Archive for the ‘Attualità’ Category

Se Erdogan è un dittatore l’Italia è collaborazionista

sabato, Aprile 10th, 2021

Con le mani grondanti di sangue.

Hanno fatto molto clamore le parole pronunciate dal presidente del consiglio italiano pochi giorni fa a margine di una delle sue periodiche conferenze stampa.

Questo breve discorso, il cui estratto viene riportato fedelmente di seguito, ha scatenato subito le ire dell’amministrazione turca che ha convocato l’ambasciatore italiano e ha immediatamente attivato i principali media italiani, che subito si sono lanciati nel fomentare quel teatrino tipico della politica e dei giochi di palazzo che ha tutto l’interesse a non far emergere il reale significato dietro questo discorso.

“Non condivido assolutamente le posizione del presidente Erdogan, credo sia stato un comportamento inappropriato ,mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente delle commissione europea Von der Leyen ha dovuto subire. (l’assenza di un posto dove sedere durante il loro ultimo incontro ndr)

La considerazione da fare, e forse l’ho già fatta in un’altra conferenza stampa, con questi diciamo, chiamiamoli per quello che sono dittatori, di cui però si ha bisogno per collaborare perché poi, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute, di opinioni, di comportamenti,di visioni della società e deve essere anche pronto a collaborare a cooperare, più che collaborare cooperare per assicurare gli interessi del proprio paese. Questo è importante, bisogna trovare l’equilibrio giusto”

Analizzate queste parole capiamo immediatamente che non ci si trova innanzi al bambino che puntando il dito fa scoprire che il re è nudo, ma ci troviamo nella situazione in cui i registi di questo paese stanno gettando la maschera, veicolando il concetto che unisce in binomio, in un abbraccio mortale, le parole libertà e interessi economici. Siamo liberi e siamo utili fino a che siamo funzionali a questo sistema. Non si spiega come questo cinismo possa essere così sbandierato ed è per questo che di tutto il discorso venga dato eco solo alla parole dittatura e non alla vergogna di questa spregiudicatezza. E i media appecorati in questo intorbidire le acque sono maestri.

E inoltre, può esistere un equilibrio giusto tra l’accettazione di un regime dittatoriale e gli interessi economici? No, ovvio.

Quindi se Erdogan è il ditattore di uno stato dittatorato l’Italia per bocca del suo presidente del consiglio è chiaramente collaborazionista, certo rispettando le proprie diversità di vedute, di opinioni, di comportamenti,di visioni della società.

Collaborazionista è chi, pur conoscendo bene la caratura dei propri interlocutori e le assenze di libertà nei loro stati, tratta per le forniture di armi (non dimentichiamo le recenti forniture all’Egitto o all’Arabia Saudita), tratta per la tutela delle aziende italiane espatriate per sfruttare meglio la manodopera a basso costo o per pagare meno tasse, tratta perché la Turchia tenga bloccati nei propri lager i migranti siriani o afgani, ceceni o iracheni.

Tratta e tratterà sempre sulla pelle delle e dei giornalisti in carcere, delle torture inflitte ai prigionieri e di chi cerca di attraversare quel paese per cercare un futuro migliore in Europa. Tratta sugli anni di carcere degli oppositori politici o delle minoranze come i curdi o gli armeni sempre oggetto di feroce repressione.

E il governo “dei migliori” collaborazionista lo fa e lo dice per bocca del suo presidente, santificando così il concetto che vede gli interessi economici prima delle libertà e della salute, soldi unico e reale interesse nazionale che viene difeso.

Alla faccia di tutto il resto.

Valsabbin* Refrattar*

Video intervento: https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2021/04/09/draghi-da-del-dittatore-a-erdogan-ecco-il-passaggio-che-ha-fatto-infuriare-ankara_7d0ad003-603e-410e-b9e6-a249694990fe.html

L’ammucchiata sediziosa

sabato, Febbraio 13th, 2021

Ebbene sì, è successo quello che solo qualche tempo fa si sarebbe potuto solo immaginare. I politici hanno trovato i 209 buoni motivi che li hanno fatto tornare amici e hanno creato il più grande governo che la storia moderna di questo paese ricorda.

Grande lavoro in questi giorni per il ministero della verità , lo smart working non li aiuta ma grande è la dedizione di questi eccezionali servitori del potere di turno.

Lo sanno, sarà difficile cancellare dalla memoria collettiva tutti gli attestati di stima che i politici in questi anni si sono scambiati. Ma sarà sicuramente un lavoro facile per i giornalisti italiani, che con la loro libertà, indipendenza e solerzia hanno collocato l’Italia al 41° posto nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Reporter Without Borders.

Sarà facile per questi coprofagi che dopo l’ennesimo grande banchetto a base di culo di drago si stanno pure leccando i baffi in attesa della grande fatica. Indomito sarà lo sforzo e sarà fantastico leggere i loro mirabolanti voli pindarici per giustificare gli antichi screzi già cominciati con la sostituzione al grido di governo hunità hunità del vecchio grido di Honestà honestà..

Li vedo riportare le cronache di chi si chiamava psico nano o mafioso di Arcore, orango, Giggino il bibitaro o quelli del mai col partito di Bibbiano o di prima il nord diventato poi prima gli italiani e oggi prima gli europei.

Non sarà facile ma ce la faranno anche perché una cosa c’è da dire, quello che accomuna questa classe politica: sono indistintamente maestri a spartirsi soldi e potere.

Come faranno a farci credere che l’opposizione a questa accozzaglia orgiastica e incestuosa e quindi il futuro visto le lacrime e sangue che presumibilmente ci stanno aspettando, è rappresentata dai fratellini e dalle sorelline d’Italia, che in ordine hanno votato Ruby nipote di Mubarack, le manovre lacrime e sangue del governo Monti, il salva Italia, la legge Fornero (sì proprio lei), il fiscal compat e un’altra serie di mannaie calate non certo sui ricchi.

Una favola a lieto fine, incredibile se non fosse terribilmente vera…Ce la faranno abbiate fede. Ce la faranno come quando torneranno a chiedere il vostro voto.

Ecco pensateci bene, ma non adesso che siete ancora frastornati e eccitati/e da questa quintalata di carne aggrovigliata nei preliminari prima della grande spartizione, pensateci quando quella feccia chiederà il vostro voto, promettendovi mirabolanti riscatti, condizioni di vita migliori e tutte le sovranità che vi possono italicamente eccitare.

Pensateci perché non è una delega che può cambiare le cose ma solo il vostro impegno quotidiano. Alla prossime elezioni camminate, salite su una cima sarà l’occasione perfetta per respirare dell’aria sana e salubre che aiuta corpo e spirito perché è dalle montagne sono scese le migliori ventate di libertà.

 

Il nuovo decreto sicurezza 2: la questione migrante

martedì, Gennaio 5th, 2021

Prosegue con questo secondo scritto l’analisi del decreto legislativo 130/2020 dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di immigrazione e sicurezza” approvato al senato lo scorso 18 dicembre dopo un lungo dibattimento che ha visto anche le classiche sceneggiate parlamentari tipiche del teatrino della politica e passato sotto il nome di nuovo decreto sicurezza.

In questo articolo concentreremo le valutazioni sulle norme riguardanti il tema immigrazione.

La loro analisi non può prescindere da una considerazione di fondo, fondamentale, che abbiamo già accennato nel precedente articolo. Questo nuovo decreto non va a scardinare l’impostazione voluta dalla destra che lega il tema immigrazione al tema sicurezza sdoganando così il legame migrante-criminale, ma la recepisce e la modifica in funzione della necessaria propaganda del momento.

Il tutto nel vacuo tentativo di rendere illegale e inumano ciò che è umano e naturale, migrare; nel 2019 dall’Italia sono emigrate 131mila persone, il 40% sotto i 35 anni. Numeri non confermati nel 2020, anno in cui gli spostamenti sono stati bloccati a causa del virus, ma che pensiamo possano riallinearsi appena ci si potrà nuovamente muovere, essendo presumibilmente mutate in peggio le cause che hanno portato a questo esodo.

Cosa differenzia questa umanità migrante da quella che proviene da altri paesi o che sta seguendo la rotta balcanica o cercando di attraversare il Mediterraneo?

Tanti aspetti differenziano questa umanità, ma uno è sostanziale: la prima si può spostare liberamente la seconda no, perché è priva o privata dei documenti, passaporti, visti e carte bollate, ed è su questo principio di legalità e su questa impalcatura burocratica che si fondano questi decreti e si formano le barriere impenetrabili e i drammi di chi, per necessità, si sposta. Non è difficile constatare come imprenditori pakistani, libici, afgani e provenienti dall’Africa possano tranquillamente arrivare in Europa su un comodo volo charter.

Analizzando gli articoli del decreto riscontriamo aspetti conflittuali con il precedente, per esempio è stato previsto il ripristino del rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale, cancellato col precedente, che amplia la platea di chi potrà richiederlo e che assieme agli altri permessi previsti potrà essere convertito in permesso di lavoro subordinato. Toglie dalle mani del questore il potere di discrezionalità nella valutazione dei “seri motivi” che possono portare al rifiuto o revoca del permesso di soggiorno, fatto salvo il rispetto degli obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano, indicando così che le questure non stessero seguendo questi obblighi?

Introduce inoltre la figura dei migranti climatici, importante valutazione concettuale, ma che denota una dissociazione dalla realtà che vuole l’emergenza climatica globale e non localizzata in determinate aree, generalmente a sud.

Viene ampliata la possibilità di vietare l’espulsione dal territorio italiano per quei migranti che rischiano di essere sottoposti a tortura o trattamento inumano e degradante nel proprio Paese, ed è un cortocircuito normativo che venga previsto questo divieto proprio in Italia dove, anche in mancanza di una legislazione sulla tortura o che ne limiti l’impunità, gli stessi trattamenti sono stati e vengano quotidianamente applicati dalle forze dell’ordine. Sarebbe interessante che ci spiegassero quale trattamento “umano” viene applicato in carcere.

Per quanto riguarda l’azione delle ong sono state cancellate le sanzioni amministrative e la confisca delle imbarcazioni previste dal precedente decreto, ma sono stati aggiunti dei paletti sulla possibilità di movimento in mare e sull’obbligo di concordare le operazioni di recupero con le autorità italiane, nel tentativo di riportare sotto un controllo stringente e sotto le logiche utilitaristiche l’azione di queste realtà che perseguono fini diversi.

Quindi analizzando gli articoli possiamo dire che le modifiche contenute nel testo, seppur agli occhi dei più parrebbero più umane, nella realtà risultano miopi e perfettamente nel solco tracciato da anni di politiche vergognose, non ci possiamo dimenticare i lager di Minniti in Libia. Uno specchietto per allodole per questi sinceri democratici che presi dalla frega per avere cancellato i decreti della destra (schizofrenia al pari dell’abolizione della povertà dei loro attuali alleati di governo) voltano lo sguardo a ciò che le loro politiche criminali hanno fatto.

Uno stillicidio di scempi e crimini, di violenze contro l’indole umana migrante, mai accettata come fatto naturale ma semplicemente ri-normata da questo decreto sicurezza.

Valsabbin* Refrattr*

Di cosa parlano i politici in tv?

lunedì, Gennaio 13th, 2020

Tendenzialmente, di risolvere i problemi. Ci siamo. Ma di quali problemi stanno parlando? Fame nel mondo, guerre ugualmente sparse in tutti i tempi, le foreste di un intero continente che bruciano, Trump bel signorone americano che decide di fare il cattivone, oppure i problemi quelli belli nostrani e classiconi, l’immigrazione, le tasse. Non so che altro. Belli profumati, belli carichi da battaglia, seduti su divanetti imbellettati al centro dei teleschermi. Guardiamoli bene! Non è importante quello che dicono, ma come! Come in ogni spazio di agonismo che sia la dialettica o il confronto estetico quel che conta è sfoggiare di più: fare la voce grossa, accaparrarsi lo stupore del pubblico. Salvini, al di sopra della sua impalcatura politica, è un personaggio; come lo sono tutti. Caricature tali e quali ai vecchi personaggi Disney del “topolino”. Paperone il riccone self-made con quel grado di modestia derivato dal sacrificio, Topolino il cittadino democratico carico d’impegno civile, Paperino, (sigh!) è lo sfortunato lettore. Chi scrive ricorda di quando Salvini appariva le prime volte nei teleschermi con quella felpona verde e il tono di voce di chi vuol far sul serio. Ah, perfetto! Con tutto questo odio per la politica, per i vitalizi, per questi politici “che si mangiano tutto” (odio indirezionato che riduce le cause del mondo a conflitti tra stati), l’uomo che sa interpretare quello che diciamo noi, che si esprime come noi davanti a questi uomini in cravatta che parlano di numeri e in modo complicato, è proprio quello che serve…

Ahi noi! Tra gli applausi sonanti del pubblico in aula, strisciano sussulti di approvazione nell’inconscio delle menti dei telespettatori incalliti dai discorsoni. La rabbia prende le forme di una signora in gran pugno, batte risposta senza esitare alle domande incerte del conduttore: la sua voce è dura, l’atteggiamento rabbioso. Sì, nel telespettatore italico medio la G. Meloni incarna il provocante ideale di donna dominante (sessualmente?)!

Abbiamo fatto un po’ di chiarezza. E diciamocele le cose?!

Parlano, e parlano, e si battagliano si sfidano urlano s’adirano fremono dibattono. Eppure, siamo sempre qui. Andiamo a lavorare e tiriamo baracca e pensiamo alle nostre vite. Che nel frattempo sono sempre più alienate, omologate (produci, consuma, ricicla! crepa!), standardizzate, atomizzate!

Chiusi nella nostra individualità ci rifugiamo negli alter-ego che costruiamo nel mondo virtuale dei social, sempre più interconnessi alla nostra identità. In essi ritroviamo il mondo che vogliamo vedere, con la nostra cerchia di relazioni inconsistenti.

Togliamo gli occhi dallo schermo, guardiamoci finalmente in faccia: ci siamo accorti di aver perso ogni autonomia?

Di cosa parlano i politici in tv? Di un bel niente, recitano.

Emigrazione: tra percezione e realtà

martedì, Maggio 14th, 2019

Alcuni dati statistici che definiscono un chiaro trend, ci hanno spinti a scrivere questo articolo che ha la sola pretesa di raccontare dal nostro punto di vista la situazione migratoria italiana

I primi dati considerati sono quelli elaborati dal centro studi Idos (organizzazione indipendente sponsorizzata tra gli altri da Unar, Caritas e Chiesa Valdese) che, nel 2017, ci dicono che se ne sono andati dall’Italia circa 285 mila cittadini.

È una cifra enorme e che si avvicina al record di emigrazione del dopoguerra, quello degli anni ‘50, quando a lasciare il Paese erano in media 294 mila Italiani l’anno.

L’altro dato è stato riportato dal direttore generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina Luigi Maria Vignali, presentando il nuovo romanzo di Chiara Ingrao “Migrante per sempre”:

«Negli ultimi cinque o sei anni abbiamo registrato un aumento di oltre un milione di italiani negli schedari consolari», ha detto Vignali, ricordando che all’ISTAT «parlano di 115-120mila partenze all’anno».

E ha commentato: «Gli italiani che partono e che sono all’estero sono molti di più di quello che le cifre ufficiali non dicano».

Grazie ai vergognosi accordi stipulati dal governo italiano nella persona dell’ex ministro degli interni Minniti (Pd) e i vari Ras libici, che hanno portato alla creazione di veri e propri lager, gli “sbarchi” negli ultimi 2 anni sono crollati, attestandosi nel 2019 a 335 persone sbarcate al 15 marzo scorso (dati ministero degli interni).

Stime parlano di 700 mila o un milione di uomini e donne bloccati in Libia, in condizione inumane.

Una situazione che non può che metterci davanti alla realtà africana ma anche a quella italiana, di un paese che emigra e che, incapace di affrontare i propri problemi, preferisce cadere nella facile illusione che il problema sia sempre qualcun altro, sia esso l’Europa o gli altri emigranti.

Un paese che pian piano sta cadendo nella trappola della paura.

La paura che fa odiare il diverso, chi puzza come noi di fame, perché è facile e comodo prendersela con una famiglia Rom, come sta accadendo vergognosamente a Roma ed è facile seguire le campagne elettorali basate sul nulla ma condite dall’odio del diverso, che prendersela con chi queste situazione le crea se non favorisce.

E i fascisti di oggi e di allora sanno come cavalcare la paura del più debole, nella loro mediocrità sanno chi li protegge e contro chi possono andare.

Certo è molto più difficile prendersela con chi nella quotidianità sfrutta il nostro tempo chiedendoci di lavorare gratis con stage o tirocini o con stipendi da fame, chi ci fa morire sul lavoro o ci fa ammalare per risparmiare o meglio guadagnare di più, chi alla prima rata che salta ci sfratta e chi con i comportamenti clientelari e corrotti ci nega un futuro dignitoso e ci sta obbligando ad emigrare.

 

Non dimenticate che i vari fascisti o i leghisti quando vi trovate in queste situazioni di difficoltà non li troverete mai al vostro fianco.

Vi vogliamo invitare a chiedere a chi se n’è andato dall’Italia quali siano state le motivazioni che li hanno spinti a partire.

Noi l’abbiamo fatto e vi assicuriamo che tra le prime motivazioni, non c’è la paura del diverso, perché sanno benissimo che uscendo dai nostri paesi sono diventati loro stessi “diversi”.

Dei diversi con un grande potenziale umano da sviluppare e forse molto meno diversi di quanto una persona si possa sentire diversa qui da noi.

Chiedetelo e abbiate il coraggio di ammettere quanta mediocrità ci sia in certe scelte, scelte spesso fatte di compromessi, fatte di soldi in nero, di favori dati o ricevuti, di maggiore sicurezza a scapito della libertà e fatta di paura.

La paura che spinge a chiedere di essere protetti rafforzando i controlli delle frontiere respingendo barconi di disperati in mezzo al Mediterraneo o costruendo muri.

Perché non è alzando muri o inasprendo i controlli ai confini che si possono interrompere i flussi migratori, la gente non si è mai fermata e mai si fermerà.

Queste linee immaginarie tracciate su dei pezzi di carta chiamate confini non servono ad impedire all’umanità migrante di muoversi.

La “democratica” Ungheria di Orban ci deve essere di monito: appena è stata terminata la barriera che separa l’Ungheria dalla Serbia il parlamento ha approvato una legge speciale per innalzare le ore annue di straordinari obbligatorie da 250 a 400.

Dobbiamo davvero chiederci se quel muro, quella lunghissima rete, sia fatta per rendere impossibile l’entrata o l’uscita dall’Ungheria.

Pezzi delle nostre vite, dei nostri affetti e del nostro presente se ne stanno andando alla ricerca di un futuro fatto di dignità, uguaglianza e libertà e tanti altri pezzi di altre vite stanno arrivando intrecciando le nostre.

E noi tra questa umanità migrante e chi cade nella trappola della paura, sappiamo davvero da che parte stare.

 

Con Rabbia Valsabbin* Refrattar*