Archive for the ‘In tempi di virus’ Category

Il grande azzardo

giovedì, Settembre 23rd, 2021

alla sinistra che non c’è
a quella che gli basta governare che va tutto bene
a chi vuole la rivoluzione servendo le multinazionali del farmaco
a chi storce il naso per la green card, ma basta non parlare di vaccino perchè non si è tuttologi
a chi non è più niente perchè basta poter tornare al ristorante senza storie

COVID-19: IL GRANDE AZZARDO
Di fronte alla pandemia, abbiamo assistito dopo una prima reazione improvvisata e contraddittoria, ad un approccio che si è rivelato essere strumentale e supino ad indicazioni di organismi burocratico-tecnocrati fortemente influenzati e condizionati, a loro volta, da interessi di lobby economiche interessate alla monetizzazione del problema più che alla sua risoluzione.
Il panico, generato dall’impreparazione e favorito da un sistema sanitario (ingessato, baronale, privatistico), ha favorito indirizzi e protocolli non rivolti ad affrontare dal punto di vista delle buone pratiche mediche il virus, ma unicamente volti ad assecondare scelte rigide, eterodirette, finalizzate ad aprire la strada all’introduzione di vaccini di massa sperimentali (a prescindere dalla loro qualità) finanziati dagli stati ma brevettati dai privati, come unica soluzione possibile.
Si poteva fare questo solamente imponendo pesantissime regole d’emergenza (non per questo sempre giustificate) e cercando di dimostrare che non ci fossero alternative.

L’evidente e documentato ostracismo, dall’alto, verso ogni forma di cura immediata (sia per la prevenzione, sia in fase di insorgenza della malattia, sia in fase conclamata) ha dimostrato in modo inequivocabile la collusione tra apparato burocratico preposto alla gestione pandemica e gli interessi delle industrie farmaceutiche (e non solo) che puntavano a diventare referenti del “mercato” dell’emergenza. Rifiutarsi di vedere questo vuol dire rifiutarsi di leggere la realtà dei fatti.
Protocolli sanitari
Siamo partiti senza applicare la prima regola necessaria in casi simili: strutture ed equipe dedicate alla malattia infettiva isolate dal resto dei servizi come avvenuto in Cina, in aggiunta ad un forte monitoraggio e pronto intervento territoriale.
Abbiamo assistito all’immediata paralisi del sistema, al contagio nei reparti, nelle RSA e l’accumularsi di decine di migliaia di visite annullate o rimandate che sicuramente hanno causato il precipitare delle condizione di salute di molti malati. Anche questi morti indotti.
Abbiamo assistito a livelli di mortalità, soprattutto in Italia, molto alti e nonostante questo non si è provveduto a dare spazio a quegli esperti che proponevano, perchè conoscevano, protocolli atti a garantire un innalzamento delle capacità naturali del sistema immunitario, pratiche utili a contenere la malattia nelle sue fasi iniziali o in fase acuta. Si chiedeva la pronta applicazione (protocolli sperimentati per la sars-1 riproposti dal virologo francese Didier Raoult), e in alcuni casi la sperimentazione, di medicinali e pratiche che si sono dimostrate utili, ricevendo come risposta un
generale disinteresse nella catena di comando, disinteresse seguito da aperte denigrazioni,
boicottaggi ed espliciti divieti.
L’input era: la “vigile attesa” + ospedalizzazione dei casi che inevitabilmente si aggravavano.
Tutto questo ha comportato la morte di moltissime persone che potevano essere salvate. Non si sono inizialmente svolte indagini per capire come si sviluppava nel dettaglio la malattia e le esatte cause di morte. Pochissime autopsie, sconsigliate o vietate con motivi risibili vista la situazione.
Procedendo contro ogni logica di ricerca, si è blindata ogni attività su linee guida molto ristrette ed assolutamente inadeguate, impedendo di fatto ogni approccio complementare o alternativo a quanto si voleva imporre.
Abbiamo assistito a pazienti arrivare negli ospedali e giungere a morte in tempi brevissimi, mentre in altre situazioni, ove medici di base o strutture ospedaliere si erano strutturate in modo differente (prima che venisse loro impedito) la mortalità è risultata essere molto bassa, se non quasi nulla.
Oggi emergono valutazioni che fanno calare un’ombra oscura su quello a cui abbiamo assistito. Abbiamo assistito ad un approccio senza rigore di analisi, di valutazione e di giudizio, ove analisi, valutazione e giudizio non erano deliberatamente ricercati.


Le mancate cure
Sulle possibili cure (ostacolate) c’è ormai molta letteratura. Sull’ivermectina ad esempio, medicinale economico efficace in tutte le fasi della malattia e non pericoloso se correttamente dosato, ci sono più di 60 studi appropriati e migliaia di casi concreti. Di fatto, è molto difficile utilizzarlo in Italia. Altre sostanze (proxalutamide, fluvoxamine, povidone-iodine, budesonide, bromhexine, bamlanivimad, casirivimad-imdevimab, HCQ, nitazoxanide, colchicine, vitamina D, ecc – fonte c19early.com) e protocolli con più medicinali venivano proposti a livello internazionale
e da medici italiani.
La vicenda del divieto della preziosa Idrossiclorochina è emblematica. Prima hanno prodotto un falso studio per definirla pericolosa (è utilizzata da 70 anni) e inutile (scandalo Lancet 2020) e poi, dopo essere stati smascherati per il falso studio di discredito, non hanno cambiato politica continuando ad ostacolarla in modo energico.
Il mandante di questo linciaggio? Big Farm. Gli esecutori ? La catena di comando, tutta intera. La reazione a tutte queste proposte mediche (in evidenza già ad inizio 2020, alcune prima) è stata prima l’irrisione, poi ostracismo, boicottaggio, sino all’esplicito divieto.

La vicenda del lavoro del dott De Donno è emblematica. Sono arrivati ad insabbiare il protocollo proposto affidando la sperimentazione ad un istituto non preparato ed impossibilitato a svolgerla. Il risultato, cercato ed ottenuto, è che nessuna sperimentazione è stata avviata. Come non rendersi conto della violenza e della repressione, termine non esagerato, rispetto a tutti quei medici, ricercatori, scienziati che proponevano soluzioni non allineate agli ordini di scuderia ufficiali? A chi poneva osservazioni, dubbi o domande, sono arrivati richiami, pressioni intimidatorie e alcune radiazioni dagli ordini professionali.

Diffamazioni pubbliche, senza mai argomentare tale insensata violenza e ottusità entrando nel merito dei contenuti e delle proposte avanzate. Come non ascoltare premi nobel come Montagnier (rischia di aver ragione anche sull’origine del virus, che potrebbe non essere naturale), di incredibile esperienza quando mette in luce contraddizioni e pericoli legati ai protocolli utilizzati e sul vantaggio di quelli non utilizzati (come l’uso di vaccini BCG) ?
Come ignorare il lavoro del virologo francese Didier Raoult, tra i più prestigiosi in merito, minacciato da lobbisti delle industri farmaceutiche? O le ricerche del dott. Ryan N. Cole, anatomopatologo esperto sulla da lui dimostrata tossicità delle proteine Spike che circolano per settimane nel corpo dopo la vaccinazione, arrivando ad affermare
che è criminale vaccinare le giovani generazioni ?
D’altra parte la prassi della ricerca vorrebbe che per i vaccini sperimentali, perché di questo stiamo parlando, si dovrebbe applicare il principio “colpevole sino a prova contraria” in caso di reazioni avverse e non esattamente l’inverso come è accaduto e continua ad avvenire, ovvero “assolto ed efficace salvo prove contrarie” (che per interesse o inerzia colpevole non si cercano). O il lavoro del dott. Geert Vanden Bossche virologo indipendente ed esperto di vaccini che non è
contrario ai vaccini, MA al fatto che questi vaccini siano stati utilizzati in campagne di massa durante la pandemia, risultando quindi inappropriati e pericolosi, quali concausa della selezione delle varianti (non causa delle varianti, come vogliono mettergli in bocca, ma selezione). Tema rilanciato anche del medico Teresa Forcades che a sua volta cita il lavoro del dottor Peter McCullogh.
O le affermazioni del Dr. Michael Yeadon (ex vicepresidente di Pfizer che si è dimesso in contrasto con quanto accadeva) sull’impossibilità dei vaccini di funzionare con questi virus, non potendo impedire la neutralizzazione del virus (i governi hanno dichiarato il falso), riportando l’attenzione sul programma puramente commerciale delle case farmaceutiche che hanno già programmato i “richiami” periodici, senza neppure la necessità di studi di sicurezza clinica grazie alle coperture politiche e delle agenzie corrotte. Ha avuto modo di affermare (in riferimento ai vaccini e ai protocolli imposti) “Not One Of Those Things Is Supported By The Science”.
O la pubblicazione dei dott. Akiko Iwasaki e Yexin Yang (aprile 2020) che ricordano la possibilità dell’effetto ADE (per questi virus che per loro natura sono molto mutevoli), già riscontrato in passato in esperimenti per vaccini per la Sars-CoV e similari, ovvero che gli anticorpi specifici del vaccino inoculato si comportano come “cavalli di troia” per virus che si ripresentassero leggermente differenti, aggravando le conseguenze piuttosto che migliorandole.
Casi definiti rari, ma sarebbe dovuto essere un monito d’allarme molto serio per non procedere con
una vaccinazione di massa utilizzata nei fatti come sperimentazione al buio.
Nota: ora ci si premura di affermare che tale evenienza non si sia mostrata nelle vaccinazioni in corso, ma questo oltre a non assicurare nulla per il futuro, è la dimostrazione come tutto sia partito senza garanzie serie preliminari.
Quelli sopra citati sono tutti specialisti maniaci, fuori di testa in cerca di notorietà? Solo chi è in malafede può pensarlo. Insieme a loro centinaia di altri medici che vengono isolati dal “sapere ufficiale” con l’anatema del “novax” il nuovo simbolo d’infamia da cucire sulla casacca a chi mostra reticenza alla “verità rivelata”.
Pratica di repressione di antica origine, molto fascista/stalinista.
La domanda quindi è la seguente: perchè, in presenza di protocolli utili a prevenire e contenere gli effetti gravi del virus, si sta rischiando così tanto con una campagna vaccinale che è un terno al lotto tutt’altro che “scientifico”?
Si sta giocando con la vita di miliardi di persone solo per interessi economici e ottuso servilismo.
Un esempio su tutti della manipolazione in corso è la recente irrisione e diffamazione, su falsi presupposti, da parte della FDA (ente americano che ha autorizzato i vaccini in questione) contro l’ivermectina definendola solo un medicinale adatto ai cavalli e pericoloso per gli umani, partendo dalla vicenda di alcuni ricoveri di persone, che a causa della paura e delle mancate cure, avevano assunto senza l’ausilio di un medico medicinali veterinari contenenti quel farmaco.
Hanno usato dei drammi umani per diffamare un farmaco utile, ma concorrente. La prova provata di quanto siano deviati e devianti questi enti elevati a “dei protettori” dell’umanità.
Nota di interesse: l’ipotesi (dimostrata plausibile) che il virus sia sfuggito da un laboratorio di ricerca, invece di aprire un serio dibattito sulle regole di trasparenza e di controllo di questi centri, sembra aver infastidito anche chi cercava prove (il Covid) per dimostrare come il mondo, il suo ambiente, sia talmente compromesso da generare (partendo ad esempio dagli allevamenti intensivi, dall’inquinamento o dall’abuso di farmaci) le condizioni per un grave indebolimento dei sistemi immunitari e quindi l’insorgere, o il prevalere, di patologie una volta minoritarie sino all’insorgere di fattori pandemici. Constatazioni opportune ma che non vengono sminuite se il virus fosse frutto
dell’uomo, come già avvenuto diverse volte in passato, in quanto è una verità sotto gli occhi di tutti.
Gestione dei dati
Assistiamo ad un modo molto improprio di gestire i dati (che di per se sono sempre difficili da gestire) in una vicenda che risulta molto delicata. E’ parso subito tutto molto poco serio e credibile, sin dalla raccolta dei dati relativi a chi era deceduto “per Covid” o “con il Covid”, il numero delle infezioni, i valori percentuali, la relazione tra i dati e le pratiche nel mentre applicate, usandoli all’abbisogna solo in funzione del clamore mediatico o per sostenere idee che si volevano dimostrare o “far condividere” … tutto molto poco “scientifico”.
La fase di sperimentazione stessa dei vaccini rimane ancora oscura dal punto di vista dei dati e delle metodologie utilizzate. Di fatto si è deciso (qualcuno ha deciso in modo implicito) che la sperimentazione vera doveva essere quella della campagna d’uso di massa, MA non allestendo un serio e puntuale sistema di monitoraggio, d’indagine e verifica, la cosiddetta “sorveglianza attiva”, anche questo è stato omesso. Quindi niente sperimentazione. Uso diretto e fede cieca.

La stesso sistema di segnalazione delle reazioni avverse è risibile rimanendo spontaneo (studi hanno mostrato come in sistemi di monitoraggio simili solo il 6% delle reazioni avverse dei farmaci vengono segnalate – Hezell e Shakir 2006)
Piccoli fatti eclatanti: qualcuno a tavolino ha deciso che il mix di vaccini era auspicabile, oppure che prima si doveva servirlo molto freddo e poi bastava servirlo … anche in spiaggia, che si potevano e dovevano vaccinare anche i bambini senza che mai fossero stati inclusi nel protocollo di validazione del farmaco, che prima servivano solo due dosi e ora si parla di dosi senza fine, ecc.
I dati sono stati parte dell’azione di pressione mediatica, ma la qualità delle informazioni è l’altra faccia della medaglia da considerare. Un’unica domanda: come mai solo ora ci viene detto che i vaccini hanno efficacia a breve termine
e che non eradicano il virus permettendo la sua trasmissione e lo sviluppo della malattia?
Azzardo
In poche parole, tutto questo (vaccinazione di massa con prodotti sperimentali in piena pandemia) dal punto di vista sanitario, costituisce un azzardo per gli scenari che potrebbe aprire.

Probabilmente il più grande azzardo medico della storia dell’umanità visti i numeri in gioco. Tale azzardo, con la constatazione delle possibili cure impedite, si configura come un azzardo strumentale ad interessi puramente economici, e quindi risulta assolutamente ingiustificato e criminale. Nulla lo giustifica, di fronte ai rischi in gioco, neppure l’indimostrata riduzione della mortalità a breve periodo. Sono i destini dell’umanità nel lungo periodo che dobbiamo tutelare.
Cedere alla paura, alle false rassicurazioni, per incerti risultati nel breve periodo è egoismo. Queste paure sono state, come al solito, strumentalizzate per interessi.


Protocolli “sociali”
La scienza si basa sul confronto e l’evidenza dei fatti.

Questo palesemente è stato impedito e chi invocava la “scienza” in verità invocava la “pseudo-scienza” della coercizione. La reazione come detto è stata l’intimidazione, l’ostracismo, la denigrazione, le ritorsioni in campo lavorativo. Sospensioni, licenziamenti.
Medici costretti alla “clandestinità” per poter rispettare il Giuramento di Ippocrate. Per la vita civile e democratica abbiamo assistito alla stessa cosa. Non ci si può esporre se non si vuole subire emarginazione ed insulti.
La stampa come al solito non è imparziale e le notizie non vengono fatte circolare per autocensura o
per pressioni precise, molto forti ed incrociate.
Questo basterebbe come prova della degenerazione democratica in atto.
Ma il danno è più grave: si è giunti a far crollare degli argini che sino all’inizio della pandemia erano considerati inviolabili. L’uso, non necessario e per tempi prolungati, dello “Stato di Emergenza” è uno degli atti più gravi.
L’abuso del Green Pass, fuori dalle indicazioni europee, è un altro passaggio di particolare gravità non solo per i suoi palesi limiti – analisi giuridiche hanno infatti evidenziato la sua illegittimità mentre le sue funzioni sanitarie sono inesistenti – ma per la prospettiva che apre di patentini sanitari, l’obbligo di adesione a pratiche mediche o stati di buona salute, che possano segnare il destino dei cittadini.

Si pensi solamente alle complesse vicende della riservatezza delle informazioni mediche nel mondo del lavoro, gli aspetti assicurativi o del controllo impositivo dei propri stili di vita. Assistiamo a cori stonati (anche di ex operaisti) che predicano ed invocano la libertà di licenziamento per mancata vaccinazione, la legittimità di precludere servizi essenziali (come lo studio) in base allo status sanitario, il rendere normale l’obbligazione a pratiche medico sanitarie …
scaricando tutti i rischi e le responsabilità sui singoli (imposizioni senza responsabilità).
Il sistema che diventa padre padrone sui nostri corpi e sui nostri modelli di vita. Oggi per “necessità” pandemiche, domani per altre “necessità” o semplici convenienze. Che fine fa l’autodeterminazione (che è anche sanitaria) sancita dalla nostra Costituzione, dall’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e dall’art. 8 della Convenzione Europea Diritti dell’Uomo?
Si afferma che le azioni drastiche, pesantissime rispetto le limitazioni personali, erano necessarie per l’interesse pubblico. Abbiamo visto che questo non era, viste le alternative, del tutto vero e soprattutto questo poteva e doveva avvenire con modalità differenti, con livelli di coerenza differenti, in modo più mirato, senza azzardi.
La libertà che si invoca non è quella del fare “quel cavolo che ci pare”, ma di essere rispettati come cittadini ed esseri umani, e di non essere presi in giro, non essere cavie e merce di scambio nel supermercato della salute. E’ mancata la trasparenza, è mancata la coerenza, è mancata la proporzionalità delle azioni e la giustificazione dimostrata delle stesse.
Rimangono gli argini distrutti.
Nota. Lo Stato di Emergenza è servito solo per controllare i cittadini e non per incidere in modo diretto ed utile sul controllo delle speculazioni commerciali ed economiche legate alla pandemia, sul nicchiare delle strutture sanitarie private o su altri aspetti più strutturali e legati a vecchi vizi.
La vicenda dei DPI sanitari ne è un esempio. La mancata azione forte per realizzare strutture provvisorie, di emergenza, per la gestione della prima fase (come fatto in Cina) è un altro esempio, ma il più grande sono i miliardi di dollari che stanno facendo sulle nostre vite.
La sinistra
In Italia la sinistra (o pseudo tale) pare tra i cani da guardia più disciplinati di quello che è accaduto e accade. Incredibile e disarmante per chi si sente appartenere a quella famiglia culturale e politica. Il motivo? La paura? Basta per giustificare questa cecità? Forse è che la gestione (giustamente) è in mano allo stato (inteso come ente pubblico), o meglio pare esserlo, e la sinistra ha sempre creduto nel pubblico e ha sempre invocato l’intervento del pubblico per risolvere i problemi. Ad esso ci si affida.
Un mettersi a disposizione che è stato però un “abbassa la testa e tira” … come i somari. Non si è voluto vedere che questo stato (nella sua articolazione) è asservito a processi decisionali e procedure che a loro volta sono asservite e sono funzionali ad interessi che non sono quelli dei cittadini, della salute, dell’ambiente, ma quelli speculativi.
In questo caso l’emergenza sanitaria e in generale l’avere sempre più utenti (malati o sani che siano) a cui vendere comunque farmaci o servizi sanitari.
In questa emergenza il lavoro che si sarebbe dovuto fare era proprio quello di affrancare il pubblico da questi processi e procedure parassitarie, eterodirette, per ridisegnare lo stato a misura di cittadino e d’interesse pubblico.
Non riconoscerlo, non ammetterlo, fare di tutto per non vederlo dimostra la totale inadeguatezza di tutto il panorama della sinistra italiana. Alcuni sono consapevoli dei meccanismi di potere (reale), delle carenze e deviazioni del sistema sanitario, dei reali interessi in gioco manon riescono a concludere il discorso riconoscendo che ciò che è accaduto ed accade è proprio il frutto di quello stato di cose, che è esattamente ciò che loro affermano che non dovrebbe accadere e che li stanno accompagnando nel raggiungimento dei loro obiettivi.

Tacciono o peggio collaborano attivamente nel consolidare la menzogna, la coercizione e l’azzardo.
In questo modo difendono lo status quo e lo assecondano accodandosi al coro dei servi utili.

A.V. liberi in corpus liberi
fine estate 2021

L’Italia è una “repubblica” fondata sulla discriminazione

domenica, Settembre 19th, 2021

Ed ecco varcata un ulteriore meta nella corsa alla costante soppressione delle libertà personali che dall’inizio della narrazione pandemica vede una escalation senza apparenti limiti.

Alla già lunga lista di ricatti morali e materiali che il potere ha posto in essere per estorcere un consenso informato ai renitenti alla nuova eucarestia si aggiunge, dal 15 ottobre prossimo venturo, l’impossibilità di svolgere una qualsiasi professione in assenza del lasciapassare governativo.

Il definitivo funerale dello stato di diritto, che pur con tutti i suoi limiti aveva regolato la nostra società fino alla dichiarata emergenza pandemica, è stato annunciato dai suoi becchini con le modalità alle quali ci hanno oramai abituati.

Provvedimenti che vanno a ledere il diritto al lavoro di milioni di individui vengono emanati dalla sera alla mattina da un potere assolutista che non conosce opposizione né in parlamento, né tanto meno nelle parti sociali, grazie alla decennale deriva collaborazionista dei principali sindacati. Il nostro paese, abitato da un popolo in maggioranza bue e con una classe politica di quasi soli vili affaristi, offre le condizioni ideali per porre in atto esperimenti di ingegneria sociale, tesi al raggiungimento dello spesso citato grande reset. Per mesi abbiamo messo in evidenza l’assenza di fondamenti sanitari per queste strette liberticide.

Sappiamo di come i dati siano stati costantemente manipolati nella loro elaborazione e presentazione al pubblico, al fine di presentare sempre e comunque il peggior scenario possibile.

Sappiamo di come ogni terapia precoce sia stata denigrata e ostracizzata.

Sappiamo che lo stato mentre ci terrorizza con il cavallo di battaglia della possibile saturazione delle terapie intensive nulla ha fatto per aumentarne la capacità.

Sappiamo che i vaccinati si contagiano e contagiano, e che l’unico indicatore certo di immunità, ovvero il titolo anticorpale di un individuo, non è ammesso come base per ottenere il lasciapassare.

La lista dei paradossi potrebbe essere infinita, ma insistere sul piano logico/analitico, pur essendo sempre importante, non può rimanere l’unica via.

Per fermare questa deriva autoritaria ed impedire che la perenne emergenzialità diventi la nuova normalità, la disobbedienza civile deve fare da argine. Questo nuovo modo di governare, che ci trasforma palesemente in sudditi, se non viene fermato in tempo si farà schema costante, la questione dello pseudo vaccino in prospettiva è il dito e non la luna. In futuro il governo si riserverà di applicare gli stessi parametri, per imporci qualsiasi scelta a vantaggio dei potentati economici di cui è palesemente a libro paga, cavalcando altre emergenze che non gli sarà difficile alimentare (fra terrorismo, catastrofi ambientali, nuove pandemie alle quali già apertamente si insinua, vi sarà l’imbarazzo della scelta).

Nel 1931 su oltre 1.200 docenti universitari a cui si chiedeva di giurare per il partito fascista, pena la sospensione dal lavoro, solo in 12 rifiutarono. In pochi salvarono etica e principi, ma anche grazie a quello spirito, a distanza di poco più di un decennio, la resistenza italiana cercava di gettare le basi per una repubblica fondata sul lavoro e la dignità. Orwellianamente quei 12 docenti sono ora celebrati pure da una buona fetta della classe politica che in questo momento storico insieme all’abdicazione ai diritti fondamentali dell’individuo vorrebbe strapparci il consenso all’iniezione di una terapia genica sperimentale, che aldilà di non pochi effetti avversi immediati non offre alcuna garanzia sul medio lungo termine. Di fronte a tutto questo, che ognuno di noi resista, e porti avanti la sua battaglia sui luoghi di lavoro e nella società nei modi che ritiene più opportuni.

Siamo molti più di quanti ci vogliono far credere, e soprattutto siamo la parte migliore dell’umanità. La storia ci darà ragione.

A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?

lunedì, Agosto 16th, 2021

Il processo di sospensione a tempo indeterminato delle più elementari libertà collettive ed individuali, che da un anno e mezzo a questa parte ci sta aggredendo, viaggia ad una velocità tale da lasciar presagire l’imminente soppressione degli ultimi già risicati spazi di agibilità politica e di dissenso.

I presupposti per una società totalitaria e dell’ iper controllo sono stati rapidamente gettati, grazie alla strumentalizzazione politica di una crisi sanitaria, che ha portato ad uno stato di perenne emergenzialità, capace di far passare come inderogabili scelte sanitarie le più meschine decisioni politiche. Di scientifico in questa vicenda vi è unicamente la volontà di profitto e assoggettamento, portata avanti da gruppi finanziari il cui potere e giro di affari si sono talmente ingigantiti negli ultimi decenni da permetter loro di gettar la maschera, arrivando così alla manifesta intenzione di superare la democrazia rappresentativa per come è stata conosciuta in occidente.

La società civile, abilmente narcotizzata da decenni di TV spazzatura, e messa in crisi nei suoi legami concreti da un aumento esponenziale della vita digitale (è lì che bisogna ricercare le basi del distanziamento sociale che ora si cerca di imporre per decreto) sembra oramai in buona parte disposta ad accettare qualsiasi sopruso e digerire qualsiasi panzana.

Ed è così, che delle terapie geniche sperimentali, impropriamente chiamate vaccini, possono essere imposte a delle categorie di lavoratori in attesa di essere estese come conditio sine qua non per poter svolgere qualsiasi ruolo nella società.
Come detto di scientifico non vi è nulla. Si insiste a reti unificate parlando di una campagna di immunizzazione, tesa al raggiungimento di una fantomatica immunità di gregge, mentre persino gli svendutissimi enti preposti al controllo, come l’ Agenzia del Farmaco, ammettono candidamente che questi preparati genici non forniscono alcuna sterilizzazione dall’infezione ed hanno nella migliore delle ipotesi la capacità di impedire lo sviluppo della malattia in forma grave (risultato che potrebbe essere facilmente ottenuto seguendo i documentati protocolli del censuratissimo Comitato Cure Precoci Covid).

Questi presupposti avrebbero al massimo potuto giustificare la somministrazione a persone ritenute a rischio (la media di età riguardo la mortalità per/con Covid in Italia resta di 82 anni e concerne persone con oltre 2 serie patologie pregresse), ed invece si scatena una campagna di obbligo surrettizio a partire dai 12 anni. Facendo  criminalmente leva sull’introduzione di uno strumento discriminatorio che, in nome della libertà collettiva (sic), priva chiunque non intenda ricevere il sacramento di quelli che fino a poco tempo fà si consideravano inalienabili diritti. Chi si piega a questi ricatti ( rinunciando in oltre de facto con una liberatoria ad ogni possibile rivalsa in caso di danni subiti) credendo di uscire dalla gabbia si infila in una gabbia più stretta.

Per chi intende resistere è tempo di scendere nelle piazze, di unirsi in quella che non è certo una battaglia di categorie. L’ unico possibile argine a questa deriva autoritaria può essere la manifestazione di una sovranità popolare nelle strade e nei luoghi di lavoro, prossimo fronte caldo di uno scontro dove il sistema la fa già da padrone grazie all’ormai dilagante estensione di forme di precariato, che espongono il lavoratore a una indegna costante ricattabilità.

Queste mobilitazioni devono essere accompagnate da una costante campagna di sensibilizzazione con chi ci circonda.

Il passaparola popolare sta rendendo manifesti i numerosi effetti avversi più o meno gravi legati a questi preparati genici, ovviando alla censura mainstrem, e oramai la gran maggioranza conosce direttamente qualcuno che può farne testimonianza. Riguardo il medio lungo termine l’incognita è totale.

La speranza è che persino gli individui più acritici un giorno si rendano conto di essere trattati come polli in batteria.
La terza dose si profila all’orizzonte. Ne seguirà una quarta….

I loro numeri e le lettere greche possono tenerci compagnia per lungo tempo. Per chi non si accontenta di una mera sopravvivenza biologica è tempo di dire basta.
Fino a quando saremo disposti a tollerare tutto questo??

Morte accidentale di un medico

sabato, Luglio 31st, 2021

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli… a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.

Orwell, 1984

Martedì 27 luglio è stato rinvenuto nella sua abitazione di Eremo di Curtatone il corpo senza vita del Dott. Giuseppe De Donno. Esce di scena senza far troppo rumore sui media nazionali una figura rivelatasi molto scomoda per il pensiero unico del terapeuticamente corretto.

A poco servirebbe speculare chiedendosi se il padre della cura al plasma iperimmune contro il Covid si sia effettivamente suicidato o sia stato suicidato; si rischierebbe, visto i pochi elementi a disposizione, di smarrirsi in ipotesi che darebbero adito ad accuse di complottismo perdendo di vista il nocciolo della questione.

La procura di Mantova ha aperto un’inchiesta per valutare eventuali responsabilità di terzi per istigazione al suicidio. Noi, e con noi chiunque ancora possa fare un uso lucido e logico del pensiero, non dobbiamo attendere la chiusura di quelle indagini per poter dire a voce alta che si, l’ex primario del Carlo Poma di Mantova ha subito pesantissime pressioni finalizzate a gettar discredito sul protocollo di cura messo a punto da lui e dalla sua equipe.

La cura con il plasma iperimmune, ottenuto con il sangue dei guariti, che pure aveva dato inequivocabili ottimi risultati nella sperimentazione da lui condotta (all’ospedale di Mantova su una cinquantina di pazienti trattati, tutti già con forti insufficienze respiratorie, l’esito di guarigione era stato del 100%) è stata metodicamente censurata.

Un primo segnale intimidatorio per De Donno arrivò a inizio maggio 2020 manifestandosi con la visita del NAS dei carabinieri nel suo reparto del Carlo Poma. Nel frattempo prendeva forma una indegna campagna di denigrazione mediatica, con tutti i virologi da salotto pronti ad ogni sorta di acrobazia per gettare dubbi e fango sulla proposta terapeutica portata avanti da De Donno e sulla sua persona. Le comparsate televisive del medico mantovano, dopo un primo fugace momento di visibilità, cominciarono a scivolare in terza serata fino a scomparire. Le sue pagine sui socials, che sin da subito sin sono prodigati per la costruzione del dogma pandemico, vennero a più riprese oscurate. L’Agenzia Italiana del Farmaco e l’Istituto Superiore di Sanità, celermente privarono il Carlo Poma dell’autorizzazione a continuare le sperimentazioni; che furono assegnate a Pisa senza alcuna apparente logica, se non quella di insabbiarle, cosa che puntualmente si è verificata. La narrazione pandemica era agli albori, ma già si parlava di vaccino come unica possibile via di uscita; i miliardari profitti all’orizzonte, e le nuove forme di controllo sociale legate all’emergenza permanente non potevano in nessun modo essere minati dal manifestarsi di cure efficaci, per giunta con il terribile difetto di costare pochissimo.

Poche settimane orsono De Donno ha deciso di dimettersi dal ruolo di primario di Pneumologia dell’ospedale mantovano, per esercitare come medico di base. Oltre alle pressioni ricevute, probabilmente avrà giocato un peso decisivo in questa sua scelta, la raggiunta consapevolezza che oramai in quel ruolo ogni via per una medicina onesta e libera dalle logiche del profitto gli era preclusa. Chissà quale possa essere stato il suo stato d’animo dopo aver appreso che l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha da ottobre 2021 approvato l’utilizzo di cinque cure contro il Covid, quattro delle quali basate sull’utilizzo di anticorpi monoclonali.

In parole povere una riproduzione sintetica in laboratorio degli anticorpi presenti nel plasma iperimmune.
De Donno amava dire che la sua cura era democratica in quanto il popolo donava al popolo (provate ad immaginare quale enorme campagna di solidarietà si sarebbe potuta scatenare per riempire le banche del plasma). La terapia con gli anticorpi monoclonali costerà invece circa 2.000 euro a trattamento. Chi ancora non ammette che la sanità nelle mani del neoliberismo, non punta alla cura del paziente ma a quella del fatturato o è ignorante o è in malafede.
Gli attori che ci stanno trascinando in questo baratro non hanno sulla coscienza solo il Dottor Giuseppe De Donno; sono anche i responsabili materiali della morte di migliaia di persone che potevano essere facilmente curate.

Unica via di uscita la mobilitazione popolare di chi ancora conserva dignità umana; la resistenza attiva da contrapporre alle richieste di resilienza del sistema. Nella speranza che un giorno la Storia possa chiamare la gestione di questa parabola pandemica con il suo vero nome: crimine contro l’umanità.

 

Le risposte di De Donno al Senato (14-05-2020).

Inizierò con la domanda più frequente. Perché Pisa?

Non lo so e sono sconcertato.
Qualsiasi città lombarda andava bene. Non venitemi a dire che la Toscana si è organizzata meglio perché parliamo di cose scientifiche e non politiche. Io non voglio nessun merito, i meriti sono di Baldanti, Franchini e Perotti. Pisa non è in grado, ma perché noi siamo stati colpiti in modo forte, mentre il loro protocollo riguarda cinque regioni che non sono state colpite. Che non mi vengano a dire che si tratta di motivazioni scientifiche perché non ci credo. Per quanto riguarda la diffusione mediatica, devo dire che noi siamo stati relegati da subito in seconda fascia, alle 23.50, mentre il solito virologo che ha detto tutto e il contrario di tutto era onnipresente in prima fascia, probabilmente anche pagato. Sarei molto interessato a sapere questo, perché uno scienziato che viene pagato non è uno scienziato credibile.
Io ho chiuso la libera professione all’inizio di tutto questo, con grossi danni personali, ma va bene perché la scienza è di tutti e noi siamo dei missionari.

Ora le risposte sul piano clinico: stiamo avviando gli studi di follow-up perché molti pazienti colpiti duramente potranno sviluppare delle fibrosi polmonari. Lo vedremo con il tempo. Posso dirvi a pelle che i pazienti che hanno fatto il plasma hanno meno esiti a livello polmonare. Altra domanda frequente è stata sulla disponibilità del plasma per tutti.

Siamo stati in guerra finora e dobbiamo avere le banche del plasma, e per questo mi sono scagliato contro chi mette dubbi in testa ai cittadini. Il nostro sistema trasfusionale è il più sicuro al mondo, e poiché abbiamo moltissimi guariti potremmo avere plasma in grandi quantità. Noi non siamo contrari al vaccino ma ci vorrà tempo, un vaccino fatto in
tre mesi non lo farei mai. Il vaccino previene ma non cura.
Per curare dobbiamo avere un’arma, e l’unica che abbiamo come proiettile magico è il plasma iperimmune. Sulle caratteristiche dei pazienti noi sappiamo che i pazienti in rianimazione rispondo di meno, ma è normale, perché in quella fase i danni sono molto forti. Sulle caratteristiche dei donatori, possono donare tutti i guariti. Dipende dalla
quantità di anticorpi neutralizzanti che il virus ha prodotto nel guarito donatore. Ecco perché facciamo i test di neutralizzazione. Ho utilizzato sieri più o meno concentrati di immunoglobuline con ottimi risultati. Sulle banche del plasma deve aiutarci la politica. Deve coordinare, noi dobbiamo fare gli scienziati. Zaia ha già fatto un percorso di implementazione delle donazioni, con clip che ha mandato in giro in tutta la regione. La Lombardia si sta adoperando, e sono moltissimi i protocolli che stanno nascendo nel mondo, uno di essi arruolerà cinquantamila pazienti. La scienza è una, il ministro della salute non deve mettere gli scienziati uno contro l’altro.

Non esiste colore nella scienza. Tutti salgono ora sul carro del plasma, ma va benissimo. Che tutti usino il plasma.

Winston

Verso il totalitarismo tecnosanitario

domenica, Luglio 25th, 2021

Senza volerci autoincensare, attribuendoci il ruolo di inascoltate Cassandre, dobbiamo comunque, in incipit a questo ulteriore pezzo sulla narrazione pandemica, far notare che gli sviluppi degli ultimi giorni altro non fanno che confermare appieno le analisi e le ipotesi portate avanti su questo blog già dalla primavera 2020.
L’ampliamento delle libertà negate in assenza del così chiamato Green Pass, segna un ulteriore
accelerazione verso la piena manifestazione del fenomeno con cui siamo chiamati a confrontarci.
La pressione monta ulteriormente verso chi scelleratamente ancora si ostina a ritenersi padrone del proprio
corpo e non intende bere dal calice del salvifico Graal vaccinale.
A poco servono le obbiezioni riguardanti la sperimentalità del trattamento, la totale assenza di conoscenza
riguardo possibili effetti avversi a medio e lungo termine.
A nulla serve appellarsi alla costituzione, a Norimberga, a Oviedo.
Lo Scientismo dilaga e rinnegando ogni forma di dibattito asfalta le basi proprie della Scienza medica.
I principi di dimostrabilità e confutazione, di precauzione (primum non nocere) vengono sepolti sotto il
peso del nuovo pensiero magico. Il vaccino innalzato al livello di sacramento eucaristico dal primo giorno di
narrazione pandemica è l’unica soluzione per uscire da questa pandemia.
Lo Scientismo non ha bisogno di dover spiegar nulla, nemmeno come sia possibile che i dati di “infezioni” e
ospedalizzazioni siano peggiori quest’anno in Italia con un 50% della popolazione vaccinata rispetto allo
stesso periodo dell’anno scorso senza vaccini, oppure perché i numeri relativi alle “nuove varianti” abbiano
maggiore incidenza proprio nei paesi che più di tutti hanno vaccinato (Israele ed Inghilterra).
Lo Scientismo diviene pensiero unico grazie ad un fuoco di copertura mediatico senza precedenti. Per fare
solo un esempio nonostante fonti ufficiali e pubblicamente consultabili, vale a dire EudraVigilance
(UE,SEE,Svizzera), Mhra (Regno Unito) e Vaers (USA), abbiano registrato più lesioni e decessi correlati alla
vaccinazione dal lancio dei preparati “anti Covid” rispetto a tutti i vaccini precedenti messi insieme fin
dall’inizio storico delle registrazioni, no vi è di ciò menzione alcuna sulla stampa ufficiale.
Non esiste alternativa, chi parla di cure precoci, di necessità di tornare ad investire nella sanità, chi mette in
dubbio l’efficacia e il rapporto costo-beneficio del siero salvavita, per quanto eminente fosse nell’era ante
pandemia, ora deve tacere.
Immediata viene richiesta pubblica abiura. Esemplificativo il caso di Crisanti che dopo aver dichiarato a fine
novembre scorso: “con i dati attualmente a disposizione non mi vaccinerò” a distanza di pochi giorni
rinnegava satana offrendo il braccio in diretta televisiva.
Per chi invece sceglie di non abiurare e si ostina a chiedere trasparenza e dibattito la condanna è
l’ostracismo, la gogna mediatica, i provvedimenti disciplinari ove possibile. Forse in un giorno non lontano il
rogo purificatore.
Molti fra coloro che non erano stati piegati al vaccino da mesi e mesi di puro terrorismo mediatico sul
Covid, si stanno prestando ora alla condizione di cavie umane spinte dalla negazione di elementari diritti
civici e dell’individuo.
Costoro non percepiscono che piegandosi a questi meschini ricatti si infilano in una gabbia più stretta della
precedente; verranno peraltro presto scatenati come massa critica verso chi ha deciso di non uniformarsi,
giocando su una polarizzazione che porta al divide et impera.
Non si illudano costoro, ubbidendo a testa bassa il risultato sarà catastrofico, e questo emergenzialismo che
si autoalimenta non finirà mai. Basti pensare ai nuovi criteri annunciati per i colori delle restrizioni nelle
regioni, con soglie da giallo con 10% delle rianimazioni occupate (si noti che nell’ultimo decennio per tutta la stagione influenzale in Italia si è viaggiato ad una media del 70% delle intensive occupate, soprattutto a
causa di costanti tagli operati dai filantropi che ora vogliono salvarci la pelle ad ogni costo). In pratica al
Molise, con 39 letti posti in terapia intensiva disponibili basteranno 4 ricoverati per far scattare l’allerta.
In altri termini questo significa fine emergenza MAI.
Solo rifiuto e resistenza di una parte consistente della popolazione potrebbero spezzare la spirale
emergenziale e ottenere un cambio di paradigma. Un esempio concreto è il risultato della milionaria
manifestazione di Londra del 26 Giugno scorso che ha portato in pochi giorni a un ribaltamento del discorso
governativo; con un nuovo ministro della sanità che definisce la terribile variante Delta poco più di un
raffreddore con cui bisogna convivere, e ammette che obbligando il sistema sanitario a trascurare ogni altra
patologia in nome della lotta al Covid si è ottenuta una catastrofe ben maggiore.
Altra prova di quanto la resistenza paga è la notizia, di queste ore, che per il personale sanitario del Veneto,
le sospensioni dal servizio per il personale non vaccinato (primo caso di obbligo di categoria al mondo)
saranno congelate; se confermate avrebbero infatti comportato lacune negli organici (già stringatissimi) tali
da non poter garantire il funzionamento del servizio sanitario.
Fronte al clima di assedio contro chi non intende cedere al ricatto, che già assume a livello semantico i
connotati di una operazione militare (si parla apertamente di disertori a cui dare la caccia, di renitenti da
stanare) urge una presa di coscienza a cui faccia seguito resistenza costante ed attiva.
Un regime totalitario prende piede passo dopo passo attraverso un climax di provvedimenti restrittivi e
repressione. Gli stessi italiani del secolo scorso si trovarono proiettati nel fascismo attraverso una spirale di
eventi che non possono essere colti dalle masse mentre li si attraversa. Solo la liberazione e la successiva
storiografia hanno in parte messo a nudo la tirannia del ventennio.
Per chi come noi dall’esperienza storica della resistenza trae ispirazione e linfa vitale, è doveroso farsi
sentire nelle piazze, superando anche i mal di pancia dovuti alla probabile copresenza di figure che
appartenenti al milieu opposto e contrario.
La vergognosa attitudine della sinistra istituzionale (e purtroppo non solo) che si fa carnefice delle più
elementari libertà di un popolo, lasciando paradossalmente l’estrema destra sul piedistallo della difesa dei
diritti dell’individuo; lungi dal rappresentare un ostacolo, questo deve essere per noi ulteriore stimolo a
portare i nostri contenuti, smascherando populismi e false propagande tese a fornire false soluzioni al
problema.
Ancora una volta ribadiamo che quella in atto è la strumentalizzazione di una emergenza sanitaria
(ingigantita mediaticamente e alimentata da decenni di tagli alla sanità pubblica e alla medicina del
territorio) tesa a legittimare una stretta autoritaria imposta dall’oligarchia finanziaria dominante.In altre
parole lotta di classe dall’alto. Per questa ragione l’unica nostra risposta valida per la difesa delle nostre
libertà e dei nostri corpi sarà lotta di classe dal basso.
Muovendo dal presupposto che sono finiti i tempi in cui si è vissuto sulla rendita di lotte passate, portate
avanti con il sangue da precedenti generazioni.
Gli spazi di agibilità civile e politica che quelle lotte hanno generato, e che hanno permesso a molti di
simulare conflitto negli ultimi 40 anni, possono dirsi esauriti. Chi sceglierà ancora una volta di schierarsi e
battersi per il futuro nostro e delle generazioni a venire ancora una volta dovrà farlo con molti concreti
sacrifici sul proprio corpo; e per come stiamo messi ora, la strada sarà lunga, tortuosa e gli esiti incerti. Ma
come ben sappiamo chi non lotta ha già perso, e in qualche modo è già morto.
Winston

Estate (ricreazione) 2021.

Tempi moderni. Tempi di pandemia.

venerdì, Maggio 14th, 2021
Ciò che – già prima della pandemia- si stava rivelando sempre più efficiente era ed è la struttura repressiva.
Innumerevoli gli atti volti a spegnere qualunque forma di dissenso sul nascere:
In primis la super diffusione della paura nella gente;
Le tecnologie militari come il teaser: considerato non letale e perciò spesso visto  sostituito ai richiami verbali. Nonostante siano molti i casi di morti successive ai forti shock;
Gente -pronta in qualsiasi momento!- a chiamare un autorità che intervenga per far rispettare il DECORO! Nel caso qualcun* esca dagli schemi e dagli standard di una normalità sempre più fumosa;
Paura e intolleranza diffusa tiene in piedi tutto ciò.
Psicofarmaci vengono assunti in forma privata, nelle carceri, nei cpr, nei cie,  rems, spdc, crt come non mai!
per sedare la gente e tenerla buona! Dove finisce l’essere umano?
Numerosi sono i casi di Trattamento Sanitario Obbligatorio, dove la leggenda dello psicoreato assume le sue sembianze complete nella realtà.
Se una persona soffre e magari arriva all’esaurimento nervoso è triste sapere che se non ha dietro una rete d’aiuto, conoscenze, amicizie sincere e persone solidali, può finire nei guai.
A chiunque può capitare un periodo difficile della vita. Per qualcun* se non ascoltat* può significare morte.
Reparti, carceri, cie fanno da anni vittime.
Tutt* possiamo avere dei problemi come tutt* purtroppo in una sventura possiamo subire l’abuso da parte della divisa e delle istituzioni.
 La rete capillare repressiva è riuscita ad arrivare a tutte le età, a trovare problemi che prima non venivano nemmeno considerati (vedi i disturbi dell’attenzione).
I numerosi ricorsi a misure speciali – tra gli ultimi casi la richiesta di sorveglianza speciale per Boba a Torino: gli inquirenti argomentano reputando inneggianti alla rivolta alcuni versi, citati da un personaggio del libro che avrebbe scritto “Io non sono come voi”.
Si criminalizza il pensiero e ciò è inquietante.
Per non trovarsi soli o sole ad affrontare questo presente è necessario e fondamentale crearsi appunto una rete di amicizie o collettivi che possa rimanere unita di fronte alle situazioni. Molto spesso, dove non ci sono testimonianze e solidarietà attiva, può finire veramente male per un individuo. Un clamoroso silenzio dona ancor più potere a queste lorde mani dominanti.
Gli esempi di abusi di potere purtroppo sono innumerevoli.
Nessun* deve più finire come Francesco Mastrogiovanni, morto dopo un tso, nell’ignoranza e indifferenza, legato al letto. Come spesso accade in molti reparti dove vigono tutt’ora protocolli di contenzione meccanica al letto o l’elettroschock, ora chiamato “terapia elettroconvulsionante con pre sedazione”.
Come la sorte di Andrea Soldi, morto durante il procedimento di ricovero coatto in un parco di Torino, strozzato dai vigili urbani attivati dopo la segnalazione del padre alla mancata presenza al richiamo farmacologico perchè per far partire un tso basta una qualsiasi segnalazione)
Scegliamo veramente ciò che è meglio per noi, lottiamo senza cedere, stando attenti e critici con ciò che ci circonda.
Non sentiamoci intoccabili (non è così!)
facendo barricate
 contro il NULLA
-guidato dal soldo,
dal virtuale
e dai neurolettici-
che avanza…
Angelo

Dacci oggi il nostro tampone quotidiano “dal basso”

giovedì, Aprile 29th, 2021

Con la prorompente irruzione di quella che sin dagli albori della narrazione pandemica il potere ha iniziato a chiamare “Nuova normalità” stiamo assistendo, da oltre un anno, all’accelerazione di processi che erano in essere da decenni ma che, grazie all’emergenza sanitaria stanno avendo pieno compimento.

Parliamo della spersonalizzazione e atomizzazione dell’individuo, sempre più slegato dalle maglie del tessuto sociale, già sfilacciate da decenni di neoliberismo, ed ora definitivamente strappate dalle logiche del distanziamento sociale per decreto e della digitalizzazione dell’esistenza.

Dell’ ulteriore gerarchizzazione dei rapporti sociali, con la comparsa di una nuova casta sacerdotale che in camice bianco pontifica a reti unificate sull’evoluzione della pandemia, dicendo tutto ed il suo contrario, avendo come unici capisaldi la proiezione di scenari apocalittici, lo scarico costante di responsabilità verso i cittadini/sudditi, che con i loro irresponsabili comportamenti minano la lotta all’epidemia, e la fede messianica nel nuovo dogma: solo il vaccino potrà tirarci fuori da questo pantano.

Della definitiva militarizzazione della società, attraverso l’utilizzo di un vocabolario da stato di guerra e l’introduzione di misure proporzionali come il coprifuoco, i lasciapassare, la censura. Non è un caso se attualmente il commissario all’emergenza sia un generale che fu a capo delle forze Nato in Kosovo e del contingente nazionale in Afghanistan.

Dell’incedere inarrestabile di un nuovo pensiero unico che non accetta dubbi (ne basta uno e si diviene d’ufficio negazionisti), e meno ancora resistenze, tanto da spingersi ad imporre, momentaneamente “solo” alla categoria dei sanitari, l’obbligo di sottoporsi ad un trattamento sanitario sperimentale, che viene impropriamente definito vaccino, ma che in termini appropriati altro non è che terapia genica.

A breve i nostri spostamenti, e la possibilità di svolgere determinate attività (non ci vuole un indovino per sapere che sarà un climax) saranno definitivamente subordinati all’adesione ad un passaporto sanitario, e si intravede già sullo sfondo la destinazione prossima ventura: un comodissimo microchip sotto pelle in grado di rassicurare noi stessi e chi ci circonda riguardo il nostro stato di salute.

Questo scenario, che dovrebbe far rabbrividire anche il più benpensante dei democratici, pare non allarmare i “compagni” di Radio Onda d’Urto che, dal canto loro, per tutta risposta a questo clima d’assedio contro le più elementari libertà individuali, hanno organizzato una giornata di screening anti-Covid con tamponi rapidi gratuiti o “sospesi”, “dal basso”.

Tralasciando la controversa affidabilità dello strumento, squalificato da una grossa fetta della comunità scientifica (quella che non vedrete mai sui teleschermi), ci chiediamo a che risultati possa portare tale iniziativa.

Aderire attivamente al nuovissimo paradigma che ci vuole “non sani” fino a prova contraria, può portare esclusivamente all’amplificazione numerica di quei dati che da mesi, sbattuti in pasto all’opinione pubblica, servono ad alimentare quel clima di paura e diffidenza verso il prossimo, necessario al potere per avanzare senza resistenze sul cammino di totale dominio intrapreso.

La caccia al portatore asintomatico di un virus , senza precedenti nella storia della medicina, conduce alla determinazione di numeri che nulla significano (oltre che al forzato isolamento domiciliare di persone sane). Mediamente il 95% dei nuovi positivi giornalieri sono asintomatici e la carica virale che veicolano è talmente bassa da non poter determinare un contagio, ma solo ulteriore diffusione asintomatica, esattamente quanto di più auspicabile per poter arrivare a coesistere con questo nuovo virus, come del resto la specie umana ha fatto con migliaia di suoi simili . Un concetto quello della non contagiosità degli asintomatici esposto qualche mese orsono in una conferenza stampa persino dal responsabile tecnico dell’OMS Maria Van Kerkhove (dichiarazioni poi nebulosamente ritrattate il giorno seguente).

Senza il principio cardine centrato sulla pericolosità dell’asintomatico, tutta la narrazione pandemica crollerebbe dalle fondamenta . Quindi si continua dogmaticamente ad insistere sull’effettuazione di oramai quasi 400 mila test giornalieri, utilizzando poi in laboratorio per i molecolari cicli di amplificazione esasperati (quanti esattamente non ci è dato sapere ma pare si aggirino fra i 35 ed i 40, nonostante lo stesso brevettatore abbia indicato che oltre i 25 cicli perdano qualsiasi valore diagnostico) per arrivare a determinare decine di migliaia di “positivi” giornalieri. E’ evidente che modulando i cicli di amplificazione , su cui non esiste alcuna trasparenza ed informazione, si può arrivare facilmente a determinare l’andamento dei dati a proprio piacimento.

A tal proposito dovrebbe farci riflettere il passaggio repentino della Sardegna da zona bianca a zona rossa poche settimane fa dopo l’arrivo degli ispettori del ministero.

L’Italia ha al momento investito quasi 4 miliardi di euro in quest’opera di screening di massa, cifra che avrebbe potuto garantire la costruzione di 7 ospedali di grandi dimensioni (a tal proposito ricordiamo che il sistema sanitario italiano è in affanno da ben prima del COVID, grazie a tagli di oltre 20 miliardi in dieci anni, operati dalla stessa classe dirigente che ora ci vuole salvare la pelle ad ogni costo).

Invece di ingrossare questa filiera, meglio farebbero i “compagni” della Radio a mobilitarsi per la battaglia sulle cure a domicilio, ed appoggiare attivamente quei medici di base che da mesi si battono per poter curare in scienza e coscienza con protocolli certificati dai successi avuti sui loro pazienti, senza doversi attenere alle deleterie indicazioni del Ministero della Sanità, ferme da mesi a tachipirina e vigile attesa.

Gli anticorpi contro la narrazione mainstream, dovrebbero essere garantiti nell’ambiente Radio ed affini da una semplice analisi marxista dei fenomeni. Nel processo totalitario in corso , che noi riteniamo un evoluzione della lotta di classe dall’alto non è difficile constatare chi si stia esasperatamente arricchendo e guadagnando posizioni di potere. Basterebbe dare un occhio ai fatturati delle 10 più grandi multinazionali al mondo durante il periodo pandemico (fra loro vi sono anche le entità che erogano oltre l’ 80% dei finanziamenti di organi ritenuti indipendenti come OMS e AIFA).

Senza questi anticorpi si rischia di accettare acriticamente qualsiasi consegna, lanciandosi in attività che non sono in assoluto di interesse popolare (inteso come classe) .

Arrivando ad emulare quei socialisti che chiedevano a gran voce l’intervento italiano durante la prima guerra mondiale, in nome di un bene comune e superiore chiamato Patria ( è noto a tutti come andò a finire per i proletari italiani, e quale figura di spicco del novecento emerse fuoriuscendo poi da quella corrente).

Perché arrivati poi a questi livelli, “dal basso” diviene solo indice della profondità dell’abisso conformista in cui si è precipitati.

Winston, Aprile 2021.

 

Foto 1: 2 soldati e un equino con maschera antigas durante la prima guerra mondiale.

Foto 2: tratta dall’articolo BRESCIA108 TAMPONI DI CUI 4 RISULTATI POSITIVI. IL BILANCIO DELLA GIORNATA DI SCREENING DAL BASSO del 17.04.2021 sito radiondadurto.org

venerdì, Febbraio 26th, 2021

Distopie pandemiche 2

martedì, Febbraio 23rd, 2021

La stretta sanitaria in corso ci ha spinto lo scorso autunno ad intraprendere un percorso di analisi e valutazioni finalizzato alla ricerca delle reali motivazioni dietro le scelte di gestione di questa pandemia e delle ambiguità correlate rispetto alla narrazione dei principali media nazionali.

L’affermarsi dell’emergenza pandemica, di questo nuovo ordine sanitario e della burocrazia correlata ci ha messo di fronte all’evidenza che questa stretta repressiva ha comportato privazione delle libertà tra cui il divieto di assembrarsi, le limitazioni alla socialità e il coprifuoco finora inimmaginabili per noi cittadini del cosiddetto primo mondo.

E la crisi sociale non ha riguardato solo questi aspetti ma pare stia accelerando anche i meccanismi di controllo e esclusione sociale, della marginalizzazione di determinate fasce della popolazione, fondamento del prosperare delle classi dominanti. Si stanno già profilando all’orizzonte nuovi vincoli, nuovi obblighi non ultimo il passaporto sanitario.

Con questa valutazione non vogliamo negare la situazione che stiamo attraversando ma cercare di smascherare l’ipocrisia dietro queste prossime imposizioni e obblighi che vengono spacciati come necessari per la salute pubblica.

Si sta profilando all’orizzonte un sistema sanitario centralizzato che con queste imposizioni renderà fattuale il paradigma uomo-macchina, utile e utilizzabile fino a che può lavorare poi può essere rottamato o sostituito o semplicemente escluso.

Il 15 gennaio  scorso la presidente della commissione Ue Ursula Von den Leyen ha prospettato la necessità che si formalizzi un nuovo requisito medico che dimostri che le persone siano vaccinate e l’Oms, la cui idea di sanità è bene nota e in linea con la mercificazione della salute, si è reso disponibile a creare una piattaforma di confronto e progettazione di questo obbligo.

L’ipocrisia di questa sistema che, se da un lato vuole un documento che attesti l’avvenuta vaccinazione che dovrebbe garantire la salute pubblica, dall’altro lo vuole per garantire la nostra utilità ai fini produttivi affinché le attività produttive non debbano fermare, facendo balzare ai nostri occhi il paradosso che indica come siano proprio quelle realtà, inserite nel sistema capitalistico dove il progresso è basato sull’utile, chiaramente contrarie alla salute pubblica e alla sostenibilità ambientale.

Pensate ad una sola attività cha ha come obbiettivo il profitto che comporta o che non sia causa di uno stillicidio di malattie professionali, sprechi, rifiuti e danni ambientali, alla faccia del miraggio dell’economia circolare e della salute collettiva. Pure la sanità, con la trasformazione degli ospedali in aziende sanitarie rientra in questa casistica con le logiche connesse tra cui l’abbattimento delle spese che hanno trasformato gli ospedali in suq affollati di informatori scientifici e agenti di commercio di prodotti farmaceutici.

L’altro paradosso inerente l’istituzione del passaporto sanitario riguarda il blocco degli spostamenti qualora una persona non ne sia provvisto. Questo scardina diversi trattati europei e un principi di libera circolazione che finora parevano intoccabili. Ovviamente per i cittadini occidentali o per quelli ricchi. Senza l’accettazione di tutti i protocolli sanitari, il vaccino per il Covd19 sarà solo il primo, non si potranno avere i documenti necessari per spostarsi, rendendo evidente il parallelo con i migranti che stanno cercando di raggiungere l’Europa attraversando il Mediterraneo o lungo la rotta balcanica e che li incontrano muri. Muri che sappiamo come al di la della propaganda, siano spesso sono costruiti per non fare uscire più che per non fare entrare.

Con questo scritto, che non offre spunti o proposte, abbiamo voluto mettere sul piatto una discussione centrale rispetto ai temi libertà, lavoro e salute. senza cadere nel lato oscuro del cosiddetto complottismo o del fantomatico negazionismo.

Una riflessione che si ribalta facilmente nei nostri paesi dove la “crisi” ha acuito la tendenza di sempre che vuole soprattutto le fasce più deboli vittime dei meccanismi del ricatto occupazionale che, con un numero maggiore di persone che stanno restando senza lavoro e con i vincoli sanitari che imporranno, saranno sempre più soggette. Situazione causa di frustrazione, malessere, il tutto a scapito della “salute pubblica” certamente non di quella valutata dai parametri istituzionali ma di quella che ci permette una buona vita.

Concetto difficilmente monetizzabile e quindi marginale nelle politiche sanitarie e non e mai analizzato dai principali indicatori di qualità della vita.

Inverno 2020-2021

Il tricolore dell’ipocrisia

giovedì, Dicembre 24th, 2020

In questo periodo di isteria collettiva nel vuoto delle nostre case stiamo assistendo, alla finestra non potendo uscire o peggio attaccati alla televisione, alla divisione dell’Italia in tre aree, a seconda dell’incisività di questa ondata pandemica.

A definire i criteri di questa ripartizione c’è un super logaritmo che raccoglie, analizza ed elabora molti dati tra cui i contagi, decessi, tamponi e posti letto occupati nelle terapie intensive.

Il potere decisionale demandato ad una tecnologia che chiaramente se da un lato rende fattuali le decisioni perché collegate e conseguenti a dei dati inconfutabili, che non possono in alcun modo essere messi in discussione, dall’altro rende evidente la precarietà su cui basa i fondamenti della raccolta delle informazioni, plasmati sulle necessità del momento.

Il quadro che ne esce è impietoso e allarmante, in questa conclamata sudditanza alla tecnologia e alle sue applicazioni la classe politica ha così l’alibi per prendere le decisioni più dure senza esserne direttamente responsabile e può così gettare la maschera per sperimentare in questa società le politiche securitarie e repressive verificandone le reazioni e constatando la lente e incessante assuefazione ad esse. Perché il loro desiderio è quello di sempre, avere una massa di schiavi obbedienti sopra cui prosperare.

E per facilitare la fruizione dei risultati di queste iper tecnologie e dei metadati correlati difficilissimi da comprendere e accettare, soprattutto per i sintomatici del dubbio, tra le varie modalità di comunicazioni hanno utilizzato quella non verbale, visiva nello specifico e per indicarci la terapia da seguire nelle nostre quotidianità hanno colorato la penisola con tre colori, il giallo, l’arancione e il rosso. Colori caldi che l’istinto animale che in noi ancora è presente ci ricorda essere collegati all’allerta e ai pericoli, non solo per il virus ma anche per questa nuova strategia della tensione.

Ed è da questa tavolozza tricromatica che vengono presi i colori per pennellare con dei decreti la nostra vita e le nostre libertà

Molti sono i paralleli tra questi colori e il loro significato atavico o collegato al periodo virulento, dal rosso colore del sangue all’arancione che brilla sulle divise degli operatori sanitari o sulle pettorine delle forze dell’ordine sempre più massicciamente per le strade, ma è sul giallo che si vuole proporre una riflessione.

Giallo, il colore dell’oro simbolo della ricchezza o della vergogna ma anche delle stelle che gli ebrei furono obbligati a portare cucite sul petto a causa delle leggi razziali. Le stesse che oggi molti politici e non solo vorrebbero applicare ai non vaccinati o ai presunti negazionisti, figura pseudo mitologica su cui si concentra la tensione della ricerca di un fantomatico utile idiota da esporre al pubblico ludibrio e da additare come untore. Indicare di negazionismo chi si pone degli interrogativi sulla gestione e propone una lettura diversa dei fatti e delle responsabilità sarà il nuovo simbolo del nemico che dovrà essere immediatamente riconoscibile con l’identico atteggiamento di pochi decenni fa, modus che non possiamo dimenticare o relegare al passato e che in questo presente non vogliamo ritorni.

E così la nostra vita, i nostri rapporti umani, famigliari o amicali, all’ora precisa dal lampeggiare del nuovo colore, sono soggetti alle disposizione della nuova tinta di turno e che sia gialla, arancione o rossa poco cambia, la direzione auspicata va verso l’acromatico nero del coprifuoco, dove si sa non esserci né colori né ombre.

E per completare questo arcobaleno ci viene chiesto di appendere l’italico tricolore ai nostri balconi, servirà per sconfiggere il virus, mostrare la nostra straordinaria umanità e rinsaldare la nostra identità nazionale.

D’altronde ce lo chiedono in tanti, anche chi nemmeno troppi anni fa lo utilizzava per pulirsi il culo, figuriamoci se non lo possono usare per pulire qualcos’altro.

Tipo le loro coscienze dai morti e da queste ipocrisie…

Pernice Nera

Gabbie animali e umane

venerdì, Dicembre 18th, 2020

Con questo terzo articolo prosegue l’analisi delle politiche emergenziali in corso e del parallelo tra la gestione degli animali da reddito e non e le regole a cui siamo soggetti.

Quando si parla di animali in gabbia si pensa immediatamente agli animali rinchiusi negli zoo o nei circhi, a quelli più o meno feroci catturati ed esposti al pubblico o a quelli stipati negli allevamenti intensivi; sono comunque tutti accomunati da una vita condotta all’interno di un sistema di costrizione fisica, di contenimento e immediato è il parallelo con l’analogo sistema umano, dove si vuole amministrata la giustizia per ordine dell’autorità competente, il carcere.

Lo scorso marzo, nelle prime fasi di questa pandemia, in numerose carceri sparse per tutto lo stivale, ci sono state delle rivolte spontanee causate dal panico da diffusione incontrollata e incontrollabile del virus. A Modena cinque reclusi sono morti durante la sommossa, quattro durante il trasferimento in altre carceri come Bologna e Terni e almeno altri quattro nelle settimane successive. Morti le cui cause non sono ancora certe, una strage di stato di proporzioni incredibili senza precedenti dal dopoguerra ad oggi.

Le rivolte sono immediatamente state indicate come etero dirette dalla mafia, da sovversivi o da fantomatiche forze occulte che tramano nell’ombra, chiaramente per gettare discredito sulle reali motivazioni del disagio che ha causato quel dissenso. La verità è che la gestione dell’emergenza se fuori è stata gestita col bastone della repressione, in carcere non è certo stata usata la carota, ma un bastone con ancora più nervo. Le condizione di sovraffollamento delle carceri italiane sono note da decenni e il timore riguardante la diffusione del covid in questi ambienti così precari è stata la scintilla che ha incendiato una polveriera colma, giunta all’esasperazione con la soppressione dei colloqui con i famigliari, uno dei pochi momenti di contatto con l’esterno e di socialità non controllata dei detenuti.

E se alle immagini delle rivolte sui giornali e tv è stato dato molto risalto, per questa strage solo in pochi ambienti se n’è sentito parlare, anzi solo in questi giorni a mesi di distanza, è stato depositato un esposto per far luce sui pestaggi e le violenze perpetrate dalle forze dell’ordine in quei giorni di marzo.

Parallelamente, lo scorso ottobre in trentino abbiamo assistito al corteo di protesta contro la detenzione, all’interno dell’area faunistica del Casteller nei pressi di Trento, degli orsi considerati troppo pericolosi per l’uomo e del danneggiamento fatto ad una delle recinzioni perimetrali. A questo analogo caso di costrizione forzata, che fortunatamente non ha causato vittime, è stato dato molto risalto.

E facendo un parallelo ci troviamo di fronte al paradosso che la cattura di un’orsa ha visto un corteo in trentino e un sabotaggio, azione ribadiamo assolutamente condivisibile, e la strage di Modena non ha visto una mobilitazione così per certi versi incisiva.

Sia ben chiaro, l’intento di questo confronto non vuole in alcun modo togliere supporto e sostegno alla lotta, azione e mobilitazione del Casteller, ma porre un interrogativo riguardo al rischio di avere sensibilità diverse di fronte ad un analogo sistema costrittivo.

Perché se da un lato nel precedente articolo abbiamo visto come gli animali siano assolutamente spendibili (nel loro caso sopprimibili) in nome del rischio sanitario, con questo silenzio o peggio disinteresse non vorremmo che anche quegli uomini lo siano, essendo già privati, oltre che della libertà del diritto alla salute e alla vita e sia ben chiaro non vissuta dietro le sbarre o comunque lo siano come esperimento di un sistema da allargare poi a tutta la popolazione in qualche modo non produttiva.

E se, secondo le autorità, l’istinto animale non si può modificare e quindi il contenimento diviene indispensabile, sarebbe forse meglio non utilizzare per scopi economici o turistici la natura ma questo è un altro discorso, dall’altro il falso mito della riabilitazione, rende la detenzione in carcere il fine unico. Carcerazione fatta in condizioni di disagio e di distacco dagli affetti e precaria da molti punti di vista, non ultimo quello sanitario.

E questa umanità e questi animali sono legati da un triste destino, definito da Mario Trudu, ergastolano scrittore che di fronte alla certezza di concludere i suoi giorni in gabbia chiese di essere giustiziato giudicando questa fine più degna e ottenendo una risposta negativa, pena di morte in vita. Lucida analisi che ben caratterizza l’atteggiamento spietato, sadico e cinico di chi pensa, pianifica e realizza questi sistemi costrittivi.

Sistemi che occorre distruggere con la massima urgenza, qualsiasi essi siano, virus o non virus.

Pernice Nera

Come visoni in gabbia

domenica, Dicembre 6th, 2020

Prosegue con questo secondo articolo l’analisi delle politiche emergenziali in corso e del parallelo tra la gestione degli allevamenti intensivi e le nuove regole a cui siamo soggetti.

A prima vista può apparire un confronto improprio ma se approfondiamo e analizziamo stiamo assistendo ad un perfetto allineamento delle due gestioni, che va dalle profilassi antibiotiche e vaccinali ormai strutturali e pianificate fin dai primi giorni di vita ai criteri di spendibilità e efficienza applicati a tutti gli strati sociali e che ci fanno rendere conto di come con la scusa del virus sia in corso una feroce stretta autoritaria.

La notizia che ci ha dato lo spunto per ampliare la riflessione riguarda l’abbattimento di centinaia di migliaia di visoni in Danimarca perché infetti da un nuovo ceppo del virus potenzialmente pericoloso per l’uomo. Questi animali da pelliccia sono stati abbattuti e sotterrati alla bell’e meglio in grandi fosse comuni. Stessa sorte è toccata anche ai 30000 capi di un allevamento italiano che in fretta e furia e nel silenzio generale, per ordine del ministro della sanità, sono stati eliminati. Premettendo che non crediamo sia solo il momento della morte l’elemento di una vita condotta in modo indegno, l’esistenza in gabbia è un abominio, vogliamo porre il focus sulla spendibilità di quelle vite paragonandole alle nostre.

Fortunatamente i limiti morali delle nostre società impediscono di farci fare la fine dei visoni, ma non la stessa vita in gabbia. L’isolamento sempre più massiccio a cui siamo sottoposti e sempre più pianificato da questa legislazione d’emergenza, dalla didattica a distanza alle limitazioni al movimento, al tele lavoro è dettato da esigenze meramente repressive.

Le sole attività concesse, considerate essenziali per decreto, sono quelle finalizzate alla produzione e al profitto. Non è un caso che i centri commerciali siano aperti totalmente o con pochissime restrizioni e i musei siano ancora chiusi. Musei che tra tutte le attività ricreative e culturali, per la tutela delle opere raccolte, sono già organizzati per contingentare gli ingressi. E non citiamo la scuola, altro luogo dove la socialità, l’interscambio e la critica anche ai metodi e ai contenuti dell’insegnamento creano le basi per la nascita di coscienze e teste pensanti, quindi di un sano dissenso.

Questi dpcm ci negano gli spazi e i momenti di socialità, le occasioni di confronto, quelli che definiscono assembramenti ma che in realtà sono spazi fondamentali del nostro essere animali sociali.

E correndo su questa ruota da criceti, continuamente sfruttati, non possiamo che avere le stesse reazioni istintive degli animali sottoposti alle stesse privazioni. Ai maiali nei primi giorni di vita vengono limati i canini per contenere la reazione più istintiva e naturale di una vita condotta oltre ogni stress immaginabile, il cannibalismo per difendere il loro metro quadrato di libertà e non potendosi neppure sfogare così sono soggetti a autolesionismo o a comportamenti assurdi, ossessivo compulsivi in attesa della morte.

Così ci possiamo scannare tra di noi additando come nemico e untore il vicino, il podista o chi sceglie liberamente e responsabilmente di opporsi a queste ordinanze, incoraggiati e protetti dalla politica che prospera nel vederci divisi e consapevole, vara in continuazione leggi poco chiare fatte ad hoc per questo scopo.

Leggi assolutamente non controllabili che alimentano una cultura del sospetto e una lacerazione sociale che da un lato potrebbero essere il cavallo di troia per l’instaurazione di uno stato di polizia, perché si renderà necessaria quella presenza massiccia per verificare che tutto sia a norma, e dall’altro portano sicuramente divisione nella popolazione che, già straniata dal periodo virulento, si accanisce sugli obbiettivi più deboli, facili o vicini, distogliendo completamente l’attenzione da chi con le proprie omissioni ha portato all’impossibilità di contenere questo virus. Ossia dalla classe politica predatoria che necessita delle nostre divisioni, del nostro autolesionismo o cannibalismo, per prosperare e che, troppo spesso, è lo specchio perfetto di questa società

Se per i visoni in gabbia non c’è stato nulla da fare avere coscienza che quella potrebbe essere la stessa fine, ci aiuterebbe a capire come il loro destino e le logiche che governando le loro esistenze sono le stesse ci che stanno imponendo.

Smontare le gabbie animali è un primo passo per riconoscere le gabbie in cui ci vogliono rinchiusi e una delle soluzioni per tornare a respirare liberi fuori dal metro quadrato di libertà che ci hanno concesso.

Pernice Nera