dobbiamo attendere la chiusura di quelle indagini per poter dire a voce alta che si, l’ex primario del Carlo Poma di Mantova ha subito pesantissime pressioni finalizzate a gettar discredito sul protocollo di cura messo a punto da lui e dalla sua equipe.

La cura con il plasma iperimmune, ottenuto con il sangue dei guariti, che pure aveva dato inequivocabili ottimi risultati nella sperimentazione da lui condotta (all’ospedale di Mantova su una cinquantina di pazienti trattati, tutti già con forti insufficienze respiratorie, l’esito di guarigione era stato del 100%) è stata metodicamente censurata.

Un primo segnale intimidatorio per De Donno arrivò a inizio maggio 2020 manifestandosi con la visita del NAS dei carabinieri nel suo reparto del Carlo Poma. Nel frattempo prendeva forma una indegna campagna di denigrazione mediatica, con tutti i virologi da salotto pronti ad ogni sorta di acrobazia per gettare dubbi e fango sulla proposta terapeutica portata avanti da De Donno e sulla sua persona. Le comparsate televisive del medico mantovano, dopo un primo fugace momento di visibilità, cominciarono a scivolare in terza serata fino a scomparire. Le sue pagine sui socials, che sin da subito sin sono prodigati per la costruzione del dogma pandemico, vennero a più riprese oscurate. L’Agenzia Italiana del Farmaco e l’Istituto Superiore di Sanità, celermente privarono il Carlo Poma dell’autorizzazione a continuare le sperimentazioni; che furono assegnate a Pisa senza alcuna apparente logica, se non quella di insabbiarle, cosa che puntualmente si è verificata. La narrazione pandemica era agli albori, ma già si parlava di vaccino come unica possibile via di uscita; i miliardari profitti all’orizzonte, e le nuove forme di controllo sociale legate all’emergenza permanente non potevano in nessun modo essere minati dal manifestarsi di cure efficaci, per giunta con il terribile difetto di costare pochissimo.

Poche settimane orsono De Donno ha deciso di dimettersi dal ruolo di primario di Pneumologia dell’ospedale mantovano, per esercitare come medico di base. Oltre alle pressioni ricevute, probabilmente avrà giocato un peso decisivo in questa sua scelta, la raggiunta consapevolezza che oramai in quel ruolo ogni via per una medicina onesta e libera dalle logiche del profitto gli era preclusa. Chissà quale possa essere stato il suo stato d’animo dopo aver appreso che l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha da ottobre 2021 approvato l’utilizzo di cinque cure contro il Covid, quattro delle quali basate sull’utilizzo di anticorpi monoclonali.

In parole povere una riproduzione sintetica in laboratorio degli anticorpi presenti nel plasma iperimmune.
De Donno amava dire che la sua cura era democratica in quanto il popolo donava al popolo (provate ad immaginare quale enorme campagna di solidarietà si sarebbe potuta scatenare per riempire le banche del plasma). La terapia con gli anticorpi monoclonali costerà invece circa 2.000 euro a trattamento. Chi ancora non ammette che la sanità nelle mani del neoliberismo, non punta alla cura del paziente ma a quella del fatturato o è ignorante o è in malafede.
Gli attori che ci stanno trascinando in questo baratro non hanno sulla coscienza solo il Dottor Giuseppe De Donno; sono anche i responsabili materiali della morte di migliaia di persone che potevano essere facilmente curate.

Unica via di uscita la mobilitazione popolare di chi ancora conserva dignità umana; la resistenza attiva da contrapporre alle richieste di resilienza del sistema. Nella speranza che un giorno la Storia possa chiamare la gestione di questa parabola pandemica con il suo vero nome: crimine contro l’umanità.

 

Le risposte di De Donno al Senato (14-05-2020).

Inizierò con la domanda più frequente. Perché Pisa?

Non lo so e sono sconcertato.
Qualsiasi città lombarda andava bene. Non venitemi a dire che la Toscana si è organizzata meglio perché parliamo di cose scientifiche e non politiche. Io non voglio nessun merito, i meriti sono di Baldanti, Franchini e Perotti. Pisa non è in grado, ma perché noi siamo stati colpiti in modo forte, mentre il loro protocollo riguarda cinque regioni che non sono state colpite. Che non mi vengano a dire che si tratta di motivazioni scientifiche perché non ci credo. Per quanto riguarda la diffusione mediatica, devo dire che noi siamo stati relegati da subito in seconda fascia, alle 23.50, mentre il solito virologo che ha detto tutto e il contrario di tutto era onnipresente in prima fascia, probabilmente anche pagato. Sarei molto interessato a sapere questo, perché uno scienziato che viene pagato non è uno scienziato credibile.
Io ho chiuso la libera professione all’inizio di tutto questo, con grossi danni personali, ma va bene perché la scienza è di tutti e noi siamo dei missionari.

Ora le risposte sul piano clinico: stiamo avviando gli studi di follow-up perché molti pazienti colpiti duramente potranno sviluppare delle fibrosi polmonari. Lo vedremo con il tempo. Posso dirvi a pelle che i pazienti che hanno fatto il plasma hanno meno esiti a livello polmonare. Altra domanda frequente è stata sulla disponibilità del plasma per tutti.

Siamo stati in guerra finora e dobbiamo avere le banche del plasma, e per questo mi sono scagliato contro chi mette dubbi in testa ai cittadini. Il nostro sistema trasfusionale è il più sicuro al mondo, e poiché abbiamo moltissimi guariti potremmo avere plasma in grandi quantità. Noi non siamo contrari al vaccino ma ci vorrà tempo, un vaccino fatto in
tre mesi non lo farei mai. Il vaccino previene ma non cura.
Per curare dobbiamo avere un’arma, e l’unica che abbiamo come proiettile magico è il plasma iperimmune. Sulle caratteristiche dei pazienti noi sappiamo che i pazienti in rianimazione rispondo di meno, ma è normale, perché in quella fase i danni sono molto forti. Sulle caratteristiche dei donatori, possono donare tutti i guariti. Dipende dalla
quantità di anticorpi neutralizzanti che il virus ha prodotto nel guarito donatore. Ecco perché facciamo i test di neutralizzazione. Ho utilizzato sieri più o meno concentrati di immunoglobuline con ottimi risultati. Sulle banche del plasma deve aiutarci la politica. Deve coordinare, noi dobbiamo fare gli scienziati. Zaia ha già fatto un percorso di implementazione delle donazioni, con clip che ha mandato in giro in tutta la regione. La Lombardia si sta adoperando, e sono moltissimi i protocolli che stanno nascendo nel mondo, uno di essi arruolerà cinquantamila pazienti. La scienza è una, il ministro della salute non deve mettere gli scienziati uno contro l’altro.

Non esiste colore nella scienza. Tutti salgono ora sul carro del plasma, ma va benissimo. Che tutti usino il plasma.

Winston

Verso il totalitarismo tecnosanitario

domenica, Luglio 25th, 2021

Senza volerci autoincensare, attribuendoci il ruolo di inascoltate Cassandre, dobbiamo comunque, in incipit a questo ulteriore pezzo sulla narrazione pandemica, far notare che gli sviluppi degli ultimi giorni altro non fanno che confermare appieno le analisi e le ipotesi portate avanti su questo blog già dalla primavera 2020.
L’ampliamento delle libertà negate in assenza del così chiamato Green Pass, segna un ulteriore
accelerazione verso la piena manifestazione del fenomeno con cui siamo chiamati a confrontarci.
La pressione monta ulteriormente verso chi scelleratamente ancora si ostina a ritenersi padrone del proprio
corpo e non intende bere dal calice del salvifico Graal vaccinale.
A poco servono le obbiezioni riguardanti la sperimentalità del trattamento, la totale assenza di conoscenza
riguardo possibili effetti avversi a medio e lungo termine.
A nulla serve appellarsi alla costituzione, a Norimberga, a Oviedo.
Lo Scientismo dilaga e rinnegando ogni forma di dibattito asfalta le basi proprie della Scienza medica.
I principi di dimostrabilità e confutazione, di precauzione (primum non nocere) vengono sepolti sotto il
peso del nuovo pensiero magico. Il vaccino innalzato al livello di sacramento eucaristico dal primo giorno di
narrazione pandemica è l’unica soluzione per uscire da questa pandemia.
Lo Scientismo non ha bisogno di dover spiegar nulla, nemmeno come sia possibile che i dati di “infezioni” e
ospedalizzazioni siano peggiori quest’anno in Italia con un 50% della popolazione vaccinata rispetto allo
stesso periodo dell’anno scorso senza vaccini, oppure perché i numeri relativi alle “nuove varianti” abbiano
maggiore incidenza proprio nei paesi che più di tutti hanno vaccinato (Israele ed Inghilterra).
Lo Scientismo diviene pensiero unico grazie ad un fuoco di copertura mediatico senza precedenti. Per fare
solo un esempio nonostante fonti ufficiali e pubblicamente consultabili, vale a dire EudraVigilance
(UE,SEE,Svizzera), Mhra (Regno Unito) e Vaers (USA), abbiano registrato più lesioni e decessi correlati alla
vaccinazione dal lancio dei preparati “anti Covid” rispetto a tutti i vaccini precedenti messi insieme fin
dall’inizio storico delle registrazioni, no vi è di ciò menzione alcuna sulla stampa ufficiale.
Non esiste alternativa, chi parla di cure precoci, di necessità di tornare ad investire nella sanità, chi mette in
dubbio l’efficacia e il rapporto costo-beneficio del siero salvavita, per quanto eminente fosse nell’era ante
pandemia, ora deve tacere.
Immediata viene richiesta pubblica abiura. Esemplificativo il caso di Crisanti che dopo aver dichiarato a fine
novembre scorso: “con i dati attualmente a disposizione non mi vaccinerò” a distanza di pochi giorni
rinnegava satana offrendo il braccio in diretta televisiva.
Per chi invece sceglie di non abiurare e si ostina a chiedere trasparenza e dibattito la condanna è
l’ostracismo, la gogna mediatica, i provvedimenti disciplinari ove possibile. Forse in un giorno non lontano il
rogo purificatore.
Molti fra coloro che non erano stati piegati al vaccino da mesi e mesi di puro terrorismo mediatico sul
Covid, si stanno prestando ora alla condizione di cavie umane spinte dalla negazione di elementari diritti
civici e dell’individuo.
Costoro non percepiscono che piegandosi a questi meschini ricatti si infilano in una gabbia più stretta della
precedente; verranno peraltro presto scatenati come massa critica verso chi ha deciso di non uniformarsi,
giocando su una polarizzazione che porta al divide et impera.
Non si illudano costoro, ubbidendo a testa bassa il risultato sarà catastrofico, e questo emergenzialismo che
si autoalimenta non finirà mai. Basti pensare ai nuovi criteri annunciati per i colori delle restrizioni nelle
regioni, con soglie da giallo con 10% delle rianimazioni occupate (si noti che nell’ultimo decennio per tutta la stagione influenzale in Italia si è viaggiato ad una media del 70% delle intensive occupate, soprattutto a
causa di costanti tagli operati dai filantropi che ora vogliono salvarci la pelle ad ogni costo). In pratica al
Molise, con 39 letti posti in terapia intensiva disponibili basteranno 4 ricoverati per far scattare l’allerta.
In altri termini questo significa fine emergenza MAI.
Solo rifiuto e resistenza di una parte consistente della popolazione potrebbero spezzare la spirale
emergenziale e ottenere un cambio di paradigma. Un esempio concreto è il risultato della milionaria
manifestazione di Londra del 26 Giugno scorso che ha portato in pochi giorni a un ribaltamento del discorso
governativo; con un nuovo ministro della sanità che definisce la terribile variante Delta poco più di un
raffreddore con cui bisogna convivere, e ammette che obbligando il sistema sanitario a trascurare ogni altra
patologia in nome della lotta al Covid si è ottenuta una catastrofe ben maggiore.
Altra prova di quanto la resistenza paga è la notizia, di queste ore, che per il personale sanitario del Veneto,
le sospensioni dal servizio per il personale non vaccinato (primo caso di obbligo di categoria al mondo)
saranno congelate; se confermate avrebbero infatti comportato lacune negli organici (già stringatissimi) tali
da non poter garantire il funzionamento del servizio sanitario.
Fronte al clima di assedio contro chi non intende cedere al ricatto, che già assume a livello semantico i
connotati di una operazione militare (si parla apertamente di disertori a cui dare la caccia, di renitenti da
stanare) urge una presa di coscienza a cui faccia seguito resistenza costante ed attiva.
Un regime totalitario prende piede passo dopo passo attraverso un climax di provvedimenti restrittivi e
repressione. Gli stessi italiani del secolo scorso si trovarono proiettati nel fascismo attraverso una spirale di
eventi che non possono essere colti dalle masse mentre li si attraversa. Solo la liberazione e la successiva
storiografia hanno in parte messo a nudo la tirannia del ventennio.
Per chi come noi dall’esperienza storica della resistenza trae ispirazione e linfa vitale, è doveroso farsi
sentire nelle piazze, superando anche i mal di pancia dovuti alla probabile copresenza di figure che
appartenenti al milieu opposto e contrario.
La vergognosa attitudine della sinistra istituzionale (e purtroppo non solo) che si fa carnefice delle più
elementari libertà di un popolo, lasciando paradossalmente l’estrema destra sul piedistallo della difesa dei
diritti dell’individuo; lungi dal rappresentare un ostacolo, questo deve essere per noi ulteriore stimolo a
portare i nostri contenuti, smascherando populismi e false propagande tese a fornire false soluzioni al
problema.
Ancora una volta ribadiamo che quella in atto è la strumentalizzazione di una emergenza sanitaria
(ingigantita mediaticamente e alimentata da decenni di tagli alla sanità pubblica e alla medicina del
territorio) tesa a legittimare una stretta autoritaria imposta dall’oligarchia finanziaria dominante.In altre
parole lotta di classe dall’alto. Per questa ragione l’unica nostra risposta valida per la difesa delle nostre
libertà e dei nostri corpi sarà lotta di classe dal basso.
Muovendo dal presupposto che sono finiti i tempi in cui si è vissuto sulla rendita di lotte passate, portate
avanti con il sangue da precedenti generazioni.
Gli spazi di agibilità civile e politica che quelle lotte hanno generato, e che hanno permesso a molti di
simulare conflitto negli ultimi 40 anni, possono dirsi esauriti. Chi sceglierà ancora una volta di schierarsi e
battersi per il futuro nostro e delle generazioni a venire ancora una volta dovrà farlo con molti concreti
sacrifici sul proprio corpo; e per come stiamo messi ora, la strada sarà lunga, tortuosa e gli esiti incerti. Ma
come ben sappiamo chi non lotta ha già perso, e in qualche modo è già morto.
Winston

Estate (ricreazione) 2021.