Archive for the ‘In tempi di virus’ Category

Bestiario pandemico per covidioti sintomatici

martedì, Marzo 14th, 2023

Una breve raccolta delle bestialità dette e fatte dai menestrelli della narrazione pandemica che col loro operato hanno garantito l’affermazione di uno stato di eccezione che ha rappresentato il primo passo verso il regime tecno-sanitario che appare all’orizzonte e che sta per travolgere le nostre esistenze.

La raccolta non ha la pretesa di essere esaustiva ma vuole fungere da bestiario a futura memoria.

A questa raccolta non seguirà una riflessione, le parole contenute si commentano da sole.

2020

31 gennaio: Giuseppe Conte nel rassicurare gli italiani con il più trito dei ritornelli: “è tutto sotto controllo”.

2 febbraio: Roberto Burioni, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, “in questo momento in Italia il rischio è zero”. A Fazio che gli aveva chiesto perché allora si vedessero in giro così tante mascherine, Burioni replicò ironicamente: “sarà per l’inquinamento”.

24 febbraio, Salvini su Twitter: “non è il momento delle mezze misure: servono provvedimenti serve l’ascolto dei virologi e degli scienziati, servono trasparenza, verità e un’informazione corretta, servono controlli ferrei ai confini su chi entra nel nostro Paese”.

27 febbraio un coerente Salvini in diretta su Facebook: «l’Italia riparte. Alla faccia di chi se la prende con medici, infermieri, governatori e sindaci, saranno ancora una volta cittadini, famiglie e imprese a salvare questo splendido Paese»

27 febbraio: Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico, promuove ai Navigli di Milano l’“aperitivo contro il panico” e sempre nella stessa giornata, Matteo Salvini segretario della Lega esortava a “riaprire tutto”, prodigandosi quindi in un lungo elenco: “fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, bar, ristoranti, centri commerciali

28 febbraio Luca Zaia lodando l’igiene italica afferma che: “la Cina ha pagato un grande conto di questa epidemia perché comunque li abbiamo visti tutti mangiare i topi vivi”.

Nei giorni della “Milano non si ferma”, il sindaco Giuseppe Sala profetizza: “Virus, ora si esagera. Diamoci tutti una calmata” (Libero), “Riapriamo Milano” (Repubblica), “Morti di Coronavirus in Italia? Zero” (Il Giorno).

24 aprile, Donald Trump in visione mistica propone: “Vedo che il disinfettante uccide il virus in un minuto. Un minuto. C’è un modo di fare qualcosa del genere, mediante iniezioni all’interno o una sorta di pulizia? Sarebbe interessante verificarlo”.:

Maria Rita Gismondo direttrice del laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano, definisce la Covid-19 “una problematica appena superiore all’influenza”.

Maggio: Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova dalla sua sfera di cristallo: “ora potrebbe essere diverso: la potenza di fuoco che aveva due mesi fa non è la stessa potenza di fuoco che ha oggi”.

2 maggio Vincenzo De Luca sul futuro della classe dirigente italica: “Mi arrivano notizie che qualcuno vorrebbe preparare la festa di laurea. Mandiamo i carabinieri, ma li mandiamo con i lanciafiamme”.

4 maggio, il quotidiano Libero nel titolo di prima pagina: “Il virus? A giugno sarà morto”.

23 maggio, il contagio secondo Giulio Gallera, assessore al Welfare della giunta lombarda: “per infettare me, bisogna trovare due persone infette nello stesso momento e non è così semplice trovare due persone infette che infettino me”. Dimostra di non aver compreso il significato del fattore più importante per valutare l’andamento dell’epidemia e, di conseguenza, per orientare le politiche di contenimento.

Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele di Milano e medico personale di Silvio Berlusconi: “Il virus è clinicamente morto”.

27 Luglio Vittorio Sgarbi: “Nei nostri ospedali non c’è più Covid“.

Agosto: un ispiratissimo Bassetti: “Chi dice che avremo una seconda ondata come la Spagnola fa terrorismo”.

9 novembre, sempre Bassetti, in piena seconda ondata, afferma che “il Covid è stato ingigantito”.

4 settembre, Burioni: «Devo purtroppo comunicare a tutti che cantare in coro sembra comportare un rischio molto alto di avere un focolaio epidemico».

14 dicembre, Maria Van Kerkhove, capo epidemiologa dell’Oms “Babbo Natale è immune al coronavirus e potrà viaggiare per consegnare i regali a tutti i bambini del mondo

2021

17 luglio: Giorgia Meloni su Instagram: “Il governo chiederà il green pass anche a chi sbarca ogni giorno illegalmente in Italia o le assurde limitazioni che vorrebbero imporre valgono solo per gli italiani?”. Lo sciacallaggio non ha limiti.

22 Luglio Burioni su Twitter: “Idea molto intelligente: tutti insieme a gridare, tutti non vaccinati, vicini e senza mascherina. Non si vogliono vaccinare, ma otterranno l’immunità (e il green pass) attraverso la malattia. Mi spiace per gli innocenti che infetteranno, ma non ci si può fare niente”.

25 luglio Burioni su Twitter: “Propongo una colletta per pagare ai novax gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci”

22 luglio: Mario Draghi a reti unificate: “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente: non ti vaccini, ti ammali e muori. Oppure, fai morire: non ti vaccini, contagi, lui o lei muore”.

10 settembre Salvini contro il green pass:”È il mestiere del vaccino: se io provo ad ammazzare il virus, il virus cerca di sopravvivere variando, mutando e reagendo al vaccino”.

14 ottobre: la libertà è sempre un vaccino più in là. Burioni: “In questi giorni la situazione della pandemia Covid-19 in Italia è a un momento della verità”.

17 novembre: un ispiratissimo Deluca, presidente della Campania: “Contro l’irresponsabilità dei no-vax, mi rimane solo il Napalm, il lanciafiamme l’abbiamo introdotto”.

21 dicembre: «Sì sì sì, sì sì vax, vacciniamoci» il coretto delle virostar Crisanti, Burioni e Pregliasco nella trasmissione di Radio1 “Un giorno da pecora”.

27 dicembre: Bassetti: “A breve avremo 100 mila contagi al giorno. Chi ha il raffreddore non può avere le stesse regole di chi ha la polmonite, altrimenti si blocca il Paese; se noi mettiamo in quarantena tutti i contatti potenziali di questi 100 mila positivi blocchiamo il Paese. Le regole sono quelle di due anni fa, andrebbero cambiate””.

2022

15 gennaio: Il Tar del Lazio si è pronunciato su un ricorso promosso da alcuni medici, che contestavano la validità della circolare del Ministero della Salute sulla Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-COV-2, nella parte in cui, nei primi giorni della malattia, prevede una mal intesa “vigilante attesa” e somministrazione di FANS e paracetamolo (principio attivo della Tachipirina) e in particolare nella parte in cui pone delle indicazioni “in negativo”, ossia sconsigliava ai medici di utilizzare determinati farmaci come l’idrossiclorochina. A 2 anni di distanza comincia a crollare il castello di carte della propaganda ufficiale.

Marzo: Bassetti su Rai Tre: “Forse ci siamo preoccupati troppo poco del virus nell’ultimo mese”.

8 luglio Bassetti e la strategia della tensione continua: “La variante indiana è più contagiosa di Omicron 5”

4 agosto: Bassetti  “Questo studio dei Cdc dimostra come la mortalità per Covid negli Usa sia stata importante negli anni 2020 e 2021” diventando “la terza causa di morte dopo malattie cardiovascolari e tumori

15 settembre: Roberto Burioni, insiste con una narrazione tossica su Twitter condividendo uno studio sulle varianti Omicron 4 e 5 che ne confermerebbe «la maggiore contagiosità, la capacità di infettare le persone vaccinate e/o guarita anche da Omicron 1 o 2 e purtroppo è prevedibile anche una maggiore patogenicità». La strategia della paura “whatever it takes”.

10 ottobre: Burioni ad una settimana dalla somministrazione dell’ennesima dose e positivo al Covd: “Il vaccino fa sì che io possa essere qui e non in ospedale, con febbre, tosse, mal di testa e una voce alla Barry White”.

26 settembre Crisanti eletto in Senato nelle file del Partito democratico: “Io eletto, manterrò impegni presi”… “Partito dovrà riflettere”

26 ottobre: Crisanti spiega esattamente la visione unitaria delle politiche di contenimento del Covid: “Sono state le regioni di centrodestra a mettere in campo misure liberticide. Prima hanno negato il virus, poi remato contro le misure per contenerlo”

19 dicembre 2022: Pregliasco all’incasso del lavoro propagandistico fatto: “Ci ho pensato su un po’ di tempo e alla fine ho deciso: mi candido a consigliere regionale della Lombardia nella lista civica con il candidato presidente del centrosinistra” (Pierfrancesco Majorino nda). Per completezza, poi non eletto.

2023

14 febbraio Bassetti pone le basi per la prossima pandemia: “Dopo tre anni abbiamo vinto la guerra”…”Ora preoccupa l’aviaria”

24 febbraio: Bassetti a braccio libero su facebook: “C’è chi spaventa la gente o cerca di consolare famiglie che hanno perso prematuramente i loro figli dicendo che c’è una correlazione tra morti improvvise nei giovani e vaccino per il covid, generando terrore per i vaccini e generando odio nei confronti di noi medici”. Nessuna pietà verso i morti per le numerose relazioni avverse.

2 marzo: La zona rossa avrebbe evitato 4000 morti. Dalla procura di Bergamo parto avvisi per 19 indagati tra cui Conte, Speranza, il governatore della Lombardia Fontana, l’ex assessore Gallera, il presidente dell’Iss Brusaferro e il presidente del Consiglio superiore di Sanità Locatelli.

 

Lo stato mai si è processato e mai lo farà, non vi sarà mai giustizia senza Lotta.

 

Valsabbin* Refrattar*

 

Tra le varie fonti consultate:

ansa.it

wired.it

ilmanifesto.it

adnkronos.com

travisotoday.it

genovatoday.it

 

 

Continuità emergenziali

giovedì, Marzo 9th, 2023

Prosegue con questo terzo scritto l’analisi, a tre anni di distanza dall’avvento della narrazione pandemica, con un prezioso contributo di Winston.

Rileggendo, a distanza di oramai tre anni, i testi da noi stilati ed editi nel pamphlet “Fine emergenza mai” abbiamo considerato l’opportunità di rilanciare e attualizzare alcune delle analisi allora formulate a caldo durante i primi mesi del periodo emergenziale pandemico.

Non senza una punta di vanagloria intellettuale, abbiamo infatti ritrovato nei nostri scritti dell’epoca chiavi di lettura rivelatesi più che valide alla prova degli eventi che si sono poi manifestati.

La principale tesi di fondo da noi proposta, invitava a trattare l’emergenza covid non come un oggettivo fenomeno transitorio, ma piuttosto come un grande esperimento di ingegneria sociale, politicamente gestito al fine di scatenare nella società mutamenti radicali nei rapporti fra potere e cittadino, aprendo la strada ad accentuatissime  forme di controllo e alla negazione generalizzata di diritti fondamentali.

Buona parte delle discriminazioni e delle prevaricazioni allora imposte, non sarebbero infatti state applicabili in assenza di un particolare clima di paura e senza una emergenzialità che le potesse in qualche modo rendere plausibili agli occhi di buona parte  dell’opinione pubblica.

Pur dando il giusto peso all’abominio concernente l’imposizione di pseudo vaccini che, oltre ad essersi dimostrati incapaci di fermare l’infezione, stanno manifestando un incidenza inaudita di effetti collaterali non raramente  gravi o mortali, ritenevamo e continuiamo a ritenere che il vero principale obbiettivo politico dell’intera vicenda pandemica fosse l’introduzione di ciò che abbiamo imparato a conoscere come green pass. Lo sdoganamento di tale certificato governativo di buona condotta, in assenza del quale nel nostro paese si è arrivati a spogliare gli individui persino del diritto al lavoro, crea un precedente che sarà senz’altro capitalizzato dal potere neoliberista. Per intenderci, riteniamo che il vero fulcro di tale potere non sia da ricercare nelle aule parlamentari delle nostre sempre incomplete democrazie, ma bensì nei consigli di amministrazione di corporazioni multinazionali, ormai capaci di sviluppare introiti superiori ai prodotti interni lordi delle nazioni che ne dovrebbero controllare l’operato.

Lo strumento che ci hanno voluto vendere, senza pudore e vergogna, come viatico di libertà, dopo averci previamente rinchiusi, si presta ad essere applicato per regolamentare in futuro numerosi altri ambiti della vita sociale; ciò prefigura la facoltà per il potere  di  controllare in forma totalitaria  il dissenso, rendendo accessibili diritti, che erroneamente ritenevamo intangibili, unicamente a coloro i quali supinamente seguono gli ordini che arrivano dall’alto.

Senza soluzione di continuità si è passati dall’emergenza sanitaria alla propaganda bellica, utilizzando gli stessi parametri di criminalizzazione dei divergenti, la stessa stigmatizzazione di chiunque sia ancora in grado di coltivare il dubbio, il medesimo tentativo a reti unificate di creare un monolitico pensiero unico, capace di imporre una sola fideistica verità. Ben prima che sotto i riflettori si portasse lo scontro aperto sui campi di battaglia (realmente il conflitto in Ucraina è da far risalire almeno al 2014) avevamo imparato a riconoscere nella gestione della psicopandemia l’utilizzo di termini e pratiche da periodo bellico, con tanto di coprifuoco, muscolari dispiegamenti di forze, creazione di pseudo eroi e pseudo disertori.

Non troppo in sordina avanza nel frattempo il cavallo dell’emergenza climatica, lo schema è sempre certamente  il medesimo , in nome di un bene superiore (la salute collettiva per il covid, la salvaguardia della democrazia per la guerra, la salvezza del pianeta per l’emergenza climatica) chi ci governa si arroga il diritto  di decidere come dobbiamo vivere e pensare, arrivando ad imporre scelte e sacrifici, penalizzando pesantemente i non allineati. Chiunque ancora abbia facoltà di analisi critica può facilmente cogliere l’ossimoro fra l’azione di un sistema di interessi   che tutto subordina alla ricerca del più spasmodico  profitto privato  e  la salvaguardia  di un superiore bene comune.

La cupola di potere che ci tiranneggia senza un tiranno, sta capitalizzando i vantaggi acquisiti in mezzo secolo di neoliberismo senza freni, per catapultarci in una sorta di tecno-feudalesimo, dove  solo i buoni sudditi potranno godere della magnanimità della nuova aristocrazia . Come apertamente ci dicono il nuovo suddito non possederà più nulla e sarà felice. Sotto attacco sono e sempre più lo saranno tutte le attività che permettono in qualche modo ad un individuo di salvaguardare anche solo in parte la propria indipendenza.

Chi, per cercare scudo da questa evoluzione del potere, semplicemente si appella allo stato di diritto non coglie fino in fondo che sono i rapporti di forza in una società a modellarne il campo.

Dopo che la pressione sui non allineati ha raggiunto picchi vertiginosi nella primavera dello scorso anno, ora la fiamma sotto le nostre chiappe si è fatta più tenue, ma noi non ci facciamo illusioni, non dimentichiamo e non perdoniamo le vessazioni subite restando in massima allerta. Realisticamente crediamo che quel distopico periodo non sia vicenda archiviata, ma aperto tentativo nella creazione di un percorso atto a sdoganare un nuovo metodo  di governo.

Mentre torniamo fisiologicamente ad assaporare aspetti della vita dei quali ci volevano privati, i nostri alti porporati, sulla carta garanti delle libertà costituzionali, certificano con motivazioni a dir poco risibili l’avvenuta violazione dell’inviolabile, spianando la strada a futuri attacchi alle libertà naturali.

Chi tace ora acconsente per sempre, solo una forte e attenta resistenza, individuale e collettiva, potrà sperare di garantire una vita degna di essere vissuta alle nuove generazioni.

Winston, febbraio 2023

 

La resistenza di un professore “disobbediente”.

sabato, Marzo 4th, 2023

Ora che penso che i tempi siano maturi, per trarre spunti di ragionamento mi sono risolto a esternare alcune riflessioni e raccontare la mia esperienza umana e lavorativa nell’ambito del trascorso triennio pandemico.

La mia primissima reazione, come penso sia stata quella di molti di fronte ad una malattia sconosciuta e potenzialmente letale, è stata la paura, unita alla totale mancanza di fiducia nella capacità delle istituzioni di far fronte comune e di mettere in atto interventi pronti ed efficaci, conformi all’entità e alla gravità della situazione. Ho adottato dunque una mia personale linea di condotta volta all’autoisolamento, ancora prima che venissero imposte le chiusure, al fine di preservare la mia salute, quella dei miei familiari e dei miei amici, la cui frequentazione è stata da me interrotta spontaneamente in modo deciso. Ho aderito coerentemente alla scelta dei primissimi lockdown, utili a limitare il più possibile i danni nei confronti di un virus che nel breve periodo si era già rivelato devastante con gli ospedali al collasso. La situazione è degenerata con la chiusura progressiva delle scuole e l’adozione della didattica a distanza alla quale nessuno era realmente preparato. In un primo momento ho tentato di garantire una parvenza di continuità assegnando elaborati e disegni via mail, che dovevano essere consegnati con scadenze elastiche al fine di venire incontro alle difficoltà degli alunni, mentre per la parte teorica della mia materia, mi era impossibile sondare la reale preparazione dei ragazzi a causa della mancanza degli strumenti indispensabili per affrontare le lezioni online, in una materia come arte che richiede forse più delle altre la lezione in presenza.

Nella maggior parte del tempo libero ho studiato, letto e scritto molto per approfondire gli argomenti relativi alla mia materia, ho sperimentato nuove tecniche artistiche, convinto sin da subito che la pandemia sarebbe durata a lungo e che il tempo prezioso doveva essere fatto fruttare.

Conclusa la scuola, molto dubbioso se ascoltare le rassicurazioni relative al calo dei contagi, nonostante le aperture, forte del legame che mi lega al territorio, quasi giornalmente ho iniziato ad esplorare la rete di antichi sentieri perlopiù abbandonati, immerso nel silenzio e nell’isolamento totale. Raccogliendo frutti, erbe, funghi di cui sono a conoscenza, ho sconfinato in territori poco o mai praticati, convinto che la Montagna non dovesse essere solo vista come unica fuga dalla pandemia, ma anche come necessario e prezioso recupero di un sapere perduto, ricca di componenti mistiche intrise di una religione antica, amplificata dalla mia passione per il mondo contadino.

Con la fine di agosto, pur nella convinzione dell’opinione pubblica di un ritorno alla “normalità”, ero sicuro che sarebbe ricominciato tutto con l’arrivo del freddo ed era dunque indispensabile prepararsi per tempo alla clausura dell’inverno: così unitamente ai materiali per la pittura ho predisposto webcam e microfono per sostenere al meglio le lezioni online. Infatti, come previsto, con l’inizio della scuola e cambiata sede, si sono alternati i periodi di DAD alle chiusure per l’elevato numero di contagi. Con i permessi ci si poteva recare dal lavoro alla montagna vicina e questo mi dava la possibilità di continuare le uscite non solo sui monti di casa ma anche in quelli dell’alta valle, nel fitto di boschi immersi nelle brume autunnali o coperti dalla neve dell’inverno.

La difficoltà maggiore era rappresentata dalla scuola, unico ambiente a rischio nei periodi di lezione in presenza, problema aggirato adottando scrupolosamente mascherina, disinfettanti sempre a portata di mano e svolgendo lezione dalla cattedra praticamente incollata alla parete di fondo, accanto alla finestra aperta. Facevo volentieri ogni mattina il tampone prescritto, da me ritenuto sempre unico modo possibile e sicuro per tutelare la salute di chi mi stava vicino. Nel corso dell’anno scolastico, con le scuole nuovamente chiuse per la pandemia, ho organizzato un metodo di lavoro attraverso le lezioni online per cercare di operare al meglio e formulare dei voti attendibili e reali: facevo lezione nelle ore curricolari e con la disponibilità degli alunni, dedicavo gratuitamente interi pomeriggi alle interrogazioni a coppie, in tempi scanditi di mezzora ciascuno fino a sera. Un lavoro immane e faticoso del quale vado particolarmente fiero e del quale non sono mai stato riconosciuto. Intanto si iniziava a vociferare della scoperta di un vaccino, considerato già da molti speranzosi la soluzione definitiva alla pandemia. Dopo tante parole da parte di istituzioni e media fatte di incoerenza e cambi di rotta improvvisi, la ritenevo una soluzione molto fantasiosa e un gran poco credibile, consapevole che per la scienza, ci sarebbero voluti anni per conoscere ed elaborare una soluzione sicura, senza effetti collaterali, atta a contrastare efficacemente il covid. Eppure l’entusiasmo crescente e la propaganda mediatica martellante e violenta, seguita presto da decisioni politiche impositive, hanno scelto il vaccino come unica e sola strategia in grado di eliminare il virus, scartando a priori e mettendo al bando qualsiasi altra soluzione.

Dapprima consigliato è diventato presto obbligatorio prima per i sanitari, poi anche per gli insegnanti. Restando coerente alla mia scelta, che mi aveva già comportato numerosi sacrifici dal punto di vista lavorativo e sociale, sono rimasto fermo sulla mia posizione mentre tra i colleghi c’era chi sosteneva a spada tratta i provvedimenti dell’obbligo e altri, dapprima fermamente convinti nel contrastarli, vi si sono immediatamente sottomessi per i più svariati motivi. Questa mia decisione personale è stata sostenuta anche dalla convinzione che il ruolo di insegnante imponga l’educazione al pensiero autonomo e alla libera scelta. La fortissima chiusura mentale e propaganda mediatica non ha fatto altro che amplificare l’odio sociale e lo scontro tra le due parti, “provax” e “novax”. Da un lato la scienza, vista ora non più come ricerca e sperimentazione ma come fede incrollabile nel vaccino come unico dogma e dall’altra quelli contro, a prescindere dalla scelta: tutti “novax”, uniformati al pubblico più negazionista ed estremista che, sin dalle prime chiusure, manifestavano in massa senza alcuna sensibilità, rispetto o riguardo per la salute altrui. Inizialmente le spese sempre più alte per pagare i tamponi ogni mattina, successivamente anche il ricatto lavorativo, talmente ingiusto rispetto al tanto lavoro e sacrificio non ripagati, mi ha reso ancor più ostinato, intransigente e determinato a mantenere la mia posizione, ora per una questione di principio.

Riconosco di essere stato più fortunato di altri nel prendere le mie decisioni perché la mia famiglia mi ha sostenuto economicamente, ma conoscendo il mio carattere avrei adottato la stessa linea di condotta anche se mi fossi trovato in grave stato di indigenza. Le reazioni all’interno della scuola sono state le più diverse, dai pochissimi che comprendevano la situazione complessa, tra cui alcuni genitori che mi hanno manifestato la loro più genuina solidarietà e che ricorderò per sempre e ai quali va la mia più profonda riconoscenza, al silenzio e all’indifferenza della quasi totalità dell’organico scolastico fino ai più astiosi e inflessibili, che a stento tolleravano la mia presenza e “disobbedienza”, togliendomi il saluto e guardandomi entrare a scuola quasi schifati. Dopo il difficile abbandono delle mie classi, ho approfittato dei tre mesi di sospensione per continuare nello studio e nella ricerca.

Sono stato successivamente reintegrato a scuola e impiegato, come prevedeva il decreto, in mansioni diverse dall’insegnamento, con il divieto categorico di entrare in classe e addirittura di vedere i ragazzi, nella discriminazione e nell’indifferenza quasi totali. Questo nonostante fossi l’unico a garantire la sicurezza con il tampone effettuato d’obbligo, risultato in due anni di pandemia sempre negativo, mentre la quasi totalità dei colleghi vaccinati era a casa più volte contagiata e la scuola tentava di far fronte alla complicata situazione delle assenze in classe assumendo supplenti disponibili oltre le graduatorie esaurite. Essendo stato privato della mia qualità di insegnante, ho cercato tuttavia di mostrare la massima disponibilità e collaborazione nell’ambiente della segreteria, anche se assegnato alle mansioni più monotone.

Tornato quest’anno scolastico alla serenità di un ambiente lavorativo “normale”, auspico che questa mia esperienza, insieme a tante altre, forse più devastanti della mia, possa far capire quanto siano sbagliate e controproducenti le derive autoritarie, imposizioni e obblighi, che non hanno portato a nulla di buono se non alla conseguenza di amplificare odio e divisioni fra la gente e sono stati la negazione delle libertà e delle scelte personali, che dovrebbero essere perseguite sempre nel rispetto dell’altro ma anche con maggiore coraggio, determinazione e coerenza.

Baronchelli Giovanni

A tre anni di distanza

lunedì, Febbraio 27th, 2023

A tre anni di distanza dalla comparsa nelle nostre vite della malattia che è passata alla storia come Covid-19 e in proseguimento del lavoro collettivo che ha prodotto la raccolta di scritti dal titolo “Fine emergenza mai” che fin dai primi giorni di marzo 2020 ha raccontato l’affermazione della narrazione pandemica e delle norme repressive e liberticide connesse, con questo scritto inauguriamo una serie di articoli che hanno la pretesa fare un punto della situazione oggi.

Oggi che per certi versi l’effetto lungo della stretta sanitaria pare avere perso il suo volano mediatico, ma non per gli effetti avversi ormai, normalizzati nella neolingua anglicizzata del long Covid, molti sono gli aspetti che ancora ci preoccupano e ci fanno riflettere.

Non certo da un punto di vista sanitario, gli effetti collaterali paiono non colpire chi non si è allineato al motto vaccino e moschetto democratico perfetto, ma in parte per lo stigma sociale che ancora in molti luoghi proprio quelle persone sentono addosso e in parte per la deriva autoritaria che questo regime ha preso.

La realtà dei fatti ha visto e vede pian piano sgretolarsi il muro di menzogne che lo stato ha costruito per mascherare la più grande operazione di maquillage sanitario di questo secolo.

La falsità dolosa del non ti vaccini, ti ammali, muori e fai morire pronunciata a reti unificate dal precedente presidente del consiglio Draghi dovrebbe fare esplodere di rabbia pure quelle persone che in questi anni hanno perso i loro cari; una menzogna accertata oggi da numerosi studi scientifici e supportata dai dati, pure da quelli pubblici.

Pure per la gestione dolosa delle cure, a cui si danno gli ovvi benefici del primo periodo, ma che non può farci dimenticare il mantra della tachipirina e vigile attesa, formula criminogena che è perdurata per oltre due anni e che ha de-facto posto nella scomoda posizione tutte le altre terapie fuori da quel coro. Che poi la tachipirina e l’attesa non sono certo una terapia ma come si è dimostrato anticamera dell’aggravarsi della patologia.

E quando non c’è stata la menzogna c’è stato il trattamento inumano dei più deboli e dei più fragili, costretti tra quattro mura negli ospedali o nelle Rsa, senza la possibilità di un contatto con l’esterno, privati degli affetti, spesso considerati soggetti sacrificabili ma ovviamente per il loro bene.

Queste menzogne accettate come dogmi religiosi da chi ha avuto verso la scienza l’atteggiamento cieco tipico dell’ortodossia militante, sempre pronta ad accettare le più grandi fantasie ammantandole di santa verità.

Se c’è una cosa certa è quella che tutti i progressi scientifici e non, sono avvenuti coltivando il dubbio verso lo status quo, l’esistente e il saputo.

Non dimentichiamo le bugie dietro la narrazione per cui una persona è sana fino a prova contraria e lo strumento per comprovare la non pericolosità sociale dei presunti rei è dimostrato attraverso un tampone. Il tampone strumento che, come sempre accade, sappiamo essere stato spinto per i soliti interessi economici dei pochi, la salute “whatever it takes” a qualsiasi costo, per il paziente. Tamponi che utilizzati a tappeto hanno dato forza e vigore alla narrazione ufficiale, sostenuta e sorretta anche da quelli “venuti dal basso”.

Pure oggi a grande distanza per accedere alle strutture sanitarie pubbliche, si è costretti ad esibire un certificato di buona salute, il green pass, che in fin dei conti corrisponde ad uno di buona condotta, il cui costo sia sociale che economico è sempre in carico del controllato.

Dal canto suo il controllore, investito del potere messianico di scegliere il destino del controllato, fattosi scudo della legge, ha avuto pieni poteri su di lui; non possiamo dimenticare le centinaia di pratiche illogiche e inumane che abbiamo visto e vissuto in questi tre anni.

Per la Treccani il terrorismo è “l’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine”; se avessimo preso la stessa enciclopedia stampata però almeno 40 anni fa, prima che il concetto di terrorismo mutasse, a fianco della parola violenza non avremmo trovato l’aggettivo illegittima ma indiscriminata, una differenza sostanziale.

Lo è quando la violenza serve a creare la paura nella società per veicolarne le scelte e poterla dirigere facendole prendere scelte irrazionali.

Le misure che in modo indiscriminato ci hanno colpito e che di fatto, dal giorno alla notte, ci hanno costretto in un regime di semilibertà, quando non peggio di carcerazione domiciliare, sono state norme violente, indiscriminate ma legittime perché legittimate dallo stato.

Il monopolio della violenza e del potere ha permesso l’affermarsi del sistema di gestione, controllo sociale e di vaccinazione forzata che però ha fortunatamente trovato persone integre che non si sono piegate di fronte a quelle pratiche illiberali ed estorsive.

A tre anni di distanza le evidenze sono chiare e l’aggettivo attribuibile a questa “strategia della vaccinazione” e dell’obbedienza appare fin troppo chiaro.

L’odio seminato ha fortunatamente fatto aprire a molti gli occhi, e se non sono ancora sbocciati molti fiori di libertà, le radici per una futura r-esistenza sembrano essere attecchite, perché ahinoi non mutando le condizioni sociali, ambientali della vita umana sulla terra questa pandemia non sarà la prima e non sarà l’ultima.

E ieri come oggi non staremo alla finestra.

Al prossimo scritto.

P.N.

Si può mettere la natura in lockdown?

giovedì, Febbraio 10th, 2022

Ha creato grande allarme il ritrovamento lo scorso 7 gennaio 2022 delle prime carcasse di cinghiali morti per la famigerata peste suina africana, malattia virale che colpisce cinghiali e suini. I primi capi trovati nel Comune di Ovada, in provincia di Alessandria, hanno destato estrema preoccupazione per la contagiosità della malattia, che però non è trasmissibile all’uomo, e hanno fatto immediatamente attivare gli enti preposti alla vigilanza.

Già dopo pochi giorni il mistero della salute ha rilasciato due circolari contenenti specifiche misure di emergenza, a distanza di pochi giorni il 13 e 18 gennaio, queste circolari hanno istituito una zona infetta, che oggi comprende 78 comuni del basso Piemonte, tutti in provincia di Alessandria, e 36 in Liguria (Genova e Savona) entro cui vengono prescritti dei divieti per impedire una lunga serie di attività all’aria aperta, quali esercizio venatorio, raccolta funghi, trekking e che in sintesi introducono un lockdown (l’ennesimo inglesismo pensato per rendere più dolci le restrizioni  confinamenti) finalizzato al contenimento entro quei luoghi della peste suina africana riscontrata nei capi di cinghiali ritrovati morti.

Divieti e repressione dello stato centrale e delle sue ramificazioni che non si limitano a creare aree interdette, novelle “servitù sanitarie”, ma che vanno come sempre a colpire la microeconomia imponendo tra l’altro la macellazione immediata dei suini degli allevamenti famigliari.

Il cinghiale praticamente assente nell’arco alpino e presente in piccoli gruppi negli Appennini, sopravvissuto oggi nella specie autoctona solo in Sardegna, è stato dal primo dopoguerra oggetto di incroci con razze provenienti dall’est Europa o di ibridazione con maiali allevati allo stato brado.

Questi ibridi, grossi fino al doppio della specie autoctona maremmana, più voraci essendo meno selettivi e decisamente più prolifici, una scrofa può arrivare a partorire 2 volte l’anno fino a 12 piccoli a volta, hanno rappresentato inizialmente una fonte di sostentamento alimentare e col passare degli anni, in assenza di un adeguato contenimento, di predatori in grado di limitarne la crescita (i lupi nostrani faticano a competere con questi animali di grossa taglia) e del graduale abbandono dell’uomo dei boschi stanno diventando una vera piaga per chi vive le zone collinare e montane, distruggendo in modo sistematico coltivazioni, prati e pascoli.

Ma non solo perché da Genova a Roma sono oramai quotidiane le scorribande di questi capi filmati a rovistare tra i cumuli di immondizia nelle periferie cittadine.

L’urgenza di contenere la diffusione di questa malattia non è dettata da uno spirito ambientalista o di tutela della salute della fauna selvatica, ma dalla necessità di impedire che questa raggiunga gli allevamenti intensivi della pianura padana.

Immediata e come spesso capita fuori luogo è stata la presa di posizione di molte associazioni pseudo ambientaliste che anziché vedere la luna (la criticità intrinseca degli allevamenti intensivi) guardano il dito attaccando la caccia; Legambiente nazionale, ha lanciato un appello al ministro della Salute Roberto Speranza per l’emanazione di «un’ordinanza che vieti per i prossimi 36 mesi la caccia nelle forme collettive al cinghiale (braccata, battuta e girata) senza rendersi conto che l’assenza di un contenimento del cinghiale può causare solo criticità.

Problemi dati dall’assenza di predatori e dalla prolificità di quegli animali che già nel brevissimo termine può portare a condizioni di sovrappopolamento che possono essere causa di malattie e dello spostamento degli animali.

L’area dove sono stati riscontrati i primi casi di influenza suina africana è strategica perché è quella che mette in collegamento le Alpi con gli Appennini e quindi, potenzialmente, i grossi allevamenti suinicoli della pianura che va da Parma al Friuli, ma anche gli allevamenti della bassa pianura bresciana, cremonese e mantovana. Un corridoio ecologico che negli anni è stato utilizzato da molti altri animali, lupi e sciacallo dorato per citarne due, per allargare il loro habitat.

Pensare che queste misure possano limitare la diffusione della malattia è pura fantasia, ben altre sono forse le intenzioni dietro queste leggi emergenziali.

Se da un lato malattie infettive e allevamenti intensivi sono collegati, l’abbiamo visto con il Covid19 anche se difficilmente sapremo se davvero è davvero di origine animale, dall’altro sappiamo quanto negli ultimi decenni la continua sottrazione di habitat ai selvatici a favore degli allevamenti intensivi, inquietanti sono immagini delle porcilaie in Cina alte 13 piani costruite in mezzo ai boschi, sia possibile causa di trasmissione di malattie col famigerato spillover o salto di specie.

Inoltre, non ci si può esimere dal fare un parallelo tra l’esperimento sociale che vuole sempre più ambiti della vita umana interdetti per la questione sanitaria.

L’esperimento che vuole collegato in una morsa letale la libertà alla salute l’abbiamo visto applicato scientificamente negli ultimi due anni ed ora col pretesto della peste suina africana lo vediamo esteso ad ambiti prima esclusi.

Questa accelerazione, questo passo successivo rispetto al Covid19, non riguarda la salute umana o animale ma quella di un sistema produttivo, quello degli allevamenti intensivi che per loro stessa esistenza sono insalubri. Sistemi insostenibili sia per gli animali costretti a vite artificiali e innaturali, in spazi confinati dove il malessere animale è pianificato e regolamentato da leggi europee e sia per l’ambiente soffocato dalla meccanizzazione, dalla perdita di biodiversità, dalla chimica e delle deiezioni derivanti da questi incubatoi di patologie.

Non è un caso che nelle stalle, in particolar modo di avicoli e suini, le terapie antibiotiche siano prassi e routine pianificate a seconda dell’età degli animali e non estrema ratio in caso di infezioni.

La salute di questo sistema produttivo deve essere garantita e protetta per tutelare il comparto e sua economica e sull’altare di quei profitti viene sacrificata la nostra libertà di movimento, azione e sostentamento. Oggi i comuni interdetti sono nelle regioni ad ovest ma presto, molto presto, potrebbero estendere questa idea di zona infetta in altre regioni, da noi.

Accettare il lockdown anche per la natura può essere il passo definitivo per la normalizzazione del confinamento che dopo socialità, cultura e lavoro toglierebbe definitivamente l’ultimo spazio di libertà che abbiamo goduto nel periodo di confinamento e che nei secoli ha rappresentato rifugio e alcova delle più belle idee di vita, rivolta e libertà.

Contro queste follie per la nostra libertà.

Pernice Nera

Riflessione sul certificato verde 2

lunedì, Gennaio 24th, 2022

Che il certificato verde sia un provvedimento che poco ha avuto e ha a che fare con la sicurezza sanitaria è un fatto che fin dalla sua introduzione abbiamo fortemente affermato.

Pensato e approvato lo scorso giugno dall’unione europea per “regolamentare” gli spostamenti delle persone tra i suoi stati aderenti e presentato in pompa magna dal suo presidente Sassoli che l’ha sponsorizzato come misura di tutela sanitaria, è stato fin da subito recepito, applicato dal governo a guida Draghi e fin dai primi mesi sempre più esteso.

Già in agosto lo abbiamo visto reso obbligatorio per l’accesso a ristoranti al chiuso, palestre, piscine, centri termali e altri luoghi dove poteva sussistere il rischio di assembramento, come cinema, teatri, sale da concerto, stadi o palazzetti sportivi, convegni e congresso.

Il 15 ottobre poi l’obbligo è stato ampliato pure per recarsi al lavoro. Il decreto del 21 settembre, decreto prassi di governo ormai divenuta abituale che bypassa completamente qualsiasi confronto con le parti sociali e qualsiasi dibattito parlamentare, in sintesi decide il presidente del consiglio e i suoi ministri, introduce l’obbligo di possesso ed esibizione del certificato verde per l’accesso ai luoghi di lavoro, inizialmente fino al 31 dicembre, pena la sospensione.

La svolta di questo lasciapassare è introdotta col decreto dello scorso 26 novembre scorso vigente dal 6 dicembre che amplia il concetto di certificato verde introducendo il super greenpass o g.p. rafforzato affermazione della volontà di rendere subdolamente obbligatoria l’inoculazione e che e ha reso necessaria un’ulteriore divisione sociale con regole diverse per vaccinati o guariti e i non vaccinati e che rispetto al primo è rilasciato solo alle persone sottoposte all’inoculazione o guarite.

Il Decreto del 23 dicembre, passato come decreto Natale 2 ha infine prorogato lo stato di emergenza al 31 marzo 2022, in barba pure alle norme costituzionali, il possesso del g.p. per accedere al luogo di lavoro e ha introdotto ulteriori strette per il periodo natalizio.

Sempre col metodo del decreto-legge dal 20 gennaio e nei prossimi giorni il lasciapassare sarà obbligatorio fino al 31 marzo anche per l’accesso ai locali di servizi alla persona, quali parrucchieri e estetisti, agli istituiti di credito e alle poste e ai pubblici uffici e sarà obbligatorio per accedere alle tabaccherie, alle poste, e alle agenzie di collocamento e ai caf.

Ormai è evidente che la misura del certificato sia contraria a qualsiasi necessità medica o sanitaria e poco ha che fare con il contenimento di questa malattia, le evidenze sono numerosissime, pure i medici “amici” di governo ne stanno denunciando l’inutilità e perfino Amnesty si è espressa a riguardo; in merito citiamo solo dall’obbligo di affiancare un tampone negativo al certificato per potere accedere a certi luoghi.

Le menzogne di stato, colpose e sempre più dolose, dalla tachipirina e vigile attesa alla frase: “Non ti vaccini, ti ammali e muori e fai morire” fino a quelle che riguardano questa misura stanno mostrando come si stia profilando all’orizzonte un sistema di controllo sociale che se inizialmente era verticistico e centralizzato col susseguirsi delle norme contenute in questi decreti sta scivolando via via nel peggior sistema di verifica e delazione dei più noti regimi che la storia ricorda.

Il certificato verde è l’ennesimo strumento di ricatto ed è una pratica estorsiva, se non l’hai non lavori, non accedi ai luoghi di cultura e di socialità, che troppo spesso vediamo utilizzata anche dal padronato italiano, sono decine le segnalazioni che in questi mesi sono state raccontate.

Si cominciano a leggere di gruppi di studenti volontari, novelle guardie rosse della rivoluzione, pronti al controllo del certificato e al deferimento all’autorità dei rei possessori o non di un certificato non valido.

La pandemia passerà ma il desiderio di controllo no, si prospettano tempi bui tempi in cui solo la nostra ferma opposizione a queste leggi liberticide e antiscientifiche potrà scongiurare.

Valsabbin* Refrattar*

Cronologia pandemica vol.III

giovedì, Gennaio 20th, 2022

INVERNO 2021-2022

23 dicembre: stretta per le festività natalizie, stop di eventi anche all’aperto per capodanno e modifica della durata dei certificati verdi e dell’obbligo di somministrazione della quarta dose

Natale: il decreto del 23 dicembre provoca il caos e lunghissime code e assembramenti si creano fuori dalle farmacie.

29 dicembre: nuovo decreto che estende il super green pass anche ai mezzi di trasporto e ad altre attività per cui prime era sufficiente il solo green pass base

5 gennaio: il decreto Covid prevede un cronoprogramma di estensione dell’obbligo di certificato verde super per l’accesso ai locali di servizi alla persona, quali parrucchieri e estetisti, agli istituiti di credito e alle poste e ai pubblici uffici e sarà obbligatorio per accedere alle tabaccherie, alle poste, e alle agenzie di collocamento e ai caf. Il decreto introduce l’obbligo vaccinale per gli over 50 pena la comminazione di una sanzione amministrativa di 100€.

15 gennaio: Il Tar del Lazio si è pronunciato su un ricorso promosso da alcuni medici, che contestavano la validità della circolare del Ministero della Salute sulla Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-COV-2, nella parte in cui, nei primi giorni della malattia, prevede una mal intesa “vigilante attesa” e somministrazione di FANS e paracetamolo (principio attivo della Tachipirina) e in particolare nella parte in cui pone delle indicazioni “in negativo”, ossia sconsigliava ai medici di utilizzare determinati farmaci come l’idrossiclorochina.

20 gennaio: Il Consiglio di Stato ha sospeso con un decreto la sentenza del Tar del Lazio che annullava il protocollo ministeriale riguardo le cure domiciliari. Se ne riparlerà in Camera di consiglio il prossimo 3 febbraio. Dolosi dilettanti allo sbaraglio.

 

 

Cronologia pandemica vol.II

giovedì, Dicembre 23rd, 2021

AUTUNNO 2021

Normalizzazione dei trattamenti sanitari obbligatori

22 settembre: l’Ue firma un contratto di acquisto per 5 nuovi anticorpi monoclonali, che dovrebbero essere utilizzati a partire da ottobre

23 settembre: Draghi firma il dpcm che rende obbligatoria la certificazione verde per accedere ai luoghi di lavoro, sia nel pubblico che nel privato. Chi non lo mostrerà sarà sospeso dal lavoro

25 settembre: prime cariche contro i manifestanti che protestano contro il lasciapassare sanitario e l’obbligo vaccinale

2 ottobre: dopo 2 mesi proseguono incessanti le proteste. Sale la tensione.

6 ottobre: parte in ordine sparso la somministrazione della terza dose con il vaccino antinfluenzale

7 ottobre: viene aperta un’inchiesta dalla corte dei conti per danno erariale sul mancato utilizzo delle terapie a base di anticorpi monoclonali a partire dall’autunno 2020

9 ottobre: durante la manifestazione romana contro il green pass parte un corteo, con in testa esponenti dell’estrema destra italiana, vandalizza la sede della Cgil di Roma

15 ottobre: scatta l’obbligo di possedere ed esibire su richiesta il green pass per tutti i lavoratori del settore privato, a prescindere dalla natura subordinata o autonoma del rapporto di lavoro. L’obbligo è al momento previsto fino al 31 dicembre 2021, data in cui, salvo proroghe, terminerà lo stato di emergenza sanitaria. Numerose proteste che hanno il loro focus nella città di Trieste.

18 ottobre: i manifestanti al varco 4 del porto di Trieste vengono sgomberati con l’uso di idranti e cariche a freddo.

26 novembre: viene introdotto il super green pass o green pass rafforzato che cambia le regole per accedere ai luoghi di lavoro (obbligo di super green pass per gli over 50 al lavoro e obbligo vaccinale per chi ha compiuto i cinquant’anni se è senza lavoro) trasporti e mezzi pubblici, ristoranti e bar, università, matrimoni.

5 diembre: Mario Monti ex presidente del consiglio in studio da Fazio ci ricorda quanto la nostra libertà stia loro a cuore:  “abbiamo iniziato ad usare il termine guerra ma non abbiamo usato una politica di comunicazione adatta alla guerra. Bisognerà trovare un sistema che concili la libertà di espressione che dosi dall’alto l’informazione… parlando continuamente di covid si fanno solo disastri, comunicazione di guerra significa che ci deve essere un dosaggio dell’informazione. Bisogna trovare delle modalità meno democratiche”.

 

Sulla disumanizzazione del dissenso

lunedì, Novembre 22nd, 2021

Da oramai quasi due anni assistiamo alla sospensione di numerosi diritti costituzionali e dell’individuo in nome di una emergenzialità della quale non si vede la fine. Chi deciderà se e quando quei diritti saranno restituiti in forma inalienabile? I dati di occupazione delle terapie intensive dei pazienti COVID?

Beh forse nel 1980 ce la saremmo giocata meglio grazie agli allora 922 posti letto disponibili ogni 100.000 abitanti contro i 275 attuali. Il tasso di positività ad un virus,asintomatico nel 95% dei casi, rilevato peraltro tramite un test ritenuto inadatto a fini diagnostici dal suo stesso ideatore?

Pare si vada verso l’endemizzazione del virus e di pari passo all’endemizzazione dello stato di emergenza ormai prossimo allo stato di eccezione.

Si dà oramai per scontato che a breve, per eludere il termine massimo di anni due previsto per la proroga dello stato di emergenza, il governo pescherà dal cilindro un escamotage per rinnovare la medesima condizione semplicemente chiamandola in altro modo.

Per dirla con le parole di un filosofo non certo sovversivo come Massimo Cacciari “Chi non capisce la gravità della questione non ha alcuna sensibilità costituzionale e democratica.”

Un governo “tecnico”, con una super maggioranza appiattita a sostegno di un premier/banchiere non eletto, rappresentativo solo degli interessi della grande finanza, avanza a colpi di fiducia e decreti  ministeriali.

Ogni forma di dissenso viene totalmente annichilita. Mediaticamente ignorata fino a quando possibile, poi demonizzata. Chiunque, a cominciare da medici e scienziati, esprima dubbi riguardo la narrazione pandemica ufficiale viene radiato o ostracizzato, in nome di una supposta scienza, che in realtà cessa di esser tale proprio perché rifiuta il dibattito.

Molti fra i “sinceri democratici” che per decenni si sono stracciati le vesti, denunciando il conflitto di interesse del vecchio caimano, non battono ciglio mentre si impongono discriminazioni, restrizioni, coprifuochi e lasciapassare, seguendo le indicazioni di virostar e politici in palese conflitto di interesse, che sguazzano in un sistema di porte girevoli fra gli incarichi della politica, delle istituzioni sanitarie e delle grandi multinazionali del farmaco. Per non parlare dei finanziamenti alla ricerca e agli enti sanitari stessi. Emblematico il caso dell ‘OMS che riceve oltre l’ 80% dei suoi finanziamenti proprio dalle grandi case farmaceutiche.

La strutturazione del pensiero unico e la disumanizzazione del dissenso sono giorno dopo giorno perseguiti da campagne mediatiche a reti unificate che ripetono dei mantra che si possono sintetizzare con le recenti lapidarie dichiarazioni del primo ministro : “non ti vaccini, ti ammali, contagi, muori e fai morire”.

E poco importa se sia ormai acclarato che queste terapie geniche non immunizzino affatto dal contagio e dalla possibilità di contagiare, ma prevengano nel migliore dei casi l’insorgenza della forma grave della malattia per qualche mese. Evidenza che dovrebbe spingere qualsiasi persona capace di raziocinio a chiedersi dove starebbe il beneficio nel sottoporre a tale trattamento sperimentale, con effetti avversi a breve termine non certo trascurabili, e a medio-lungo termine totalmente sconosciuti, persone che nulla hanno da temere da un virus opportunista, le cui vittime hanno una media di età di 82 anni e convivevano con almeno 2 patologie gravi pregresse (fonte Istituto Superiore di Sanità).

Già è iniziata la martellante indegna campagna mediatica da Istituto Luce per incentivare l’inoculazione di bambini sani nella fascia di età 5-11 dove il rischio di mortalità per Covid è lo zero assoluto.

Questo mentre ogni terapia di trattamento precoce della malattia viene screditata ed inibita, mantenendo le indicazioni del ministero della salute ferme alla tachipirina e vigile attesa.

Chi rifiuta di ricevere la nuova eucarestia viene marginalizzato, paragonato ad un evasore fiscale, obbligato a pagare per dimostrare di esser sano anche per godere di quel diritto al lavoro sancito dal PRIMO articolo della costituzione.

Grande è la polemica in questi giorni riguardo ai manifestanti di Novara che hanno sfilato nei panni di deportati nei lager nazisti. L’enormità della tragedia rievocata dalla loro provocazione ha urtato  la sensibilità di molti, lasciando poco spazio all’evidente invito alla riflessione, che avrebbe dovuto riportarci alle parole di Primo Levi :

Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio….

Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò con promesse e propaganda, volte solo all’aumento del consenso. Iniziò con le leggi che distinguevano le persone in base alla “razza” e al colore della pelle. Iniziò con i bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione………

Ricordando l’olocausto e le sue vittime ci si interroga  spesso di come il popolo tedesco sia potuto arrivare ad accetare più o meno passivamente gli orrori e l’inumana violenza riservata a non ariani e  dissidenti.

Evidentemente il regime nazista ha prima avuto bisogno per diversi anni di mostrificare con la propaganda  tali categorie privandole agli occhi dei più della dignità umana .

Di seguito riporto un breviario, certamente non esaustivo, di alcune dichiarazioni passate dai media nostrani lasciando a chi legge il giudizio se possano o meno essere ritenute frasi di incitamento all’odio e  possibile preambolo al materializzarsi di vie di fatto concretamente violente nei confronti del loro target :

Propongo una colletta per pagare ai no-vax gli abbonamenti a Netflix per quando, dal 5 agosto, saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci”. Roberto Burioni, immunologo.

Vorrei vederli cadere come mosche”, Andrea Scanzi, giornalista.

“Chi non si vaccina va preso per il collo” , Lucia Annunziata, giornalista.

Tutti i vaccinabili siano immunizzati con le buone o con le cattive”, Matteo Bassetti, infettivologo.

Io sono molto democratico: campi di sterminio per chi non si vaccina”. Giuseppe Gigantino, medico.

Carrozze dei treni dove segregare i no vax”, Mauro Felicori, assessore alla cultura Emilia Romagna

“La ministra Lamorgese richiami in servizio il ‘feroce monarchico Bava che con il piombo gli affamati sfamò’“,Giuliano Cazzola, giornalista.

Mentre i sistemi di governo delle pur sempre imperfette democrazie liberali occidentali  stanno assumendo i tratti di società totalitarie e del controllo, con l’Italia a fare da capofila, in troppi guardano  passivamente al nuovo corso.

La subdola ragione che spinge molti ad accertare l’inaudita compressione dello stato di diritto è la sempre sbandierata necessità scientifica di tutelare la salute della comunità. Resta inspiegabile come possa avere credibilità e presa tale argomentazione portata avanti dallo stesso sistema di potere che ha quasi  ompletamente smantellato la sanità pubblica, favorendo sistematicamente da decenni il profitto privato sulla pelle dei suoi cittadini.

E’ importante ricordare che l’accettazione delle leggi razziali del 38 in Italia fu sdoganata da un manifesto firmato da parecchi fra i più eminenti scienziati dell’epoca.

E che in egual misura la ghettizzazione iniziale degli ebrei fu supportata da una forte propaganda che li dipingeva come contaminatori della purezza genetica ariana, ma anche come diffusori di malattie infettive quali tifo e colera.

Anche allora in pochi trovarono il coraggio e la dignità per opporsi attivamente all’incedere della  barbarie nazifascista.

In Italia solo 12 professori universitari su 1.200 rifiutarono la tessera del partito fascista, vedendosi così privati di agibilità politica e sociale, oltre che del lavoro.

In pochi anche oggi hanno trovato la forza e l’umanità di rifiutare il nuovo lasciapassare governativo.

Banditi e criminali venivano chiamati anche i primi fieri oppositori dei regime, sistematicamente bastonati,  imprigionati, confinati, fisicamente eliminati. E restarono, fino alle disfatte belliche del regime che portarono sul carro della resistenza buona parte degli italiani, una esigua e sparuta minoranza.

Compito di chi vuol tener vivo il loro  esempio di sacrificio e resistenza è quello di saper riconoscere le nuove meschine forme con cui si ripresenta  il totalitarismo. Per combatterlo aspramente sin da subito senza attendere che i frutti degeneri della sua violenta propaganda ci riportino alla riproposizione di nuove tragedie per l’umanità.

Affinché nessuno un giorno ancora debba chiedersi come una società possa arrivare ad assuefarsi alla banalità del male.

Winston

Riflessione sul certificato verde

venerdì, Novembre 5th, 2021

Con questo breve scritto vogliamo aggiungere una riflessione sul certificato che da qualche mese è divenuto essenziale per vivere le nostre vite, partendo proprio dall’analisi sintattica del nome, nella neolingua green pass.

Il green è ovviamente collegato all’idea verde che ha sempre un’accezione positiva e che può essere collegata a quei modelli di sviluppo più sostenibili o rispettosi verso l’ambiente, ovviamente senza snaturarne la visione classista e pass che letteralmente è tradotto con lasciapassare, è volutamente anglicizzato, inutile dire che sentimento può suscitare questa parola in italiano, ma di questo si tratta.

Di certificato verde abbiamo cominciato a sentire parlare a marzo 2021 quando il consiglio europeo cominciò a pensare ad un documento che attestasse l’avvenuta vaccinazione. La sua deliberazione è poi avvenuta lo scorso giugno, quando l’Ue l’ha adottato per evitare quarantene e test a chi voleva spostarsi in uno dei suoi stati membri. Il certificato, fatto passare come un diritto per tutti i cittadini, è stato pensato e rilasciato a chi è stato vaccinato, a chi è guarito dalla Covid-19 e a chi si è sottoposto a un test ed è risultato negativo, con test molecolari validi di 72 ore e quelli rapidi 48 ore.

La validità del certificato è variabile, con la doppia vaccinazione la certificazione è valida per nove mesi, con la prima dose vaccinazione fino alla somministrazione successiva, con la guarigione sei mesi e con guarigione con una dose di vaccino per nove mesi.

L’adozione italiana arriva praticamente contestuale a quella europea con il dpcm del 17 giugno che oltre alla “libertà” di spostamento, dal 6 agosto, introduce limitazioni per l’accesso a ristoranti al chiuso, palestre, piscine, centri termali e altri luoghi dove c’è il rischio di assembramento, come cinema, teatri, sale da concerto, stadi o palazzetti sportivi, convegni e congressi.

In pratica la socialità, lo svago e la cultura vengono subordinate al possesso di questo documento.

Col rientro dalle ferie estive l’obbligo di certificato verde è stato imposto per l’accesso a scuola, università e trasporti nazionali e con il dpcm del 23 settembre è stato esteso pure per l’accesso al luogo di lavoro sia pubblico che privato, tegola definitiva per chi ancora pensava questa misura fosse stata pensata per avere una qualsiasi utilità nel contenimento del virus.

Verso la fine di settembre, in considerazione di quelle certificazioni verdi in scadenza entro il 31 dicembre, circa 3 milioni, il governo ha deciso, su “consiglio” del Cts, il prolungamento della durata del certificato verde, da 9 a 12 mesi. La scelta è prettamente politica in sfregio alla religione scientifica (bell’ossimoro) finora professata in quanto non è stata supportata da reali dati ma è fatta per evitare che le certificazioni di quelle persone cessassero non avendo disponibili le terze dosi di vaccino e non potendo chiedere i tamponi.

Questa situazione è stata confermata anche da Crisanti che intervistato dalla trasmissione della terza rete Report andata in onda lunedì 1° novembre alla domanda dell’intervistatore “Sulla base di quali dati scientifici si basa (la proroga della durata del gp ndr)?” ha risposto categoricamente “Su nessuna base”.

Consapevoli dell’inutilità di questi novelli profeti, diciamo che fin dalle prime analisi sul tema abbiamo contestato la misura e da mesi andiamo dicendo che questo certificato verde non è un mezzo utile per contenere la diffusione del virus e la definitiva debellazione della pandemia, ma è il fine stesso.

Il certificato è pensato per creare le divisioni necessarie affinché chi ha devastato e saccheggiato la sanità pubblica in questi anni non paghi per quella gestione, per rinfocolare il ricatto lavorativo e allineare il sistema produttivo sul modello cinese e/o americano e per instillare quel tremendo seme del controllo nella società in spudorato sfregio a chi questa situazione l’ha già pagata ammalandosi o morendo.

Si rende sempre più necessaria una ferma opposizione alla misura in sé e contro una qualsiasi idea di rinnovo, che non dimentichiamo si dovrà accompagnare alla proroga dello stato d’emergenza, che rappresenterebbe il definitivo passaggio da un sistema democratico malato terminale ad uno dittatoriale in piena salute.

Contro il certificato verde per le libertà!

Valsabbin* Refrattar*

I 10 giorni di Trieste

martedì, Ottobre 26th, 2021

Con questo scritto si vuole fornire una cronaca dei 10 giorni che hanno fatto balzare la città e il porto di Trieste alle cronache nazionali. Giorno per giorno verranno elencati i principali fatti accaduti, le dichiarazioni dei principali protagonisti e al termine verranno fornite proposte e analisi per il prossimo futuro di lotte.

L’effettiva entrata in vigore del dpcm del 23 settembre, che ha reso obbligatoria la certificazione verde per accedere ai luoghi di lavoro, ha scatenato proteste in tutta Italia che hanno, fin dai primissimi giorni, trovato il loro focus nella città di Trieste. La ferma posizione dei camalli triestini (circa un migliaio di cui 200 persone, il 40% delle quali non è vaccinato fonte il sole 24 ore 13.10.2021) di rifiutare il certificato verde, sia con tampone che con vaccino, ha portato nei primi giorni di ottobre l’agenzia per il lavoro portuale (Alpt) a proporre di pagare il costo dei tamponi obbligatori. La proposta, supportata anche da una nota della prefettura, ha trovato un secco no sia da parte dei lavoratori che quindi hanno indetto lo sciopero per il successivo 15 ottobre che dal presidente del consiglio Mario Draghi che ha dichiarato pubblicamente la ferma contrarietà.

L’importanza strategica del porto di Trieste è ben rappresentata dall’immagine sotto riportata e travalica le dinamiche di potere e commerciali nazionali. Le ramificazioni ferroviarie collegano il porto con l’area mitteleuropea ed è facile immaginare come i blocchi dichiarati abbiano potuto causare ripercussioni negative e forti danni economici in quegli stati.

Fin dalle prime ore dell’alba di venerdì 15 ottobre, primo giorno di applicazione del dpcm, 9000 persone (fonte Fanpage.it) si sono trovate in città e al varco 4 per manifestare contro l’obbligo di esibizione del certificato verde. Una composizione molto eterogenea, in prima linea i portuali, contrari di sorta e persone legate ai movimenti politici sia anarchici che di estrema destra, quest’ultimi indubbiamente presenti nella città alabardata. Viene comunque garantita la minima movimentazione delle merci

La giornata scorre bene, emerge la figura di Stefano Puzzer quale portavoce del Comitato lavoratori portuali Trieste (di seguito nell’articolo Clpt). La protesta crea clamore e la notizia passa anche sui principali media convenzionali.

In una nota congiunta le segreterie territoriali di Trieste di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti e Ugl Mare si esprimono così a proposito della giornata di sciopero di oggi nello scalo di Trieste: “Crediamo che debba riprendere quanto prima la piena operatività del porto”.

Sabato 16 ottobre, Trieste si anima e al presidio si aggiungono numerosi manifestanti che da buona parte dello stivale portano sostegno e solidarietà

Verso le sera, ore 19.00, il secondo comunicato del Clpt tra le righe paventa la possibilità di sospendere la protesta, che sarebbe dovuta durare almeno fino al 20 ottobre e lascia sgomenti e basiti i numerosi sodali anti certificato: “Questa prima battaglia l’abbiamo vinta, dimostrando la forza e la determinazione dei lavoratori portuali e di tutti coloro che li hanno affiancati e sostenuti nella difesa della democrazia e della libertà individuale”, ma occorre “fare un passo in avanti assieme alle migliaia di persone e gruppi con cui siamo entrati in contatto in questi giorni”, dunque “da domani torniamo al lavoro chi può ma non ci fermiamo”.

Puzzer dopo l’uscita del secondo comunicato rilascia un’intervista: “il presidio non durerà ad oltranza e la gente che fino ad oggi vi ha preso parte deve andare a casa sua e continuare a manifestare in altro modo; soprattutto chi è venuto da fuori Trieste il quale dovrà raccontare ai suoi concittadini l’esperienza delle proteste di Trieste diffondendo così in tutta Italia consapevolezza e conoscenza, denunciando la criticità totale del Green Pass”

Il comunicato crea sgomento e rabbia che porta i portuali a rivedere la posizione presa: “Vi chiedo scusa, riscriveremo il comunicato. Il presidio va avanti”. Lo ha detto Stefano Puzzer, il portavoce del CLPT, parlando ai no green pass rimasti davanti al molo 4 del porto di Trieste.

Cgil, Cisl e Uil di Trieste in tutta risposta  emettono un comunicato in cui si richiedono che: “si liberi il porto” da chi sta svolgendo il presidio no green pass in questi giorni. “Le legittime manifestazioni di dissenso devono essere garantite ma non possono impedire a un porto e a una città di continuare a generare reddito e prospettive per il futuro. Quelle persone che hanno dimostrato solidarietà a quei lavoratori portuali in presidio facciano un passo in avanti e liberino il porto e quei lavoratori da un peso e una responsabilità che non hanno”.

Domenica 17 ottobre, giornata di ballottaggio delle elezioni comunali (che vedrà la vittoria del candidato del centro destra Roberto Dipiazza), si apre con le dimissioni di Puzzer da portavoce dei portuali; sul suo profilo face book si legge: ““Ho rassegnato le dimissioni dal Clpt Trieste perché è giusto che mi assuma le mie responsabilità. La decisione è soltanto mia e non è stata forzata da alcuno, anzi: il gruppo non voleva accettarle ma io l’ho preteso”.

Terzo giorno di proteste al porto, un grande via vai di persone che aumenta di ora in ora pronte a portare solidarietà ai portuali. Si intravedono le prime divisioni tra le anime che compongono quel blocco, da un lato i portuali e dall’altro i sodali no green pass Trieste. Diverse le anime e diverse le prospettive ma accomunate per ora dalla necessaria abolizione del certificato verde.

Lunedì 18 ottobre i portuali e i no green pass sono sgomberati dal varco 4 del porto con cariche e l’uso degli idranti. Non mi dilungherò sulla descrizione dei fatti, le immagini sono fin troppo evidenti; la polizia in palese violazione della zona franca portuale ha assaltato il presidio con acqua e gas lacrimogeni senza lesinare manganellate ai presenti, pure a chi se ne stava con le mani alzate. Ha fatto il giro del mondo la foto di una donna incinta sanguinante.

I manifestanti sono stati spinti nel parcheggio antistante così da potere essere caricati e successivamente il corteo si è diretto verso il centro di Trieste dove è stato oggetto di cariche anche nel pomeriggio, con tafferugli segnalati fino a sera.

Martedì 19 ottobre il giorno dopo le violenze sbirresche numerosi manifestanti hanno trascorso la notte al porto vecchio o in piazza unità d’Italia. Puzzer consiglia di spostarsi nella piazza, dove tra l’altro ha sede la prefettura, e di abbandonare il porto continuando così le proteste in attesa dell’incontro di sabato 23 ottobre col ministro Patuanelli preventivamente accordato. La piazza durante il giorno è animata da gruppi di persone che la presidiano scandendo slogan.

Il Comitato dei lavoratori portuali di Trieste abbandona le mobilitazioni contro il Green pass. “Visti gli ultimi sviluppi delle mobilitazioni contro il Green pass il Clpt non intende partecipare alla gestione complessiva delle stesse e/o a qualsiasi coordinamento/associazione relativa. Ringraziamo l’amico e collega Stefano Puzzer per tutto il lavoro svolto e gli auguriamo tutto il meglio per il futuro”. Il comitato ha inoltre annunciato che continuerà “il suo impegno sindacale contro l’obbligo di pagare per poter lavorare”.

Balza alla scena nazionale un coordinamento costituito da 5 persone, tra cui Stefano Puzzer e Dario Giacomini, noto medico no vax di Vicenza e primario radiologo sospeso, presidente dell’associazione Contiamoci, che sospinto dalla stampa nazionale pretende di prendere le redini della protesta.

Sempre Puzzer alle ore 17.00 in conferenza stampa, a reti unificate, annuncia la nascita del coordinamento 15 ottobre aggiungendo “La nostra priorità in questo momento è proteggere l’incolumità delle persone e non vogliamo che si ripetano situazioni come quella di ieri. Mantenete ordinata e pulita la piazza”. La strategia della tensione prenquesde forma.

Mercoledì 20 ottobre la nascita del coordinamento 15 ottobre, spinto dalla stampa di regime, divide la piazza sia per il sospettoso protagonismo del suo portavoce che per la prospettiva di lotta incentrata sull’incontro col ministro, che ai più pare una distrazione dalla forma più attiva dei giorni precedenti. La linea collaborazionista del C.15 ottobre è duramente criticata sia dal “Coordinamento no Green pass”, che dal movimento 3V che per voce di Ugo Rossi, suo esponente, in una nota sostiene che “le proposte di incontri ufficiali sono l’arma che lo Stato sta usando per prendere tempo in modo da togliere ossigeno a questo fuoco in crescita” e annuncia che “la nostra battaglia, iniziata a settembre e continuata nelle giornate al porto, prosegue determinata, giorno e notte, fino all’abolizione del green pass”.

La dichiarazione del C15 ottobre conferma i dubbi riguardanti la sua funzionalità a dividere la piazza e stemperare qualsiasi proteste e la sua collaborazione con la prefettura: “Chi ha dormito in piazza Unità”, violando così l’accordo preso ieri sera con il prefetto Valerio Valenti, “lo ha fatto spontaneamente . Noi abbiamo specificato di venire in Porto vecchio”.

La piazza resta animata da poche centinaia di persone che con chiassosi tamburi scandiscono slogan. La repressione muove le proprie pedine con la partenza di una campagna intimidatoria a tappeto amplificata dai social. Fermi e richieste di documenti e messaggi che sconsigliano di andare a Trieste fanno il giro d’Italia. Il prefetto Valerio Valenti dichiara:”S’ipotizza una presenza di 20mila persone alla manifestazione no Green pass a Trieste”.

Giovedì 21 ottobre la piazza è sempre meno popolata da quel movimento colorato e chiassoso dei giorni precedenti. Significativa nella giornata è la protesta organizzata alle ore 13.00 dal Coordinamento No Green Pass di Trieste nell’area del varco 1 del porto di Trieste (l’altro ingresso dello scalo che nei giorni scorsi non era stato coinvolto nella protesta) che però non ha avuto un grande seguito.

In un vicolo periferico e non dalla piazza Puzzer in un video messaggio annulla la manifestazione in programma per venerdì 22 con queste parole:“Stanno venendo centinaia e centinaia di persone qui a Trieste, vogliono venire qui e rovinare l’obiettivo a tutti. Voi, invece, restate a casa, non muovetevi. Questa è una trappola….Non voglio mettere a repentaglio la vostra incolumità, c’è qualcuno che non vede l’ora di approfittare di questo per darci la colpa e bloccare poi le prossime manifestazioni. Fidatevi di me, non vi racconto balle”.

Per disincentivare ulteriormente la presenza in piazza interviene anche il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia con delega alla Salute, Riccardo Riccardi che afferma rispondendo ad un’interrogazione consigliare: ”A Trieste si registra una più bassa percentuale di vaccinati rispetto alla media regionale”.

La strategia della repressione preventiva del dissenso, prende effettivamente forma.

Venerdì 22 ottobre la città si sveglia in un clima surreale. Posti di blocco alle vie di accesso, forze dell’ordine in stato d’allerta e musei e biblioteche chiuse dal comune. Vengono emessi fogli di via e effettuati controlli a tappeto (1500 persone controllate fonte e 12 fogli di via fonte questura di Trieste da triesteallnews.it), si respira un’aria viziata e la piazza così depotenziata trascorre la giornata in un clima di attesa, aspettando un Godot che mai arriverà.

Sabato 23 ottobre, il tentativo di porre come unico interlocutore il neonato coordinamento 15 ottobre, spacca definitivamente  il movimento contrario al pass e mentre in tutta Italia le manifestazione che da luglio animano le piazze prendono forza, a Trieste regna il vuoto pneumatico dell’incontro col ministro e centinaia o forse migliaia di triestini (in totale saranno 3500 persone fonte open.online) sfilano per le strade di Udine.

In mattinata il tanto atteso incontro col ministro, accompagnato dal Prefetto di Trieste Valerio Valenti, si conclude con un nulla di fatto; non serviva essere dei veggenti per capire come il governo abbia mandato un ministro di secondo piano che nel migliore dei casi dopo l’incontro avrà preso l’occasione per passare a trovare i parenti essendo lui triestino d’origine. Da Segnalare la presenza di una delegazione di camalli genovesi.

La vittoria programmatica si concretizza in un incontro sterile ed infruttuoso con il ministro che ascoltate le richieste si è impegnato a riferire le istanze al cdm (consiglio dei ministri) e a dare una risposta entro la settimana successiva. Per voce dello stesso Puzzer in piazza annuncia che:”il ministro Patuanelli ci ha detto che sottoporrà le nostre richieste al governo, che ci risponderà martedì”.

La giornata si conclude con la partenza del tour elettorale del coordinamento 15 ottobre, Puzzer parla alla piazza di Belluno.

Riflessione finale

Questi dieci giorni hanno lasciato in noi la sensazione che sia stata persa un’enorme occasione e che il solco che separa chi è sempre più funzionale alla narrazione e alle politiche governative e chi sta pagando cara la propria opposizione si stia sempre più ingrossando.

Ed è innegabile che oltre alle nostre responsabilità date dalla nostra inerzia debbano essere considerate anche quelle del coordinamento 15 ottobre e del suo portavoce fin da subito sotto i riflettori della stampa di regime che li ha innalzati ad unico riferimento delle proteste e che hanno, agitando lo spauracchio della violenza, fatto il gioco dello stato depotenziando quella che poteva essere una delle prime polarizzazioni di protesta contro il governo attuale e le sue politiche liberticide.

Sulla persona Puzzer e sul C15 ottobre in questo scritto sono stati espressi dei giudizi, forse affrettati, ma che a caldo e per come sono andate le cose non potevano non essere detti.

L’errore strategico del non essere stati presenti in quella piazza, in particolar modo nelle giornate di venerdì e sabato, deriva dalla certezza che avere avuto un ruolo nel rallentamento delle operazioni portuali attraverso quelle modalità di protesta attiva avrebbero creato in primis danni economici ai patronati italiani e europei e in secundis ampliare il divario che separa tutti gli apparati funzionali a questo governo e che colpevolmente sta portando avanti questo esperimento sociale.

Non è un caso che perfino il Washington post in un articolo del 16 ottobre abbia evidenziato questa situazione: “L’Italia si è spinta in un nuovo territorio, inesplorato per una democrazia occidentale … L’Italia è stata la prima democrazia occidentale a imporre il lockdown totale. È stata la prima nazione a rendere obbligatoria la vaccinazione Covid per gli operatori sanitari. Quest’estate il governo ha seguito la Francia nell’introdurre il pass per l’accesso a numerose attività. Il primo ministro Mario Draghi ha persino suggerito la possibilità di essere il primo paese al mondo a introdurre un obbligo vaccinale generalizzato per tutti”.

Per quanto riguarda il solco sempre più marcato che c’è tra chi sta avallando la narrazione di regime e chi sta pagando in proprio il caro prezzo delle proprie idee c’è da sottolineare come i sindacati concertativi attraverso il loro operato siano sempre meno a fianco dei lavoratori e sempre più funzionali strumenti a difesa del capitale.

Negli anni ‘20 del novecento l’intellettuale Luigi Fabbri nel libro “La controrivoluzione preventiva” descrisse come il regime di allora  utilizzò la stampa e i numerosi falsi nemici per affermarsi. Oggi quella finta opposizione, che non è ancora chiaro se sia in buona fede o peggio cosciente, sta facendo il gioco di chi da sempre agendo preventivamente vuole depotenziare qualsiasi protesta.

Se ne esce con una grande riflessione o forse lezione, banale, quella di sempre: La lotta paga, sempre.

Pagava quando i portuali con la loro ferma posizione hanno obbligato lo stato e le aziende a scendere al compromesso del pagamento dei tamponi e che di fronte ad un nuovo no hanno dovuto applicare la violenza insita nella loro stessa esistenza e pagherà se ci rendiamo conto di quanto sia necessario uscire con i nostri contenuti dal recinto dove ci vogliono rinchiusi.

Le manifestazioni di queste settimane si stanno stabilizzando, il numero di persone è in aumento e il confinamento fisico, derivato dal dialogo con le autorità, relega in un pericoloso e rischioso circuito di autoreferenzialità sia fisico che mentale.

Abbattere questi limiti, lottare, osare con coraggio per un futuro di libertà e autodeterminazione.

 

Fine emergenza mai

martedì, Ottobre 19th, 2021

Un anno e mezzo di contro-narrazione pandemica

Dalla zona rossa al certificato verde la narrazione a colori della discesa verso il baratro liberticida

Una raccolta degli scritti pubblicati su questo blog da marzo 2020 a settembre 2021.

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